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Viaggio nelle canzoni: E penso a te – Lucio Battisti

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di Alberto Salerno

E penso a te è stato composto nel 1970 da Lucio Battisti e Mogol. Inizialmente pubblicato nell’interpretazione di Bruno Lauzi, venne poi ripreso da numerosi altri interpreti.

Il testo racconta del pensiero nostalgico verso una donna non presente, giocando sulla contrapposizione tra un appuntamento con un’altra donna finito senza esito e il pensiero di quel che lei (l’altra del “pensiero nostalgico”) potrebbe star facendo in quel momento.

La musica e il testo cantato sottolineano la tristezza del protagonista in presenza della donna con cui cerca di dimenticare il passato (il piano iniziale) e l’esplosione del sentimento di nostalgia in assenza dell’amata (in crescendo). L’effetto emotivo è amplificato dalla ripetizione della frase e penso a te e dal coro finale, che si chiude con un diminuendo in cui tutti gli strumenti si ammutoliscono in dissolvenza, lasciando solo la voce.

Il testo della canzone nacque in 19 minuti, durante un viaggio in automobile sull’autostra Milano-Como, in cui Mogol compose il testo pressoché improvvisando, mentre Lucio Battisti, accanto al guidatore (Mogol era dietro), canticchiava la linea melodica (info tratte da Wikipedia).

Personalmente ritengo che questa canzone sia uno dei gioielli lasciati in eredità da Lucio Battisti, e non ho dubbi che, come molte altre canzoni italiane, se fosse stata scritta negli Stati Uniti o in Gran Bretagna, sarebbe diventata un successo mondiale.

Ma, ovviamente, oggi ci tuffiamo nel testo di Mogol, che è un esempio mirabile di sintesi poetica.

lucio battisti

 

Io lavoro e penso a te
Torno a casa e penso a te
Le telefono e intanto penso a te

Il “fil rouge” a cui ricorre Mogol, fin dalla partenza, è quello di giocare sulle azioni del protagonista che non riesce a non pensare alla sua ex. Ecco, dunque, attività molto quotidiane come il lavoro, la casa e il telefono, in cui si intreccia un’altra lei.

Come stai e penso a te
Dove andiamo e penso a te
Le sorrido abbasso gli occhi e penso a te

Molto affascinante la seconda strofa in cui la compromissione di una nuova relazione, di evidente poco interesse, gioca di nuovo sul titolo, che si trasforma in un tormentone.

Non so con chi adesso sei
Non so che cosa fai
Ma so di certo a cosa stai pensando

E’ troppo grande la città
Per due che come noi
Non sperano però si stan cercando… cercando…

Il ritornello è davvero una botta, specialmente nella frase “è troppo grande la città per due che come noi non sperano però si stan cercando“. Non è solo armoniosa foneticamente, è proprio potente l’immagine.

Scusa è tardi e penso a te
Ti accompagno e penso a te
Non son stato divertente e penso a te

Sono al buio e penso a te
Chiudo gli occhi e penso a te
Io non dormo e penso a te…

Finale tipico del migliore Mogol, che insiste brutalmente sull’altra – quella con cui il protagonista esce senza esserne affatto innamorato – con il “e penso a te” che non dà più adito ad alcun dubbio, sempre ammesso che ce ne fossero prima, durante il percorso poetico e strutturale del testo.

lucio battisti

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