Home Le pillole di A. Salerno Festival di Sanremo: Impressioni… seconda serata

Festival di Sanremo: Impressioni… seconda serata

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Voto Autore

di Alberto Salerno

Ho pensato che le pagelle per il Festival, i voti, sono odiosi, ho preferito optare per una posizione più morbida… che non significa abbassare la guardia della critica, benché abbia sempre pensato che il gusto sulle canzoni sia soggettivo, sempre che si parli di canzoni e non di aborti artistici o tentativi dilettantistici etc etc.

Partiamo dai conduttori che si sono assolutamente ambientati e hanno trovato un buon feeling. Si vede che Conti e la De Filippi sono a loro agio, semplici, diretti, capaci di condurre in porto sicuro una corazzata come il Festival. Da fuori, dal nostro punto di vista, sembra tutto facile, ma non lo è, credetemi. Il Festival è una macchina da guerra e per gestirne la conduzione bisogna essere preparati. I due lo sono.

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Gara delle Nuove proposte

Marianne Mirage: Avrei scommesso che superasse il turno. L’avevo vista da Fazio e mi era piaciuta, la canzone è buona, lei molto sicura di se. Esclusione incomprensibile, ma a Sanremo le ingiustizie sono abbastanza normali.

Braschi: La canzone è molto carina, la sua performance non è stata male, forse non ha bucato lo schermo, chissà… e anche lui è fuori.
Comunque il ragazzo ha tanto potenziale e si vede, e capisco Roberto Mancinelli perchè lo abbia preso sotto la sua ala.

Francesco Guasti: Ha coronato il suo sogno. E’ in finale e se la giocherà fino alla fine. Se fossi in lui mi taglierei la barba perché così fa molto “garibaldino”. E’ giovane, la barba lo invecchia. La sua performance è stata sufficiente, ma la canzone non mi è sembrata eclatante.

Leonardo Lamacchia: Personalmente non mi ha convinto, né lui nè la canzone. Deve crescere e ha tutto il tempo che vuole davanti.

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Gara dei big

Bianca Atzei: Ha due occhi seducenti, una voce dal timbro significativo e riconoscibile, ma le canzoni che sceglie di cantare mancano sempre di quel quid in più, proprio come quella che ha presentato.

Marco Masini: Lui è un professionista, niente da dire sulla sua interpretazione puntuale e precisa; sulla canzone ho qualche riserva perché ricorda un po’ il trend del momento.

Nesli e Alice Paba: La canzone non è male, ma l’interpretazione di Nesli ha penalizzato anche la Paba. Che lo si voglia o no l’intonazione è ancora importante.

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Sergio Sylvestre: A me il gigante buono non ha convinto, sia per la canzone presentata, sia per l’interpretazione al di sotto dei suoi standard.

Gigi D’Alessio: Lui è uno standard. La canzone anche. Niente di nuovo sotto il sole del Gigi nazionale.

Michele Bravi: Esibizione convincente. Il ragazzo è cresciuto, si è strutturato, e gli autori hanno confezionato forse il brano più bello del Festival.

Paola Turci: Lei ce l’ha messa tutta, perchè lei è una “grande”, ma l’arrangiamento non l’ha aiutata. Canzone poco convincente.

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Francesco Gabbani: Gabbani è furbo, scrive popolare quanto lo è lui nel modo di porsi. Forse esagera nei movimenti delle braccia e del corpo perchè rischia di risultare “fasullo”. Ma la canzone c’è.

Michele Zarrillo: Un professionista impeccabile, Zarrillo ha dentro qualcosa che arriva sempre e sa scrivere.

Chiara: L’arrivo di Mauro Pagani, musicista di rango, ha permesso a Chiara di fare un salto di qualità. La canzone è la migliore che abbia mai cantato fino ad oggi. Merita.

Raige e Giulia Luzi: Lei molto brava, lui non ha sfigurato. Forse la canzone però è troppo poca cosa.

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