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domenica, Maggio 31, 2020

Concerti e Tour annullati e rinviati: Ferro, Vasco, Cremonini, Baglioni e tanti altri, si fermano

Da Tiziano Ferro a Vasco Rossi, da Ligabue a Cesare Cremonini, da Zucchero a Degregori i concerti del 2020 annullati e rinviati al 2021

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NOSTALGIA CANAGLIA – IN TELEVISIONE UN’OVERDOSE DI VECCHIUME

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di Roberto Manfredi

No. Non sono impazzito se cito una canzone cantata da Albano e Romina, è che il titolo e una parte del testo sono perfetti per introdurre il tema di questo articolo.

Nostalgia, nostalgia canaglia
Di una strada, di un amico, di un bar
Di un paese che sogna e che sbaglia
Ma se chiedi poi tutto ti dà

Come noterete, la canzone è di un’attualità straordinaria. Siamo talmente sommersi dalla nostalgia imposta dalla tv, che definirla canaglia è il minimo che possiamo fare. Le canzoni e i temi narrativi che vanno in onda ogni giorno, fanno parte di una micidiale macchina del tempo che viaggia solo a marcia indietro. Nei talent show, per mostrarsi più fighi, le chiamano Cover. Ma sono talmente tante e vecchie, che potremmo anche chiamarle Ri-cover perché ascoltarle tutte insieme ti fanno venir voglia di essere ricoverati in una casa di riposo per vecchi musicisti. Già mi vedo l’ex pianista in carrozzella con il plaid di lana sulle ginocchia, che ripete in continuazione : “Menopausa più ritmo, menopausa più ritmo, menopausa più ritmo”.

Battute a parte, siamo tutti invecchiati di colpo, almeno come telespettatori. La Rai ha recentemente trasmesso la fiction ispirata all’antico “Studio Uno”. Mancava solo che fosse presentato da Nicoletta Orsomando (classe 1929), la prima storica “signorina buonasera” della Rai. Poi ci si stupisce che i giovani passino il tempo al computer o pistolando sul cellulare. Ovvio.

Nostalgia canaglia, tutti i giorni, tutte le sere. Un’overdose di vecchiume micidiale. Mi chiedo, dove diavolo sono finiti i giovani in tv? Provo a cercarli su Amici e mi sembrano usciti dalle pagine di “Cuore” di Edmondo De Amicis. In una recente puntata una concorrente “ballerina” si è messa a piangere a dirotto, perché una giurata/insegnante le ha detto che era in sovrappeso. Ma Santissimo Iddio, se a diciotto anni hai la pancia Adinolfi oriented come fai a fare danza classica? “Come è cattiva…” mormorava tra i singhiozzi all’insegnante. Se avesse alzato il dito medio l’avrei ringraziata di cuore. Finalmente una reazione rock, quasi punk. Macchè… solo lacrimucce.

Questa gioventù divenuta ormai “gerontofila” fa davvero impressione. Quando ho visto Loomy, il rapper di Arisa, che a X Factor cantava” “Il corazziere” di Renato Rascel, pensavo di aver preso per sbaglio un acido lisergico al posto del dolcificante. Invece era proprio vero. Quel ragazzino con le mutande in vista e i pantaloni alla “saltafosso” cantava un brano di Rascel, a un passo dalla finale del talent più gggiovane della tv. Si potrebbe continuare per ore.

Durante l’ultimo Sanremo, sono stato ospite a una diretta di MTV dove c’erano giovani come Francesco Sarcina, Mandelli e Marco Carta. Quest’ultimo in quanto a trasgressione sembrava il figlio di Daniele Piombi. Per carità, bravissimo ragazzo e ben gentile, ma come si fa a non prendere per il culo Sanremo, se hai poco più di vent’anni? A una certo punto è entrata in studio la Rettore, che non è proprio di primo pelo, ma a confronto dei gggiovani presenti, sembrava la figlia di Lady Gaga.

Ora non vorrei continuare a fare esempi del genere; lungi da me promuovere qualsiasi forma di “gap generazionale”. Io con i miei coetanei mi annoio. Detesto le nostalgie di ogni tipo, per cui preferisco frequentare persone e amici che, almeno culturalmente, siano un po’ più “freschi” dei nostalgici. Certo è che mi sento davvero a disagio quando mi capita di incontrare un “giovane vecchio”, in particolare un telespettatore ventenne affetto da sindrome di invecchiamento precoce.

In questi giorni sta girando sul web un meraviglioso video di Henry Rollins,  frontman dei Black Flage. Vi invito a condividerlo. Davanti a una platea di giovanissimi entusiasti, si scaglia contro le star deejay, rei di “fare musica” rubando la musica dei vecchi, attraverso i campionamenti, poi alla fine urla:

“Che cazzo vi è successo ragazzi? Io a vent’anni volevo solo fare sesso sul pavimento e suonare, a trent’anni fare sesso sul pavimento e suonare, oggi a quarant’anni ho ancora voglia di fare sesso sul pavimento e suonare… voi dove siete finiti?”

Il pubblico dei giovanissimi gli tributa un’ovazione. Mi sarebbe piaciuto vedere la stessa scena qui in Italia, magari con Vasco. Peccato che non accadrà mai. Qui si trasuda nostalgia canaglia in ogni dove, non solo nella musica. Ai provini di “Eccezionale Veramente”, contest di comici su La7, si è presentato un venticinquenne che ha fatto un monologo sulla sua crisi matrimoniale. Parlava di sua moglie, come fosse suo padre, con battute talmente “old fashion” che sembravano scritte da suo nonno. Un altro suo coetaneo ha portato un monologo sulla suocera. Come se non esistessero temi come l’immigrazione, le nuove mura ai confini, le nascite surrogate, i robot nelle fabbriche, la fuga dei cervelli, la disoccupazione giovanile al 40% e quant’altro. Tutti temi che si prestano inevitabilmente a una rilettura comica o almeno satirica. Ma per fortuna molti concorrenti di quest’anno si ispirano al vincitore della prima edizione, Roberto Lipari, che è uno dei pochi giovani comici contemporanei che fa comicità su temi attuali, e questo è un bel segno.

Ma che dire nel campo dell’editoria? Vanno di moda le autobiografie musicali. Ok, vanno benissimo se le scrivono Keith Richards, Bob Dylan, Celentano o De Gregori… tutta gente che ne avrebbe da raccontare; ma l’altro giorno alla Feltrinelli ne ho trovata una di Alvaro Soler. Un’autobiografia di Alvaro Soler? Data la sua giovane età, pensavo a un libro di non più di venti pagine… macchè. Mi sono chiesto: “Ma cosa avrà da raccontare di così straordinario? E perché scrivere un’autobiografia quando uno ha tutta una vita davanti da scoprire?”

Poi mi sono ricordato dei gggiovani che vedo in tv, di quelli che usano la parola “percorso”, come quando noi giovani di ieri usavamo la parola “matusa”. O di quei ventenni che ripetono frasi alla Marzullo come: “L’importante è essere sè stessi”, che peraltro, in un epoca di clonazioni come questa, fa davvero ridere. Ci ho pensato su… e mai come ora mi sono convinto che lo slogan “Largo ai giovani” potrebbe avere un senso, a patto che non si vada in tv a fare i tronisti o gli imitatori di Albano e Romina, cantando “Nostalgia canaglia”.

Solo voi giovani potete sostituire il cavallo della Rai di viale Mazzini, con un eccitato e scalpitante Pony. Fatelo anche per noi “matusa”. Grazie.

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