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Little Pier “Lasciateci la Fantasia”, un disco per bambini? Tutt’altro! – INTERVISTA

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Little Pier (Pier Cortese) ©pratosfera.com
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di Stefano De Maco

Little Pier (Pier Cortese) è un autore che ha scelto un pubblico molto difficile. Non quello dei Critici addetti ai lavori. Bensì il pubblico dei bambini, ancora più impegnativo perchè con loro “non puoi imbrogliare”. Un pubblico schietto, diretto, al quale bisogna rivolgersi con altrettanta onestà.

L’artista presenta l’ultimo lavoro, “Lasciateci la fantasia“. I temi trattati dal disco/concerto illustrato sono, la natura e gli animali, il rispetto per l’ambiente e le persone, i sentimenti, la musica, la fantasia e la creatività, l’aldiquà e l’aldilà, la storia e l’ironia.

Il tour promozionale si svolge in Scuole e librerie, location anomale ma molto efficaci. Nella tappa di Milano abbiamo avuto modo di conoscerlo e sentirlo, e fargli qualche domanda…

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La fantasia aiuta di più i grandi o i piccoli?

Sicuramente i grandi, perchè i bambini sono più liberi, meno ingabbiati di noi nelle scatole della ragione che inevitabilmente collezioniamo, per gli impegni, le preoccupazioni, depressioni. Per i bambini la fantasia è qualcosa di naturale, spontaneo. Per noi spesso, invece, un elemento da recuperare. E’ una libertà importante perchè ti permette di spostare l’attenzione su “Ora e Qui“, una dimensione temporale che spesso sfugge. Loro invece ci stanno dentro sempre. Noi grandi ci dimentichiamo di essere stati bambini, purtroppo.

Perché succede secondo te?

Credo perché la vita ti prende al colo e cancella tutta quella meravigliosa parte del nostro vivere. Inevitabilmente si prende tutto lo spazio, avidamente. Ti fa perdere la dimensione del momento, dei sensi che ti coinvolgono, dove la sorpresa è l’elemento fondamentale.

Forse perché veniamo educati a tutto tranne che a coltivare la nostra unicità?

Verissimo, veniamo educati ad una sorta di Burocrazia dei Sentimenti, qualcosa di grammaticale e formale.

Come si interagisce coi bambini?

Secondo me bisogna essere molto sinceri. Lo vedo anche con mia figlia. Quando cominci a raccontare cose che sai che sono giuste ma alle quali tu non credi, non li prendi. Il primo linguaggio è quello della verità degli occhi, dell’energia. Che poi dovrebbe essere quello fondamentale che ci rappresenta come una carta di identità nel mondo, no? Con i bambini questa cosa vale molto di più. Infatti, se durante lo spettacolo ti distrai anche per 15 secondi, li hai persi. Oppure, se dico una cosa a mia figlia senza convinzione, senza credibilità, non la tieni, non ci crede nemmeno un po’.

Il famoso Fanciullino che sta in noi, dobbiamo solo risvegliarlo, o in certi casi purtroppo possiamo solo rimpiangerlo?

Bella domanda, però non credo di poter dare una soluzione. Credo solo che, forse, lo si possa riconquistare attraverso la Saggezza. La Saggezza è l’ultima dimensione che ci può permettere di ritornare non sicuramente a quel tipo di innocenza, ma attraverso un giro strano arrivare al punto in cui tutte le dimensioni trovano un allineamento. Come si trattasse di un riassunto, in cui tutto trova il proprio posto organicamente.

Per questo chi non riesce a fare questo giro, si rinchiude in una nostalgica Sindrome di Peter Pan?

Sì, che poi in fondo è quella che abbiamo noi artisti. Siamo borderline, al confine del grottesco. Agli occhi del mondo spesso non è giustificata. Però è l’unica via di salvezza per salvarsi dal vortice orribile della routine delle cose.

Nei tuoi testi affermi:” il mondo è come ce lo abbiamo in testa, non come ce lo raccontate voi grandi”. Echi di Utopie ideologiche o naturale espressione della Fantasia?

Il senso è proteggere la dimensione della libertà di cui parlavo prima. L’innocenza del pensiero emotivo che poi viene contaminato. Un appello a far sì che questa contaminazione, che assomiglia più ad un inquinamento spesso, avvenga più tardi possibile. Lasciateci il tempo di sporcarci con la m**** quando è il momento. Significa dargli la possibilità di esprimere quella dimensione liberamente, senza bloccarla

Di fronte alle notizie drammatiche che i bambini sentono dal mondo reale attraverso i media, non pensi che possano accusarti di raccontare favole irreali, delle banali frottole?

