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Inizia domani il lungo evento “Desert Trip”: presenti Rolling Stones, Dylan, Mc Cartney e tanti altri grande del Rock

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di Stefano De Maco

La notizia è fresca fresca. Alcuni dei più grandi miti della musica Pop e Rock sullo stesso palco. Rolling Stones, Paul McCartney, Bob Dylan, Neil Young , Roger Waters e The Who.

Bastano?

Il Desert Trip, distribuiti nell’arco di 6 serate,  tra il 7 e il 16 Ottobre sul palco dell’Empire Polo Club di Indio, California (tanto per cambiare). Promoter e organizzatori dell’evento è la Dream Team gli stessi  che organizzano il Coachella. Si sono spesi  circa 100 milioni di dollari per mettere insieme il G6 del rock’n’roll. E’ la prima volta che questi giganti, tutti insieme, dividono lo stesso palco: al Live Aid, a Philadelphia, Mick Jagger aveva fatto un set da solo, duettando con Tina Turnerdove; suonò anche Neil Young, mentre Keith Richards e Ron Wood suonarono insieme a Bob Dylan. Gli Who e McCartney, invece, si esibitono a Londra.

Dobbiamo aggiungere e sottolineare lo spessore storico e musicale che verrà raccolto in quelle date? Potrebbero anche essere non più in linea con le nuove tendenze dei gusti, ma rimane il fatto che avendo scritto pagine, e non  poche, di storia del Rock e Pop, offriranno di certo uno spettacolo unico, se no addirittura irripetibile.

La sensazione non è certo quella della celebrazione nostalgica, tutt’altro. Nonostante l’età non più verde, sanno ancora come si scrive e si suona certa musica. Una musica e uno stile che hanno creato loro stessi, pur nelle rispettive diversità. Che poi guarda caso inevitabilmente hanno influenzato (e magari ancora lo fanno) le generazioni successive. Adele, senza andare tanto lontano, con una sua personale cover del brano di Dylan “To Make you feel my love” ha avuto la sua consacrazione. E il successo lo hanno decretato solo i “vecchi”? non mi pare proprio…Devo continuare?

Tant’è che addirittura l’attività discografica di questi Artisti non è solo di catalogo, ma ancora prolifica e sostanziale, sebbene senza la frenetica urgenza delle nuove dive e divi dell’epoca Social. Infatti i Rolling Stones hanno annunciato l’uscita di un nuovo disco

xViene il sospetto che al di là dell’immensa fatica organizzativa e l’indiscutibile ricaduta mediatica, loro se la vivano come una allegra combinazione dove fare musica ancora come allora. Me li immagino nei loro camerini lussuosi a godersela come ragazzini con rughe e capelli bianchi, ma con lo spirito ancora irriverente e goliardico.

Messi in fila, potrebbero con la loro storia scrivere un libro da far concorrenza alla bibbia, come lunghezza. Figuriamoci poi con gli aneddoti, i ricordi che verranno fuori tra una birra e una tisana (l’età ha anche le sue esigenze).

Mi capita di trovare tra i giovani allievi che seguo, ragazzi che conoscono artisti di questo calibro, non tanto perché li trovano su YouTube o Spotify, ma perché li hanno sentiti fin da piccoli dai loro genitori. Che meraviglia, significa che la musica, (quella buona…) davvero può travalicare le mode e i tempi. Tempo fa ebbi un allievo liceale che impazziva per il Prog dei Genesis prima maniera e adesso sta realizzando il suo sogno di incidere il suo primo cd con la sua band con brani originali intrisi di quelle atmosfere ma con innesti ed elaborazioni personali ed attuali. Nostàlgia? Direi proprio d no.

La nostalgia è fatta di ricordi che accarezziamo, di foto ingiallite, e dischi consumati, non di giornate che viviamo. E la buona musica si vive ancora, nell’ipod, sul giradischi (per chi è un inguaribile romantico) e anche live. Provate a fare un giro nei locali dove si suona. Quante canzoni dei Beatles, dei Rolling Stones, di Dylan e Young e gli altri ancora si suonano con successo? E anche lì volete parlare di nostalgia? Non mi pare proprio.

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Non è che magari è semplicemente gran bella musica e basta, musica scritta e suonata per essere viva, e non frutto di alchimie per scalare le classifiche?

Tutt’altro sapore dai concerti in stile addio alle scene come fece il compianto Frank Sinatra, giunto ormai a 80 anni ad essere ombra di quel che fu, sebben ancora capace di zampate di grandissimo stile. Sembrava più un concerto per gli aficionados attempati che per se stesso…

Qui invece c’è ancora adrenalina che scorre la dove un tempo scorreva alcol ed eroina. Il tempo ha ammorbidito gli spigoli, ma non ha piegato l’energia. Basta vedere anche il docu-film “Shine a light” curato da Martin Scorsese sul concerto dei  Rolling Stones al Beacon Theatre di New York nel 2006. Anche lì tra il materiale di backstage e d’archivio, l’energia di “non essere mai soddisfatti” brillava ancora, tanto che ad ogni passo DI Jagger ti domandavi come facesse a reggere senza crollare. Uno show non di professionisti costretti a ripetere l’ennesima scaletta nell’ennesima serata.

Quindi i presupposti per una sferzata di grande musica ci sono tutti, gli ingredienti per non annoiarsi pure, a mio avviso. Forse un po’ come un concerto sul tetto di Beatlesiana memoria, dove il gusto di suonare prevaleva ancora sulla ricaduta mediatica. Poi ovviamente, dopo la prima pagina, difficile non ripetersi o ripetere un copione. Ma lasciamo aperto lo spiraglio della buona fede, casomai a note e luci spente faremo i commenti del lunedì al bar dello sport. Ma per adesso, silenzio: parla il Rock.
Altro che Nostàlgia.

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