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sabato, Giugno 12, 2021

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Gli artisti italiani non vendono all’estero forse perchè non vengono pubblicati – La storia dei Dhamm

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di Luigi Calivà

Gli artisti italiani non vendono all’estero? Forse, ma dovrebbero essere pubblicati per saperlo.
Ecco cosa accadde a me.

 

Diversi anni fa, era il 1994, in un’altra era musicale fui invitato da alcuni amici produttori, Marco Lecci e Paolo Carta, in un club di Roma (Il Classico) per assistere ad uno show-case di un nuovo gruppo.

La band composta da quattro giovani suonava un misto di pop-melodic-rock di impronta internazionale e molto “commerciale”. In Italia non c’era nessun gruppo di quel tipo, inoltre aveva un’immagine molto forte, in particolare il front man (Alessio Ventura) oltre a cantare molto bene, era il classico cantante che poteva fare strage di ragazzine, già molto importanti al tempo.

Nessuno dei vari A&R presenti allo show-case si fece avanti, quindi dopo qualche settimana lo feci io, decisi di tentare… presi foto e demo e feci un giro di case discografiche milanesi.

L’unica major che dimostrò un vero interesse fu la EMI. Decidemmo di comune accordo di tentare la carta Sanremo… e così fu, grazie alla capacità di intuito di Pippo Baudo, che come al solito sapeva scegliere bene big e giovani del suo festival.

Nacquero così i Dhamm… discograficamente parlando.

Firmammo con EMI un contratto di licenza. La produzione la pagavamo noi e la EMI si occupava di distribuzione, promozione e marketing, un contratto classico in cui si rischia in due, oggi molto in voga visti i tempi.

Attenzione al contratto discografico in essere, perché influisce molto nella storia che vi sto raccontando.

Il gruppo partecipa a Sanremo giovani (era una manifestazione separata) con il brano “Irene”, e VINCE. La canzone era una ballad che sembrava parlare d’amore, ma in realtà parlava di droga, con un testo firmato dal compianto Piero Calabrese. Il gruppo poi, di diritto, partecipò al Festival del 1995 Sezione Nuove Proposte con “Ho bisogno di te”, un’altra ballad scritta dalla band e con un testo che parlava di un difficile rapporto tra padre e figlio. I Dhamm arrivarono quinti nella categoria gruppi, e terzi per il voto da casa. Quell’anno, in quella sezione, debuttarono artisti come i Neri Per Caso (che poi vinsero), Gianluca Grignani, Daniele Silvestri, Massimo di Cataldo, Gigi Finizio

dhamm

Il giorno dopo il Festival uscì il primo album omonimo “Dhamm”, disco che riesce a vendere 100.000 copie (disco di platino). Insomma un grande successo per quel tempo, pari o quasi a quello di Giorgia che, in quella edizione della Kermesse, debuttava tra i big vincendo anche il Festival.

Io che ero l’anima “business” della compagine produttiva, detenevo con una società editoriale il 50% dei diritti discografici e il 50% delle edizioni musicali, e ottenni, come previsto dal contratto, che il disco fosse inviato alle varie sedi EMI di tutta Europa per una eventuale pubblicazione.

A quei tempi i più importanti artisti Italiani che vendevano all’estero erano Zucchero, Laura Pausini ed Eros Ramazzotti. Eccetto Zucchero, la cui storia è molto particolare grazie al suo management, Ramazzotti e Pausini avevano iniziato una carriera internazionale grazie alla libertà che aveva origine dall’essere vincolati ad etichette indipendenti che avevano loro consentito di fare accordi con chi era interessato a gestire il disco in ogni singolo paese. Alcuni editori indipendenti che fiutavano il successo potenziale trovavano una etichetta per distribuire l’album, prendendo una percentuale sulle vendite e quote editoriali, e la cosa aveva funzionato per tutti e due. Poi dopo alcuni dischi di successo, tutto era stato riportato nell’alveo delle major, in questo caso Warner e BMG Ariola, che si sono trovate la strada spianata, ma non senza sborsare molti soldi per acquisire i vari contratti.

Ma tornando ai Dhamm, da nessuna sede Emi europea arrivò una manifestazione di interesse. A quel punto il contratto di licenza prevedeva che io fossi libero di muovermi nel cercare altrove, o almeno così ero convinto (ma mi sbagliavo)…

Fu così che ricevetti diverse manifestazioni di interesse. La più concreta fu un invito al Midem Cannes (la fiera internazionale della musica, che al tempo era molto importante) da un amico Editore francese che mi disse di volere pubblicare l’album in Francia, essendo sicuro di un grande successo.

Mi recai a Cannes, e trovai lo stand della società tappezzato di immagini dei Dhamm e una campagna pubblicitaria all’interno del Palais di Cannes che descriveva la band come un grande successo in arrivo per la Francia.

dhamm

Iniziò una trattativa per la firma del contratto di licenza estera…  ma purtroppo il contratto prevedeva che la gestione legale fosse di EMI, e così dopo qualche settimana, purtroppo, l’amico francese abbandonò la trattativa a causa di clausole capestro che la Emi voleva imporre, clausole veramente impossibili da accettare, minando anche la mia credibilità ed il nostro rapporto di stima.

Voi vi chiederete: perché rinunciare ad una possibilità simile, e non trovare un accordo?

E’ molto semplice. In quegli anni le multinazionali del disco erano chiamate in Italia a sviluppare soprattutto il repertorio locale, e inoltre a gestire bene e con investimenti i prodotti internazionali che USA e UK decidevano che dovevano essere “lavorati” nel nostro paese.

In Italia non era previsto lo sviluppo di artisti internazionali, ma nessun discografico lo ammetterà mai.

E infine, immaginate che figura avrebbe fatto la Emi Francese e il suo A&R se i Dhamm avessero veramente fatto successo con un’altra casa discografica, dopo averne rifiutato la pubblicazione.

Per questo motivo l’atteggiamento dei legali era tutto proteso verso il far fallire la trattativa, o chiedere delle condizioni capestro non accettabili. Infatti nessun imprenditore fa ingenti investimenti su un artista se non ha la certezza di raccoglierne i frutti almeno per altri due o tre dischi successivi.

Oggi i Dhamm, dopo diverse peripezie, sono ancora in giro a suonare… e anche se sembra strano, la musica è una passione, e chi ce l’ha è giusto che la coltivi.

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