No, perchè in tutte le canzoni c’è la dimensione del Rispetto, per il sassolino, la pianta. E’ una palestra fondamentale e incredibile. Attraverso la metafora degli animali cerco di trasmettere un messaggio. Tutti possiamo essere uniti con le nostre differenze. Rispettando tutti. Se cresci con questo messaggio poi, inevitabilmente, potrai trasporlo alle persone. La vita va giocata e non semplicemente vissuta, integrandosi e rispettandosi.

Siamo tutti figli di uno stesso cielo, come affermi in un altro brano?

I bambini sono sempre affascinati da questi grandi messaggi in cui finiscono dentro. Che poi questi messaggi non sono semplicemente diretti ai bambini. Se tu porti un bambino allo zoo o al circo dicendogli che quella cosa è figa, lui avrà un canale dove infilare il pensiero che non è quello che ti porta al nostro discorso. Se io invece gli dico che quella dimensione non è quella naturale per gli animali, in cui vengono schiavizzati e trattati male, il risultato è diverso, molto più efficace. E non per seguire mode o tendenze, ma sempre nell’ottica del rispetto, che credo sia l’anticamera di tutto. Anche di finire nello stesso ritornello, perchè se tu rispetti quella cosa, ci finisci volentieri dentro. Le Differenze non generano più Diffidenze e ci canti insieme con naturalezza.

Avete scelto una location meravigliosamente paradossale, [il Bookstore Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele, Milano], presentando canzoni per bambini in mezzo a libri di Schopenhauer, Nietzche, Adorno etc, icone di una Cultura sicuramente aulica. Un contrasto affascinante: come lo vivi?

E’ meraviglioso perché sono luoghi quotidiani, come pure le scuole in cui propongo lo spettacolo. Il palco dell’artista è un luogo dove c’è una liturgia predefinita, dove c’è un musicante e chi prende un biglietto per andarlo a sentire. In questi luoghi invece senti il passaggio della quotidianità. Riesci a prendere anche coloro che non vengono specificatamente a sentire te, non seguono la classica liturgia di cui sopra. Hai la sensazione di raccontare qualcosa a tutti.

Il mondo che racconti è fatto di boschi e animali parlanti. un mondo di fantasia. Come può conciliarsi con un mondo reale e sopratutto un mondo virtuale digitale? qual è il valore evocativo della parola, della melodia?

Si possono incontrare tutti questi mondi. Il problema sono gli eccessi, l’uso distorto che se ne fa. Ho creato anche l’App di Little Pier, ma sono anche uno che cerca di utilizzare al meglio quella dimensione. Ma se vai in un weekend in un prato dove passeggiare a piedi nudi per sentire la sensazione che dà, non ti metti a chattare. Bisogna dare il giusto peso e tempo alle cose. Rispettare gli spazi per quello che sono.

E’ più difficile scrivere una hit per adulti o un brano che i bambini bambini possano amare?

La seconda, senza dubbio. La hit, col mestiere, puoi anche riuscire a confezionarla; lo dico per esperienza, con tutte le ovvie variabili del caso. Ma ai bambini non gliela fai, non li puoi intortare. Sono troppo schietti, diretti. Se non sei sincero, non passa l’emozione, non arrivi.

La differenza tra semplicità e banalità?

E’ un confine assolutamente importante. Da non sottovalutare mai.

Come nasce la collaborazione con Niccolò Fabi, Simone Cristicchi?

Con Nic e Simone sono 20 anni che collaboriamo, cerchiamo pretesti per farlo! Simone poi, da quando ha scoperto la dimensione teatrale che gli appartiene totalmente, è diventato ancora più credibile e bravo. Abbiamo iniziato in tre, io, Simone e Marco Fabi, il cugino di Nic, cercando serate per locali. Si capiva che Simone “stava lì” ma era ancora troppo acerbo per esprimere con la giusta consapevolezza il suo stile, la sua dimensione. Anche per un fattore di età e maturità. Come invece adesso fa alla grande! Con Nic, dopo 20 anni di onorata amicizia, la musica era un pretesto per viaggiare, andare in vacanza insieme, con una ragione in più per farlo. Lui mi ha sempre sostenuto in questo progetto. Come tutti coloro che hanno partecipato. Tutti hanno contribuito con calore, talento ed entusiasmo.

Non sempre il successo è sinonimo di qualità. E’ ammirevole questo legame, questo incontrarsi per amore della musica, e fare musica con amore. Pensi che anche questo possa essere un messaggio per i bambini, per spingerli a collaborare artisticamente?

Il mese scorso ho fatto una masterclass con il coro dei bambini della Accademia Carrilion, dando loro alcuni spunti. Loro hanno tirato fuori delle genialate, tanto che ho deciso di metterle insieme e inserire il brano nel prossimo disco.

 

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Little Pier – LASCIATECI LA FANTASIA [TEASER]

 

 

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