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Alberto Salerno parla di suo padre, il maestro Nisa – Intervista integrale dal libro Skanzonata

Alberto Salerno intervistato da Roberto Manfredi per il libro "Skanzonata". Salerno, grande autore, parla di suo padre, altro grandissimo autore, Nisa (Nicola Salerno)

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di Roberto Manfredi

La prima stesura del mio libro “Skanzonata” era quasi di seicento pagine. Poi l’editor mi disse che le pagine dovevano essere non più di trecento perché gli italiani non gradiscono i libri voluminosi. Praticamente avrei pronto un secondo volume, ma non credo che ciò avverrà. Questa è l’intervista integrale che feci ad Alberto Salerno sul capitolo dedicato a suo padre: Nisa e Renato Carosone.

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Renato Carosone – Nisa

Alberto Salerno è figlio di Nisa, anch’esso noto autore di canzoni (suo il testo di “Io Vagabondo”). Non ha ereditato nulla dello spirito umoristico del padre, ha scritto solo una canzone vagamente comica: “Congresso di filosofia” che peraltro disconosce con molta sincerità, ma da suo padre ha appreso molto nell’arte dello scrivere canzoni.

Mio padre scriveva al cinema. Spesso prima di uscire di casa, diceva: – Esco, vado al cinema a lavorare. Credo che l’ispirazione di Tu vuò fa l’americano gli sia venuta dal personaggio interpretato da Alberto Sordi nel film Un americano a Roma, che uscì nel 1954, due anni prima della canzone. Quasi tutte le canzoni che mio padre scrisse per Carosone o per altri, avevano come riferimento un personaggio… vedi O’Sarracino o Guaglione. Il cinema e i suoi personaggi rappresentavano per lui un riferimento molto stimolante. E poi c’era l’ America, il boogie, una nuova cultura nascente, il mito dei prodotti americani… mio fratello per esempio se ne andava sempre a Livorno al mercato americano a comprare i giacconi militari, gli accendini zip… insomma una cultura che partiva dalla società e dalle sue trasformazioni… era il contrario di adesso. Oggi scriviamo canzoni per una società che va verso il nulla… molto arida dal punto di vista culturale.
Negli anni cinquanta si respirava il senso di libertà del dopoguerra, la crescita economica, la voglia di partecipazione e di ricostruzione e quindi gli stimoli creativi nascevano ovunque. In questo senso Tu vuo’ fa’ l’americano era una canzone perfettamente attuale, e credo lo sia ancora oggi“.

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VIDEO – Tu Vuò Fa’ L’Americano

Certamente dato che è la canzone napoletana più nota al mondo. Chissà, forse ha ispirato persino Sergio Marchionne che ha speso nove milioni di dollari per lo spot della Chrysler alla finale del Superball americano nel febbraio 2011. A proposito di dollari… Non per farti i conti in tasca… ma in quanto erede, puoi dirmi quanto rende all’anno in diritti d’autore?

Non so dirtelo con esattezza perché ci sono vari settori di utilizzo, i borderò, le pubbliche esecuzioni, le varie incisioni discografiche, i diritti di sincronizzazione cinematografica, e soprattutto i diritti relativi a spot pubblicitari e a eventi internazionali. Per esempio in Messico per i Giochi Sportivi ci hanno chiesto Tu vuo’ fa l’americano come sigla iniziale. Abbiamo avuto richieste anche dalla Colombia e da altri paesi. Per quanto riguarda gli spot pubblicitari credo che la canzone abbia battuto qualche record… Devo dire che Renzo Arbore ha dato una spinta e un contributo fortissimo alla promozione della canzone. Per anni è stata un po’ congelata, poi grazie alle sue tournèe internazionali con l’Orchestra Italiana, la canzone ha avuto un nuovo boom“.

La canzone umoristica ha battezzato la discografia italiana. Il primo 78 giri stampato e distribuito è “A’ risa” una macchietta napoletana… poi ci sono state infinite canzoni di successo, almeno fino alla prima metà degli anni sessanta. Insomma un mercato fiorente parallelo a quello della classica e tradizionale canzone d’amore. Poi il fenomeno è calato in modo incomprensibile… è come se a un certo punto qualche entità superiore avesse deciso che non c’era più niente da ridere. Quali sono state le cause di questo tsunami che ha spazzato via le canzoni comiche, umoristiche o satiriche?

Secondo me lo tsunami è stato il ’68 che ha cancellato artisti e autori di quel genere. Sono state spazzate via anche le cosiddette canzoni da spiaggia, le canzoncine allegre estive come Sei diventata nera o I Watussi. Il ’68 ha scatenato il cantautorato politico che ha ghettizzato la canzone umoristica nel cabaret. Oggi poi… di cosa vuoi ridere? Si… abbiamo un personaggio di riferimento su cui potremmo scrivere 250 canzoni…“.

Se ti riferisci a Berlusconi, bhè ne ha persino scritta una lui su se stesso…”Meno male che Silvio c’è“.

