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No ban no wall: Vips vs Trump – Proteste e prese di posizioni come nel periodo del Vietnam

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di Alessandra Zacco

A fine gennaio, con un’ordinanza governativa, il neo-presidente USA Donald Trump ha imposto il divieto d’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini di sette nazioni a maggioranza musulmana: Siria, Iran, Iraq, Libia, Yemen, Sudan e Somalia. Uno stop di quattro mesi voluto dalla Casa Bianca per impedire ai “terroristi islamici” di entrare nel Paese.

Gli effetti del trumpismo, a un mese dall’insediamento del nuovo presidente, si fanno sentire pesantemente e l’America – come ai tempi della guerra nel Vietnam – sta vivendo una nuova frattura politica e sociale fra i sostenitori della linea dura, xenofoba e protezionista di Trump e chi s’indigna per una manovra tanto distante dai valori di giustizia e libertà su cui storicamente si basa la democrazia statunitense.

Fra questi ultimi ci sono giudici, ministri della giustizia e anche tanti artisti come Chuck D, Mark Hoppus dei Blink 182, Rihanna, Bruce Springsteen, John Legend, Tegan and Sara, U2, Roger Waters che hanno scelto i social per esprimere il loro disappunto.

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President Trump Gets Fired by Bono U2 [Entire Performance]
Bono Vox, a San Francisco durante un live degli U2, ha fatto capire chiaramente che Trump è il peggior presidente che l’America abbia mai avuto; ha inoltre messo in scena un ipotetico dialogo con Trump ironizzando e delegittimando gli slogan ripetuti durante la campagna elettorale: “Costruiremo il muro al confine con il Messico”, “Il sogno americano è morto”, “Renderemo l’America di nuovo grande”.

Aspettiamoci che anche gli artisti vengano vietati e incarcerati entro il 2020” ha scritto il rapper Chuck D nel primo degli illustri post sui social all’indomani della decisione di Trump di chiudere le frontiere ai musulmani.

Ne sono sicuro” – ha rincarato Win Butler degli Arcade Fire che fa notare che il padre di Steve Jobs veniva dalla Siria, uno dei paesi banditi da Trump. Il cantante canadese si era espresso contro il candidato presidente già prima delle elezioni. In un’intervista rilasciata durante la Red Bull Music Academy di Montreal aveva definito Trump: “Un totale fottuto incubo, un clown, una presa in giro”.

Gli Arcade Fire, inoltre, hanno addirittura pubblicano una canzone dal titolo I Give You Power, pezzo già definito un vero e proprio INNO “anti Trump” (leggi nostro articolo). L’incipt del brano è inequivocabile: “ti do il potere ma posso portartelo via“.

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I Give You Power – Arcade Fire VIDEO

Anche Passenger ha recentemente pubblicato su Spotify una canzone anti Trump: A Kindly Reminder, un “cortese sollecito” all’uomo più potente del mondo, dove oltre a trattare la questione del muro al confine con il Messico gli ricorda che oggi è il “presidente degli Stati Uniti non un uomo d’affari”.

Le gemelle canadesi Tegan and Sara, nel commentare le proteste contro il provvedimento di Trump hanno scritto: “Come si può leggere questo e non sentirsi male. Indignate. Terrorizzate. Vergogna”.

La più dura nei commenti su Twitter è stata Rihanna che ha definito il presidente “porco immorale”: “Disgustata! La notizia è devastante! L’America viene rovinata sotto ai nostri occhi! Che immorale maiale bisogna essere per portare avanti queste str***?”.

Oltre alle proteste verbali c’è chi ha dato vita ad azioni concrete. Le cantanti Grimes e Sia hanno annunciato donazioni a favore di organizzazioni che si battono contro questo ordine esecutivo del presidente americano.

John Legend, sempre su Twitter, ha scritto: “Ho appena fatto una donazione per sostenere i profughi in fuga da guerre e disperazione. Unitevi a me, se potete”.

Roger Waters ha dedicato Pigs (Three Different Ones) a Trump, che ha definito maiale ignorante, qualche mese fa al Desert Trip Festival.

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Roger Waters protests Trump with “Pigs (Three Different Ones)” multi-cam – Desert Trip

Bruce Springsteen, grande amico dell’ex presidente Obama e tenace sostenitore dell’integrazione, si è unito al coro di proteste contro Trump e la sua politica sull’immigrazione. Impegnato in un recente concerto ad Adelaide, in Australia, prima di suonare ha detto:

Stasera vogliamo aggiungere le nostre voci a quelle di migliaia di americani che stanno protestando negli aeroporti, in giro per il Paese, contro i bandi nei confronti dei musulmani e la detenzione di cittadini stranieri e i rifugiati. L’America è una nazione d’immigrati. Troviamo tutto ciò anti-democratico e fondamentalmente anti americano”.

Si sa inoltre che il Boss non ha per nulla digerito la strumentalizzazione di Trump nei confronti della classe operaia – di cui spesso si parla nei brani dell’artista – propinando loro demagogia e populismo 2.0.

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Bruce Springsteen on Donald Trump “Even him running is a great embarrassment if you are an American

Molti altri artisti, durante la campagna elettorale del presidente, hanno alzato pubblicamente la voce e preso posizione intimando lo staff e lo stesso Trump di “Non usare la nostra musica o la nostra voce per la tua idiota campagna elettorale“.

Tra questi: i Queen, i Rolling Stones (sono state usate: Start me up, Sympathy for the Devil, You Can’t Always Get What You Want), Niel Young (Rockin’ in the Free World) e i R.E.M. (It’s the End of the World as We Know It – And I Feel Fine).

Per finire, non è mancata durante la cerimonia dei Grammy Awards 2017 a Los Angeles qualche giorno fa, una forte protesta anti-Trump (vedi nostro articolo in merito), a partire da Katy Perry – che ha concluso la sua performance con le parole della Costituzione americana inclusa la frase “We the people” proiettate in grande alle sue spalle – agli artisti hip hop A Tribe Called Quest, Anderson Paak, Consequence e Busta Rhymes, che si sono esibiti su #Wethepeople invitando la gente a “resistere” e chiamando Trump “il presidente agent orange” mentre alle spalle, scenograficamente, veniva sfondato un muro di finti mattoni accompagnato dalla salita sul palco di ragazze con l’hijab, uomini messicani, arabi con barboni e altri simboli di ogni provenienza.


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Anche i disegnatori Americani (e non) si sono uniti alle proteste contro Donald Trump facendo girare in rete “disegni-manifesto” che si schierano palesemente contro le risoluzioni antidemocratiche del neo eletto presidente.


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