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Bruno Mars, 24K di passione e glamour per un Album che vale oro!

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di Alessandra Zacco

Bruno Mars condivide la passione per la precisione dei suoni e per il funky groove della produzione musicale degli anni ’80 e ’90

Con il suo ultimo disco 24K Magic il cantante, nato ad Honolulu nel 1985 da padre portoricano e mamma filippina, ha voluto rendere omaggio alle atmosfere R&B del periodo in cui la scena black era dominata da Bobby Brown, Blackstreet, Boyz II Men, Babyface.

Il disco, prodotto da Atlantic Records, ha 9 tracce e dura 33 minuti e 28 secondi. E’ uscito il 18 novembre 2016 e arriva dopo 4 anni dal successo di Unhortodox Jukebok, un lungo periodo nel quale Mars ha ricevuto numerosi riconoscimenti, ha partecipato all’Halftime Show del Superbowl e ha soprattutto venduto milioni di dischi con il successo mondiale di Uptown Funk di Mark Ronson che per 14 settimane è stato al numero uno della classifica di Billboard.

Dall’inizio della sua carriera il cantautore ha venduto in tutto il mondo oltre 12 milioni di album e 88 milioni di singoli, un record che gli è valso il titolo di erede del Re del Pop. Una parabola ascendente che ha dell’incredibile per un ragazzo di soli 31 anni (nato Peter Gene Hernandez ) la cui passione per la musica si è sviluppata in tenerissima età quando lo zio, imitatore di Elvis Presley, lo incoraggiò ad esibirsi con lui. Il debutto a tre anni mentre a quattro entra nella band di famiglia “The Love Notes”. Oltre a cantare e comporre, Mars suona pianoforte, chitarra, batteria, basso, armonica e ukulele.
24K Magic è un album che vanta una produzione eccellente grazie alla collaborazione con Mark Ronson e Jeff Bhasker. L’insieme fa pensare ad un lavoro realizzato da Mars con la sola intenzione di divertire e divertirsi dando spazio a ciò che della musica gli piace di più. Aggiungo che il progetto è assolutamente giusto per questo tempo, perfettamente in linea con le nuove tendenze dell’Arte che ora più che mai, in ogni settore, cerca riferimenti nel passato non sapendo inventare nuove e altrettanto efficaci tendenze.

Ed ecco allora pescare a piene mani nella Black Music, nella Motown, nel suono discodance degli anni ’80, nel funk dei primi pionieri del genere con un sapiente mix che permetterà a Mars di conquistare ancora una volta pubblico e ascolti.

L’album decolla con la title track  24K Magic, irresistibile brano che sulla scia di Uptown Funk e grazie alla “talking box” iniziale a cura di Mr.Talkbox, apre una finestra sul sound di Zapp & Roger (Computer Love; I want to be your man), ma spazia verso una sapiente fusione funky-rap. Il video, si avvale del contributo degli inseparabili Hooligans il cui obiettivo dichiarato è quello di far ballare sin dal primo ascolto. La clip, che inneggia alla ricchezza e alla vita facile come nella migliore (o peggiore) tradizione dei rapper USA, divide il pubblico: c’è chi ne coglie la componente ironica e chi vede una sostanziale adesione di Mars ad un mondo patinato e vuoto dove primeggia il dio denaro.
Del resto molte tracce del disco sono legate al mito del lusso come punto di arrivo, polo di attrazione per il mondo femminile, ostentazione del potere: “I’m a dangerous man with some money in my pocket” (sono un uomo pericoloso con un po’ di soldi in tasca), dice Mars in 24K Magic rifacendosi al gusto e alla cultura trash dei rapper per i quali indossare gioielli giganteschi e pacchiani Rolex d’oro ha sempre coinciso con l’idea di potere e ricchezza. La maggior parte dei rapper famosi ha trascorso un’infanzia povera e disagiata riscattandosi, poi, grazie alla musica. Per questo motivo, il raggiungimento di fama, soldi e successo si traduce in una parata kitsch, come bene si evidenzia nel video di Mars, dove i simboli di maggiore appeal sono: gioielli, abiti firmati, donne bellissime, alberghi super-extra lusso, macchine costose.

Il secondo brano, Chunky, è un dichiarato omaggio a Michael Jackson, ma non mancano i riferimenti a Kool & The Gang (Celebration; Get down on it) e agli Earth Wind & Fire (Let’s groove; September). Il testo, ancora in linea con i “valori” della cultura rap, parla della ricerca di una ragazza dalle forme prosperose.

Perm è il terzo brano dell’album, un ciclone di groove ed energia che rende omaggio, urletti compresi, al grande James Brown. Una canzone perfetta che non si può ascoltare senza ballare.