Ecco appunto… ma intanto ci vuole una certa cultura per scrivere canzoni comiche o satiriche… è più difficile scriverle rispetto alle classiche canzoni d’amore. Poi penso che sia la società stessa a darci gli input creativi, e questa che ci troviamo, sinceramente ne offre pochissimi. Forse non abbiamo personaggi o punti di riferimento stabili… non so, le ragioni possono essere davvero tante. Certo è strano che di comici ce ne siano tantissimi a differenza delle canzoni, che esprimono tutt’altro che allegria e umorismo. Non si va oltre la parodia, insomma. Negli anni cinquanta e sessanta c’era anche molta più libertà d’espressione. E’ pazzesco pensarlo, ma è così. Nonostante ci fosse la censura, le commissioni di ascolto alla Rai, gli esami alla Siae dove furono bocciati persino Gino Paoli e Dario Fo… però contemporaneamente esisteva un tale fermento culturale che si poteva spaziare ovunque. Circolavano canzoni persino scabrose per quei tempi come Coccinella dedicata a un transessuale o ‘Guaglione di mio padre, che è una canzone osè, praticamente, nel senso che narra l’innamoramento di un ragazzino nei confronti di una signora. Una novità assoluta per quei tempi. Anche in questo caso lo spunto proveniva dal cinema. Il guaglione era ispirato allo scugnizzo di Ladri di Biciclette“.

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VIDEO – Guaglione

Come ha cominciato tuo padre a scrivere canzoni?

Mio padre faceva il pittore a Napoli, ma voleva trasferirsi a Milano perché aveva già intuito che era l’unica città che poteva offrire occasioni e possibilità migliori. Mio nonno gli disse che sbagliava, ma lui ci arrivò lo stesso e… con le pezze al culo. Cominciò a frequentare l’ambiente artistico, dapprima mangiando in una latteria del centro, dove gli artisti ci andavano per risparmiare. Lì conobbe Campanini, attori, gente di spettacolo e anche Sugar, un pioniere della discografia italiana che gestiva una specie di botteghino in Corso Buenos Aires, in cui vendeva santini, madonnine e anche spartiti musicali che allora si chiamavano Mandolini. Erano composti da due fogli, lo spartito della canzone e una illustrazione in tema. In uno di questi c’era anche un annuncio: Cercasi pittore. Fu così che mio padre cominciò a disegnare illustrazioni per canzoni. Un giorno Sugar gli propose di scrivere anche una canzone. Fu così che mio padre diventò un autore di canzoni. Aveva delle doti e contemporaneamente dei difetti molto particolari. Innanzitutto era un catalizzatore, un comunicatore nato… ma era anche molto pigro. Renato Carosone cercava spesso di spronarlo, di aggiornare i testi, ma per mio padre le canzoni dovevano rimanere tali e quali alla prima stesura scritta. Poi alla fine, dietro le insistenze di Renato, alla fine cedeva e si metteva lì a modificare, aggiungere, correggere… sempre con il suo blocchettino in mano“.

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NiSa (Nicola Salerno)

Il sodalizio tra l’autore e l’interprete è fondamentale. E’ stato così per Nisa e Carosone, Chiosso e Buscaglione, Mogol e Battisti… coppie d’assi, fucine di produzione canzonettistica di altissimo livello. Oggi queste coppie non esistono più… perché?

Il primo motivo è l’avidità dei 24esimi, cioè le percentuali relative ai diritti d’autore SIAE. Oggi, a differenza di qualche decennio fa, c’è un mondo che si spartisce tutto in modo abbastanza confuso… chi fa il mix fa anche i testi, chi fa l’arrangiatore vuole anche produrre il disco, chi fa il produttore vuole anche decidere i suoni; non c’è più la squadra di una volta dove si creavano figure professionali, competenze, fiducie e anche amicizie precise e durature. Oggi gli autori sono quasi scomparsi, tutti vogliono fare i cantautori oppure tutti vogliono fare tutto. Quando lavoravo alla Numero Uno, l’etichetta dove incideva Lucio Battisti, venivo convocato dall’editore uno o due mesi prima dell’avvento di una rassegna musicale importante come la Gondola D’Oro di Venezia o Il disco per l’Estate, tutte manifestazioni dove bisognava andarci anche con pezzi inediti. Io ci passavo interi pomeriggi a scrivere in quegli uffici… gli artisti arrivavano e si mettevano a provare con noi. Le case discografiche allora erano luoghi aperti a tutti. Era facile entrarci e restarci. Oggi per salire ai piani alti devi presentare un documento, attaccarti un pass, firmare un foglio, sei scannerizzato, filmato, schedato… Allora invece c’era gente come Bennato che cantava le sue canzoni seduto per terra nei corridoi o Battisti che arrivava per farci sentire pezzi appena scritti che non aveva nemmeno depositato… si metteva lì con la chitarra e attaccava ‘…In un mondo che…’ e noi lì estasiati ad ascoltarlo… te lo immagini oggi un Eros Ramazzotti che fa sentire a dei colleghi una sua canzone in anteprima in un ufficio?

Da questa importante testimonianza di Alberto Salerno si capisce chiaramente come la canzone umoristica oggi, sia un po’ fuori moda. E’ cambiato tutto, società, modelli di riferimento, ambienti produttivi, crisi discografica, e forse anche l’umore della gente, degli autori, degli artisti. Sono scomparsi i Nisa e i Carosone di una volta, ma la voglia di ridere sopravvive. Le canzoni però non si scrivono più nelle factory, ma nei camerini e nelle redazioni televisive. Non a caso la canzone umoristica di ieri è stata sostituita dalla canzone satirica di oggi, che vede nei migliori interpreti, autori comici come Maurizio Crozza, Corrado Guzzanti o Checco Zalone. A fare la differenza ci sono pochi eroi, come i mitici Elio E Le Storie Tese a cui auguro una durata superiore a quella dei Pooh.

Roberto Manfredi

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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