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giovedì, Ottobre 29, 2020

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LA FOTOGRAFIA DI LUISA CARCAVALE – INTERVISTA

Voto Autore

di Annamaria Tortora

Ciao Luisa Carcavale, grazie per aver accettato di dedicare un po’ di tempo ai lettori di Fare Musica e Dintorni.

La prima domanda è un po’ personale: come tutte le forme di arte anche la fotografia è piena di “anima”. Come è nata questa passione? C’è stato qualcuno nella tua famiglia che ti ha incoraggiata a seguire questa strada o è una passione (che poi è diventata lavoro), semplicemente nata con e da te?

Ciao, vorrei prima di tutto ringraziare voi per aver prestato attenzione ai miei lavori.

La Fotografia la vivo come una predisposizione naturale. In famiglia, nessuna discendenza artistica diretta. Il mio primo incontro con la fotografia è avvenuto negli anni 80, quando all’età di 9 anni, in un  supermercato del mio paese, vidi un gadget allegato ad un prodotto; quello diventò la mia macchinetta fotografica. Ricordo che investivo tutte le mie paghette nello sviluppo e nella stampa dei rullini. Non ho avuto modo di frequentare una scuola di fotografia dopo il liceo; per cui mi sono iscritta all’Università, tenendomi costantemente aggiornata, studiando da autodidatta, frequentando workshop e visitando mostre. Ho sempre ambito alla Fotografia come il centro della mia vita e, seppur con tanti sacrifici, ci sto riuscendo.

Cosa ami del tuo lavoro? Cosa provi quando sei dietro alla tua macchina?

Amo come mi fa sentire. Quando vedo un mio lavoro pubblicato o esposto in una galleria, provo una sensazione di estasi e di appartenenza, hai presente la statua de L’Estasi di Santa Teresa del Bernini?

Quali sono i maestri della fotografia che stimi, apprezzi e perché?

Questa domanda è difficile! Ce ne sono tanti, ma ne cito solo alcuni, sicuramente hanno tutti un comune denominatore, una visione intima e poetica della realtà. Mi piacciono le atmosfere drammatiche di Gregory Crewdson, lo sguardo attento verso il diverso di Diane Arbus, la compostezza e la perfezione fotografica di Annie Leibovitz, l’intimità degli scatti di Todd Hido e Nan Goldin, la sfrontatezza di Morten Andersen e Daido Moriyama.

Ti abbiamo visto impegnata nella fotografia musicale: con quale artista ti sei divertita e ritorneresti volentieri a lavorare?

Con tutti. Ogni artista ha un bagaglio artistico ed emotivo diverso, non saprei scegliere.

Del panorama della musica internazionale, con chi ti piacerebbe lavorare?

Un’altra domanda difficile. Avrei voluto sicuramente essere presente in un periodo storico di forte cambiament , quando la musica afroamericana, usciva dai campi di cotone per entrare nelle case; quindi direi con la maggior parte degli artisti jazz, blues, soul , rnb e hip hop. Dal punto di vista della comunicazione visiva si avvicinano molto al mio stile Beyonce, Solange, Lady Gaga, SIA, St. Vincent, Bjork e Florence and The Machine. Trovo la loro idea progettuale sempre coerente e innovativa; nei loro lavori è evidente la conoscenza e l’influenza dell’arte, del teatro e della danza.

Che rapporto hai con i tuoi collaboratori? E con gli artisti che accogli nel tuo studio?

I miei collaboratori sono preziosi, ho puntato tutto sulla competenza, gentilezza e rispetto. Sul set fotografico uno dei mie due assistenti non manca mai, c’è un’ottima sintonia, è importante stabilire un rapporto di fiducia quando si lavora. Purtroppo non ho ancora uno studio tutto mio, ma ci sto lavorando! In alternativa scelgo sempre una location o uno studio adatto al progetto artistico che mi viene commissionato.

Il rapporto con gli artisti è delicatissimo, mi affidano la loro sensibilità e io devo essere gentile, mi viene naturale abbattere il muro della distanza e stabilire subito un contatto per creare una sinergia e un’atmosfera amichevole, la musica è fondamentale sul set, a volte preparo delle playlist ad hoc, è importante che si sentano a proprio agio.

Quali suggerimenti o indicazioni dai agli artisti che si affidano alla tua creatività, che sono particolarmente imbarazzati davanti alla tua macchina fotografica? Come rompi il ghiaccio?

Ogni servizio fotografico ha delle dinamiche proprie. Se c’è da costruire l’immagine completa del disco si progetta tutto insieme all’artista e alla discografica, dalla scelta dello stile delle foto alla grafica, quindi l’artista sul set è già nel mood del suo disco e i momenti di imbarazzo non ci sono, è quasi sempre tutto molto fluido.

Hai mai pensato ad una mostra fotografica? Magari legata ad un tema a cui sei fortemente legata e che si “libera” dalla fotografia musicale.

I miei progetti fotografici personali sono nati prima della fotografia discografica, e vivono tutt’ora parallelamente alla mia attività lavorativa, ho già esposto diverse volte a Londra, Biel e Milano.

Che consigli vorresti dare ai nostri giovani lettori che vorrebbero intraprendere la tua stessa carriera?

Credo che il “merito” dei miei lavori sia legato agli anni di dedizione allo studio, alla ricerca e alla curiosità verso nuove influenze artistiche.

 

Grazie mille per la disponibilità è stato un vero piacere chiacchierare con te! In bocca al lupo per i tuoi progetti futuri e speriamo di rincontrarci presto!

Qui i lavori di Luisa Carcavale https://vimeo.com/luisacarcavale

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