Critiche e polemiche sterili, vecchie e consunte invadono i social, soprattutto quando il tema del dibattito è la musica in tv. Spero che questo sia il mio ultimo articolo a proposito dei talent show, ma dato che il tema appassiona eccomi qui, di nuovo, a gettare un sasso in profondità e non una pagliuzza galleggiante che finisce dove la corrente la porta.
Giorni fa è stata pubblicata su Repubblica un’intervista a Manuel Agnelli (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo). Niente di eclatante. Manuel ha ribadito i concetti che esprime da sempre. Nonostante questo, sui social si è scatenata la solita polemica tra i nostalgici del ghetto indie e i fanatici del pop. Rivendico il diritto di non stare in nessuna delle due parti. C’è il bianco, c’è il nero, ma c’è anche il grigio. Una sacrosanta terza via e sfumatura, senza l’obbligo messianico di schierarsi per forza di qua o di là. Quello che trovo assai risibile, a mio modestissimo parere, è la tracotanza di molti nel pensare che fare l’artista musicale non sia un mestiere ma una religione con dogmi e obblighi da seguire scrupolosamente.
A Manuel costoro rinfacciano che la sua musica non ha nulla a che vedere con quelle trasmesse nei talent. Bene, e allora? Dove sta il peccato nel scegliere una canzone di Tenco o di Gino Paoli da affidare a uno dei suoi talenti? Deve solo affidargli le canzoni dei Radiohead o di Nick Cave? Dove sta il tradimento? E se a Manuel, passati i cinquant’anni, il ghetto indie cominciasse a stargli sulle palle? Fosse così ne avrebbe pieno diritto.

Oggi un artista, per campare dignitosamente, deve sporcarsi le mani, o perlomeno cercare di ripulire i lavabi altrui. X Factor è un lavabo, in cui scorre la musica dal suo rubinetto: acqua bollente, calda, fredda o tiepida. Si può scegliere la temperatura preferita. Morgan in passato ha vinto facendo cantare le canzoni di Bowie o di David Sylvian. Altri hanno vinto con repertorio pop e melodico all’italiana.
Ora il concetto è semplice.
Qualcuno criticherebbe Mara Maionchi se scegliesse una canzone di Piero Ciampi? E se Elio scegliesse una canzone di Rita Pavone sarebbe uno scandalo? No di certo. Lo scandalo ridicolo arriva puntualmente se un artista come Manuel, che per anni ha fatto rock e gavetta, consumando corde, dita e fegato nella riserva indiana, poi decide di superare la frontiera in cerca di orizzonti un po’ più ampi, dove magari può facilmente trovare prateria meno assolate e ostili, ma più sorgenti d’acqua fresca e ombra sotto gli alberi. Qualcuno si è permesso di fargli i conti in tasca, neanche fosse un funzionario dell’ Agenzia delle entrate. Secondo costoro, uno dovrebbe partecipare a un talent show prendendo un rimborso spese, una pacca sulle spalle, i ringraziamenti degli sponsor, solo per il fatto di andare in onda? Ma perché? Sinceramente io preferirei che Manuel guadagnasse più di Albano. Detto questo, perché non fare una sana distinzione?
Manuel non è l’ideatore del format. E’ solo uno dei tutor che cerca di fare un buon lavoro e di trasmettere ai suoi ragazzi e al pubblico, una musica di qualità, ovviamente sempre nell’ambito della canzone. Non credo che sulla sua scrivania, anziché la bottiglietta dell’acqua debba tenere una foto di Cobain con la candela accesa per essere credibile.

Consiglio quindi ai talebani indie di spegnere la tv e di andare su YouTube a guardarsi tutti i gruppi e artisti eccelsi e looser del mondo. Quanto invece ai fanatici del pop, che scimmiottano gli sculettamenti anglo-americani e adorano le mutande in vista, o gli orridi tatuaggi alla Nainggolan e che detestano i capelloni rock, dico semplicemente che la musica nel mondo è un tantinello più varia del pop e dell’hip-hop, e che esistono anche canzoni strutturate con intro-strofa-ritornello e magari anche qualche assolo strumentale.
Non è musica vintage o vecchia. E’ musica e basta.
O secondo costoro Mick Jagger e Bob Dylan dovrebbero ritirarsi in un ospizio?
A costoro consiglio di seguire il consiglio di J Ax:
“Vorrei ma non posto”.
Peccato che invece postino sempre un sacco di cazzate. A questi due seguaci del bianco e del nero consiglio, quindi, un arcobaleno di colori dove possano trovare infinite sfumature cromatiche per colorare le loro suggestioni musicali. Fa bene e non costa nulla.
Over the Rainbow ragazzi.
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