That’s what I like è un amabile brano alla Bobby Brown che mostra tutte le capacità canore di Mars abilissimo e come sempre morbidamente disinvolto nelle ottave più alte. Anche in questo caso il Luxury è il tema dominante. Si parla di un flirt fatto di giri in Cadillac a Manhattan, case sulla spiaggia di Miami, scampi e aragoste a cena, fragole e champagne, shopping a Parigi, gioielli da 24 carati, diamanti bianchi, lenzuola di seta, sesso davanti ad un caminetto acceso. In 3 minuti e 27 secondi tutti i cliché dell’opulenza.

Uno degli highlights del disco è il secondo singolo Versace on the Floor, ballad seduttiva e raffinata che grazie alla vocalità e alla capacità interpretativa di Mars riesce a penetrare nel nostro immaginario offrendo il quadro di un incontro amoroso dove la parte da protagonista, più che la coppia d’innamorati, la fanno gli abiti griffati dal brand tutto italiano. Ancora una volta, il concetto di ricchezza torna prepotente sulla scena. Del resto i 24K sono i carati dell’oro.

Straight up and down si avvale di un’intro vocale dolcissima e sussurrata che ricorda “Love’s in need of love today “di Stevie Wonder. L’atmosfera è caldissima. Il brano di sapore soul ci regala un’altra eccellente interpretazione di Bruno Mars.

Nella suadente Calling all my lovelies, dove gli Earth, Wind & Fire, Michael Jackson e persino i bianchissimi Bee Gees bussano prepotentemente alla porta,  il protagonista vanta un numero imprecisato di amanti da chiamare al telefono; tra queste spicca la finta telefonata all’attrice Halle Berry della quale, però, risponde solo la segreteria. Un simpatico “colpo di scena” a conferma della buona dose d’ironia dell’artista.

Con Finesse si ritorna all’idea di far ballare il pubblico, come dichiarato da Mars in alcune recenti interviste. Il ritmo è travolgente e ci proietta nel sound anni Ottanta che ricorda i New Edition (Mr. Telephone man). Ovviamente anche in questo caso, nel testo, si parla di una coppia davvero cool che balla, cammina e “sgocciola raffinatezza”.

La chiusura dell’Album è affidata a Too good to say goodbye, ballata ricca di emozione alla Boyz II Men (End of the road; I’ll make to love you). Qui il cantante e songwriter è stato coadiuvato nella scrittura da Kenneth Brian Edmonds, meglio conosciuto come “Babyface“.

Nell’insieme 24K Magic è un disco perfetto, ben equilibrato, moderno, che omaggia egregiamente la Black Music nei suoi migliori aspetti e mette in evidenza le notevoli, potenti e versatili capacità canore di Bruno Mars.

I testi delle canzoni, disimpegnati ed edonisti, non sono particolarmente significativi ma penso che in Mars abbia prevalso il desiderio di proporre suggestioni vintage, sonorità e soluzioni armoniche che gli offrissero la possibilità di mostrare il suo indiscusso talento musicale in brani che, nei live, gli permetteranno anche di portare avanti il suo show di musica e danza, già consacrato con prestigiose e applaudite performance.

Molti definiscono Bruno Mars erede di Jacko per il timbro e la versatilità musicale; altri lo hanno avvicinato a Prince. Considerato uno degli artisti solisti più influenti al mondo, il giovane hawaiano a proposito di questi paragoni ha precisato: “Non sono il secondo Michael Jackson o il secondo Prince. Loro sono i miei idoli, è vero, ma io non voglio essere la copia di nessuno. Sono solo il primo Bruno Mars “.

Con il “24K Magic World Tour” Bruno Mars sarà in concerto in Italia il 12 giugno 2017 a Bologna (Unipol Arena) e il 15 giugno 2017 a Milano (Mediolanum Forum di Assago).

 

 

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Alessandra Zacco
La mamma era una ballerina. I miei primi dieci anni di vita li ho trascorsi dietro le quinte dei palcoscenici, respirandone la magia e quel silenzio sospeso prima di ogni rappresentazione. Laureata in Lettere Moderne all’Università di Genova, giornalista professionista, dopo oltre un decennio da cronista nelle redazioni savonesi de Il Secolo XIX e de La Stampa, lascio i quotidiani per dedicarmi all’attività di freelance. Tra le mie principali occupazioni: gestione uffici stampa di enti pubblici e privati, gruppi musicali, compagnie di danza; organizzazione e direzione artistica di eventi in collaborazione con alcuni assessorati al Turismo della mia Regione. Ho lavorato per il Festival di Sanremo. Ho frequentato e frequento corsi di recitazione, danza, musical, discipline che amo infinitamente. Per me scrivere è una meravigliosa forma di meditazione.

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