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Bevendo neve

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Rigopiano-slavina-©sanfancesco.org
Soccorritori a Rigopiano foto by ©sanfancesco.org
Voto Autore

di Stefano De Maco

#Rigopiano, tra i molti articoli, una frase mi ha colpito: “siamo sopravvissuti bevendo neve“.

No, non voglio scrivere l’ennesimo articolo su una tragedia. Ma voglio scrivere della forza che ha permesso di resistere e salvarsi.
Non voglio scrivere della stupidità di chi crede di fare satira irridendo tragedie altrui, ma voglio scrivere della tenacia di chi lotta e sopravvive.
Non voglio tuffarmi nelle onde delle polemiche sui ritardi delle istituzioni, ma imparare da chi in silenzio scava nel freddo per raggiungere due braccia in più.

Le calamità in quanto tali sono imprevedibili. Come una scure, un “deus ex machina” che scompiglia il palcoscenico del quotidiano, cambiando il corso delle nostre vite, a volte stravolgendole, a volte cancellandole.
Il fatalismo ci porta ad accettarle, chi alzando gli occhi al cielo, chi alzando le spalle.

Leggo di superstiti nel dramma della slavina di #Rigopiano, che si sono salvati sopravvivendo. Che sembra un banale gioco di parole. In realtà racchiude un miracolo: Abbiamo bevuto la neve, per resistere
Ecco, è il “non abbandonarsi” che mi è arrivato come un messaggio di forza, un gesto di resistenza, un esempio di coraggio. Noi siamo qui a parlare, loro sono lì a lottare, insieme ai volontari, ai vigili, a chi scava nel freddo e nella neve, come pochi mesi fa nella terra e le macerie di #Amatrice. O nel fango e nei detriti ai tempi dell’alluvione in Liguria o Piemonte, .

I politici dalle poltrone in velluto si rammaricano, twittano solidarietà, parlano nei salotti TV. Io pure che sto qui a scrivere, non sono certo migliore rispetto a coloro che invece partono e vanno. Ma almeno cerco di imparare, e ringrazio, questa forza di resistere. Che è in tutti noi, spesso a nostra insaputa. Che la scopriamo poi in caso estremi, al di là delle latitudini o dei dialetti. Una solidarietà che diventa contagiosa, (ops si dice virale che fa più #social) , che ci risveglia sia pure per poco da un torpore egoistico di un miracolo economico occidentale che si sta trasformando in un incubo globalizzato per la sua onnivora avidità.

Ammiro il silenzio di scava per salvare chi resiste. E gioisco quando le mani si incontrano, gli abbracci si stringono. Non mi vergogno a commuovermi. Perché dovrei?

La vergogna dovrebbe appartenere a chi gira la testa, a chi irride, a chi specula. Indipendentemente dalla poltrona dove ha appoggiato il culo, sia essa in salotto o nei Palazzi.

A chi resiste e a chi scava nell’indifferenza, bevendo la neve per sopravvivere anche un’ora in più in questa tragedia come nella quotidianità del mal-vivere, e lotta, io dico Grazie per il vostro esempio.

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