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Becca Stevens e la sua opera musicale meravigliosa, degna di una “Regina” – RECENSIONE

Voto Autore

di Athos Enrile

Il mio “pusher musicale”, quello che mi invia le cose più impensate e di fresca uscita, è riuscito a stupirmi: un’artista – e un album – incredibile che non conoscevo in modo approfondito e, davanti alla mia sorpresa al cospetto dell’album “Regina”, ha provveduto a recapitarmi tutta la discografia di Becca Stevens, americana, chitarrista e oltre, songwriter, immersa nel mondo folk-pop e indie.

Cercando di soddisfare la mia sete di conoscenza ho spulciato tra i video in rete, cadendo immediatamente su “As”, cover di un brano di Stevie Wonder, ultima traccia dell’album: lei da sola in una stanza apparecchiata, un microfono, una voce angelica e uno strumento che sarà oggetto di mio sicuro approfondimento, il charango, a prima vista una sorta di ukulele, ma in realtà con 5 corde doppie (l’ukulele ne ha 4 singole): che maestria nell’utilizzo!

becca stevens

Becca Stevens è giovane (nata nell’84) ma le sue collaborazioni – David Crosby su tutte –  danno la dimensione del suo spessore musicale. Ha una sua band (Becca Stevens Band) che, alla sola lettura della strumentazione, profuma di “world”, e il suo lavoro ha scatenato commenti incredibili, basti pensare che la critica specializzata ha inserito i suoi album “Weightless” (2011) e “Perfect Animal” (2015) tra i migliori negli anni di rilascio.

A questo punto mi auguro che un po’ di curiosità nasca spontanea nel lettore…

Regina” è il quarto album della Stevens. Come accennato, i suoi ultimi due dischi sono unanimemente considerati straordinari, ma questo nuovo lavoro presenta un concetto creativo e un livello qualitativo completamente diverso. In “Regina” Becca utilizza la sua scrittura e le sue inclinazioni personali per miscelare il jazz, l’indie, il folk e il pop, realizzando un “prodotto” profondo e accattivante. Tutto il disco ruota attorno alla parola magica “regina”, e la Stevens si dimostra degna delle diverse “primedonne” che onora e immortala nelle sue canzoni.

Parlando di estetica i fan di Becca potrebbero essere stati sorpresi dal cambiamento di direzione di questo nuovo progetto, una modifica al percorso tutt’altro che negativa, se si pensa che il team di produzione – il più grande e assortito tra quelli utilizzati dalla songwriter americana – riesce a fornire all’album un’ambientazione sonora sontuosa, che avvolge e permea i tredici brani proposti. Cito tra tutti l’incantevole “Queen Mab”:

becca stevens

Ma il brand di Becca rimane in grande evidenza, e il suo stile compositivo resta la parte fondamentale; un esempio? La title track, capace di distinguersi per una linea strumentale lineare, sognante ed evocativa, con un motivo circolare ricco di complessità e attimi di luce intensa:

becca stevens

Uno degli aspetti sorprendenti di “Regina” è rappresentato dagli adattamenti musicali di testi presi in prestito da importanti fonti letterarie e storiche. Le liriche diventano in questo modo contributi alla visione creativa complessiva dell’album, come nella già citata “Queen Mab” – una canzone che utilizza un testo con un personaggio che riporta a Shakespeare -, esaltata dagli arrangiamenti cesellati da vocalizzazioni a mio giudizio inusuali. E come inserire un tormento romantico basato su una lettera d’amore scambiata tra la regina Elisabetta I e Robert Dudley, sguardo all’umanità della figura regale e storica!?

Non tutte le creazioni appaiono perfettamente riuscite e non tutte le liriche prese in prestito funzionano al meglio: prendo come rappresentativa la canzone “Mercury“,  frammentata dalla raccolta di varie immagini che sono citazioni e pensieri di Freddie Mercury, difficili da riassumere con coerenza, ma anche la parte musicale appare lontana dallo stile di Becca, anche se lo slancio rock, divertente e inaspettato, al terzo ascolto appare parte integrante del mosaico.

becca stevens

Ma il valore aggiunto è rappresentato dalle collaborazioni con altri musicisti. Oltre a Troy Miller e alla solita band di Becca, “Regina” vede i contributi dell’Attacca String Quartet, Laura Mvula, Jacob Collier, Michael League e la leggenda David Crosby. La collaborazione della Stevens con Collier arriva da lontano, e in questo caso produce qualcosa di veramente speciale nella traccia “Both Still Here“, e nella sola cover del disco, la già citata “As” di Wonder.  Il contributo di Crosby alla canzone “The Muse” è un altro momento vincente di “Regina”: il pezzo era stato scritto da Stevens e Crosby e incluso nell’album di quest’ultimo, “Lighthouse” (2016), sotto il nome di “By the Light of Common Day”. La nuova versione è altrettanto bella, ma il duetto vocale tra lei e David disegna una certa sensazione di serenità e appagamento, il tutto favorito dal lavoro del quartetto di archi “Attacca”: uno dei momenti più potenti dell’album.

Regina” è un album che ha avuto un lungo tempo di elaborazione, e i fan sono stati coinvolti in un lungo viaggio attraverso la sua creazione grazie all’invitante ed inclusiva campagna Pledgemusic, e credo che il risultato abbia superato ogni aspettativa, fornendo ai followers un’esperienza artistica veramente unica.

Si può solo sperare che questo disco conduca la Stevens verso l’attenzione che merita, e che “Regina” sia riconosciuto come opera musicale meravigliosa, personale e senza delimitazioni ideologico musicali di alcun genere.

L’album REGINA lo potete trovare
iTunes: http://radi.al/ReginaApple
Physical: http://radi.al/ReginaCD
Amazon: http://radi.al/ReginaAmazon

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