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Dalida, una vita triste e un film ancor più triste – Film davvero deludente

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Dalida
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di Marco Fioravanti

Rai 1, dopo averci ammorbato con l’improbabile fiction su Studio Uno, mercoledì ha colpito di nuovo con il film “Dalida”, sulla vita della famosissima cantante italo-francese.

Non è un film per la Tv. In Francia è infatti uscito nelle sale cinematografiche l’11 gennaio 2017. Con una spesa di 15 milioni di euro, ne ha incassati circa un terzo. In Italia la Rai, co-produttrice del progetto, ha scelto di programmarlo direttamente in televisione.

Dalida

 

Diciamo subito che a livello di immagine è sicuramente più somigliante la Dalida di Sveva Alviti di quella della Ferilli di alcuni anni fa. Il fratello Orlando/Bruno, interpretato da Riccardo Scamarcio, invece nella realtà era molto peggio. Tra i produttori del film c’è anche il fratello Orlando; forse ha scelto lui personalmente il ruolo per il bel Riccardo. La natura del fratello, un insieme tra protettore ma anche aguzzino per la fragile Dalida, è appena accennata nel film.

Se una persona non conoscesse già la vita travagliata di Jolanda/Dalida, seguendola solo dal film farebbe un po’ fatica a star dietro ai molteplici flashback di cui è ricca la pellicola. Molte cose si danno per scontate, altre non vengono nemmeno citate. Tipo l’elezione di Jolanda come Miss Egitto, il suo trasferimento in Francia per diventare attrice e i diversi film da lei girati.

dalida

Un errore grossolano è stato mettere come colonna sonora un brano come “Il venait d’avoir 18 ans”, incisa nel 1973, alla storia con Lucio che si svolse tra il 1967 e il 1968.

La recitazione della fisicamente credibile Sveva è nel doppiaggio italiano parecchio imbarazzate, e in alcune scene è completamente fuori sincro. Gli sguardi e i movimenti in scena sono quelli di Dalida, specialmente nelle ultime scene, prima della fine tragica, la somiglianza è impressionante. Gli altri attori se la cavano, da Scamarcio ad Alessandro  Borghi nel ruolo di Tenco, fino a Jean-Paul Rouve come Lucien Morisse, primo marito e pigmalione di Dalida.

dalida

Questo film è un’occasione perduta? Assolutamente si. Se poi la si confronta con una recente biografia, quella di Edith Piaf, con la splendida Marion Cotillard, si capisce la differenza tra un bel film, ben recitato e un film un po’ pasticciato, in cui la protagonista ha due sole espressioni, il sorriso o il pianto. Non è certo tutta colpa della protagonista, dietro al suo lavoro c’è sicuramente una regista e un copione che non erano all’altezza del soggetto in questione.

Gli ascolti hanno fatto registrare 3.700.000 spettatori, vincendo la serata di mercoledì.

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