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Katy Perry, YouTuber in Witness World Wide: la performance dell’autenticità come strategia di promozione vincente. E la musica?

Quando per promozionare un progetto discografico la parte "comunicazione" è più importante di quella artistica. Katy Perry esce con l'album Witness e lo promuove con un "reality", su YouTube, di quattro giorni, che riprende l'artista 24 ore su 24 in una casa realizzata in un set teatrale a Los Angeles.

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katy perry
Crediti Foto Nelson Barnard per Getty Images
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di Elena Nesti

Come promuovi il tuo album e il conseguente tour mondiale, se ti chiami Katy Perry?

Con quattro giorni di diretta streaming su YouTube (come abbiamo già parlato in un precedente articolo), che chiami il “Witness World Wide“, a cominciare da due giorni dopo l’uscita del nuovo opus Witness, il 9 giugno.

Perché prima di essere una pop-star, sei – o chi per te – un genio della comunicazione, difatti sali al primo posto della classifica americana e diciamolo, anche se il tuo produttore è Max Martin, di dischi ne abbiamo sentiti di migliori.

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Katy Perry e Max Martin

Quattro giorni in cui ti possiamo addirittura veder dormire … – che fortuna… – per un totale di 49 milioni di visualizzazioni. E neanche una settimana dopo sbarellare le quote di Twitter e raggiungere, un po’ anche grazie all’operazione, la quota mai attesa di 100 milioni di followers.

Streaming, ok, ma reality un par di ciufoli: Katy non esce mai dal suo ruolo, legge i cartoncini che le vengono tesi per presentare i vari incursori sotto le più di 40 telecamere del teatro allestito come casa a Los Angeles. Cosa che detta già il tono fittivo della messa in scena – e fortuna Katy non fa finta che sia quello che farebbe nel quotidiano, senza le telecamere, o finta di ignorare le telecamere. Ma è ovvio che alcuni avranno creduto di vedere solo ed esclusivamente la “vera” Kathryn Hudson.

Perché se vieni svegliata da un coro gospel nella tua camera da letto la mattina, o da un gruppo a cappella mentre sei in sala trucco – che cantano proprio le canzoni del tuo ultimo album – beh, non credo che sia proprio il tuo quotidiano, anche se sei una pop-star.

katy perry

Sedute di psicanalisi in lacrime – ok, questo già ci sembra più veritiero, ma l’impressione è che la presenza della telecamera abbia alquanto indirizzato il contenuto – cena tra solo donne con Dita Von Teese e SIA, tutorial di trucco, ricetta in video, scene col cagnolino adorabile…

C’è anche il momento del disgustoso-esotico-bizzarro con James Corden, che per una volta non è seduto in auto a fare karaoke, ma che ingurgita qualsiasi cosa in una specie di “Obbligo o verità” in chiave “Unti e bisunti”.
Insomma, ci sono proprio tutti i tipi di contenuti più populisticamente social e cliccati,  per un risultato che è un tantinino autocelebrativo, si veda il momento in cui analizza i suoi videoclip davanti a una platea di youtubers/influencers seduti sul divano, cerchiando sul touchscreen i dettagli dei quali si fermerà a parlare. Siamo certi che i malcapitati influencers potendo avrebbero twittato di soppiatto un #anchemeno a commento della situazione.

katy perry

Se possiamo anche perdonare a Katy l’ego un attimo straripato, infastidisce non poco il suo continuo interrompere le persone che si trovano al suo cospetto – se hai qualcosa da dire al pubblico, meglio dirglielo puntandosi direttamente una telecamera in faccia senza usare terzi per una conferenza stampa lunga quattro giorni…

Nonostante tutto, in quanto operazione promozionale, il Witness World Wide sembra funzionare. Ora, la domanda si pone naturalmente: per promuovere un disco e farlo arrivare al n°.1 oggi, è proprio necessario mettersi sotto osservazione? No. Però esistono anche questi casi-limite, in cui la parte “comunicazione” fa il progetto. L’ago della bilancia pende tra cantante e comunicatore/personaggio pubblico, e  volenti o nolenti questo vale per tutti.

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Un album incentrato sul tema della visione, del voyeurismo, del porre l’ascoltatore più in quanto “testimone oculare” – Witness, appunto – che non fedele alle proprie orecchie. Tematica che in modo del tutto coerente va di pari passo con un’operazione di controllo e monitoraggio di sé che è anche una promozione di sé come marchio: una contraddizione in termini invece questa, poiché quello che è oggetto e mezzo di promozione è allo stesso tempo “l’autentico”  e la presentazione di sé rivolta a un target, ovvero pensata in base alle immaginate aspettative del proprio pubblico. Qualcosa insomma che è al tempo stesso autentico e sapientemente costruito…!

Come definirei dunque il Witness World Wide? Una “perfomance dell’autenticità”, in cui solo il fatto di mettersi sotto le telecamere e di discutere pubblicamente di informazioni personali significa porsi come “vera” e “autentica” anche se poi il contenuto dell’esposizione non lo sembra così tanto.

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Crediti Foto Amanda Edwards per Getty Images

Se l’autenticità è performata, non significa che Katy poi non sia sincera quando c’è da fare affermazioni oneste e non ipocrite –  la sincerità è tutt’altra cosa rispetto all’autenticità.

Katy Perry ha concluso lo streaming con un concerto sempre a Los Angeles, in esclusiva per i fans, i quali hanno potuto visitare il teatro che ha ospitato Katy per questi quattro giorni di “esposizione”, farsi selfie stesi sui divani (e postare – si veda alla voce “il profilo di Katy diventò quello con il maggior numero di followers  proprio nei giorni in cui continuavano le visite al teatro”) prima di far suonare la cassa del merchandising, che secondo Billboard andava di ritmo sostenuto e costante. Beh può darsi che per qualcuno la vera musica sia quella.

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Elena Nesti
Classe ’88, la Nesti è nata in uno scontro tra civiltà, quella pisana e quella livornese. Scappata di casa in direzione della capitale, qui a vent’anni tondi tondi è riuscita a far produrre il suo primo spettacolo musicale, « Seta & Cera ». Una tesi sulla metanarrazione e il canto melismatico nell’opera-rock Rent l’ha portata alla laurea in DAMS - e siamo d’accordo che per il suo bene non dovremmo farne menzione in una biografia - ma ha rimediato andando in esilio preventivo a Parigi per sette anni. Dopo aver sovversivamente portato l’hip hop e tutta la crew alla laurea in etnomusicologia e antropologia della danza, l’Università Franco-Italiana sovvenziona il suo studio per il dottorato di ricerca in antropologia della musica sulla ricezione delle canzoni come forme essenziali dell’interprete e come catalizzatori di diversi strati di vissuto. La Nesti è dunque tornata in missione sul campo di battaglia italiano carica a pallettoni, ma il suo amore di antropologa della musica per il suo oggetto di ricerca, l’essere umano musicale, si è esaurito in due giri di stazioni fm. Scriviamone.

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