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Tre cose curiose che mi sono successe con Vasco Rossi…

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di Marco Stanzani

Nel 1978, ma forse era già il ’79, facevo lo speaker in una radio di Bologna che aveva sede in un ex pollaio. Parlavo al microfono con una “S” che da sola bastava a fare provincia. Reggevo i pannetti con pollice e indice e dopo ogni annuncio nel più maccheronico inglese immaginabile, lasciavo partire il vinile con i dischi rock che in quel periodo mi infiammavano.

La radio era di proprietà di una coppia di ragazzi che avevano Radio Peter Flowers di Milano nel cuore. Noi ce la mettevamo tutta, ma ad essere sinceri facevamo veramente cagare. Un giorno i proprietari mi chiamarono per dirmi che un certo signor Borgatti avrebbe accompagnato un cantautore in radio. Mi dissero che lo stesso cantautore avrebbe portato il 45 giri da programmare durante l’intervista.

vasco rossi

Io cominciai a snocciolare tutte le mie tesi sul nuovo rock d’oltremanica quando, ad un tratto, si accese il led rosso nella sala di trasmissione. Voleva dire che qualcuno aveva suonato alla porta.

Misi perciò un disco bello lungo, probabilmente “Stairway to heaven” dei Led Zeppelin, per avere tutto il tempo di concordare le domande. L’artista non era per niente conosciuto, i proprietari mi avevano detto di andare a braccio ed io, che avevo solo 15 anni, manco sapevo cosa volesse dire e me la facevo sotto. Inaspettatamente alla porta si presentò solo un tizio in camperos che mi disse di chiamarsi Vasco. Gli strinsi la mano e mi raccomandai con lui di non muoversi dalla sedia mentre eravamo in onda, perché il pavimento in legno non era stabile e un movimento brusco avrebbe fatto traballare la puntina. Ma lui era più teso di me, e quando partirono le prime note di Jenny è pazza, si alzò per accendersi una paglia, ed il disco ovviamente cominciò a saltare…

In quel periodo, tra noi adolescenti, c’era chi preferiva la musica punk, fenomeno di rottura in forte ascesa, ma c’era anche chi impazziva per la disco music, complice il successo inarrestabile del film “Saturday Night Fever”. Altri invece sceglievano soluzioni più impegnate, lasciandosi coinvolgere dalle magie cantautorali che in quel periodo ritrovarono nuova linfa grazie ai dischi di Dalla, De Gregori, Venditti, e molti altri.

vaso rossi

Ben presto a Bologna cominciammo a simpatizzare per Vasco Rossi, un giovane della provincia di Modena che scriveva canzoni a metà strada tra fegato e cuore. Ai suoi live torrenziali accorreva un pubblico variegato, una commistione di punk e benpensanti, ma alla fine di ogni show si ritornava a casa tutti sudati marci, consapevoli di avere passato due ore ascoltando uno che parlava come noi.

Sempre nel ’79 assistetti ad suo un live alla discoteca Sporting di Bologna, un postaccio per lo più frequentato da militari in libera uscita. Quella sera però al concerto eravamo solo in 28. Come di consueto lo show cominciò con due brani cantati dalla Steve Rogers Band: “Neve Nera” e “Cocaine”. Subito dopo Maurizio Solieri avviò l’intro di “Colpa d’Alfredo” e da dietro il sipario Vasco iniziò a recitare la canzone … “Ho perso un’altra occasione buona stasera” e al “E prima o poi lo uccido”, con la schitarrata di Massimo Riva si aprì il sipario, Vasco fece il suo ingresso trionfale sul palco, ma in un attimo si accorse quanto pochi fossimo noi presenti e quindi non perse tempo e istintivamente bloccò l’inizio del concerto.

vasco rossi
Crediti Foto Modena Today

Disse: “Soccia siamo solo 28” … poi con un colpo di genio, forse per premiare noi fedelissimi, pretese che le strumentazioni fossero spostate giù dal palco, ordinò che noi del pubblico salissimo al posto dei musicisti e Vasco cantò per tutto il concerto al posto del pubblico.

Mi è capitato di ritornare in quello che in quegli anni era lo Sporting. Ora è diventato un parcheggio coperto dove stazionano le auto di Vasco, che si è comprato tutto lo stabile e ne ha fatto la sua residenza ufficiale.

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