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THE WEEKND, LO “STARBOY” ALLA CONQUISTA DELLE STELLE – RECENSIONE

Voto Autore

di Mauro Milani

The Weeknd ormai è una realtà, fatta di idee e successo.
E’ uscito il suo straordinario terzo disco, “STARBOY“, che debutta direttamente al primo posto della Classifica Billboard, confermando i successi raggiunti dall’artista fino ad oggi, e non solo, perchè questo debutto con i fuochi d’artificio al vertice della top chart più importante del mondo, lancia il nostro verso un futuro da vera grande Star internazionale.

Chi si aspettava qualcosa di nuovo da questo nuovo lavoro discografico può ritenersi più che soddisfatto, perché di novità nelle 18 tracce che compongono “Starboy” ce n’è eccome, c’è pane anche per i palati più fini, appassionati a quel Mainstream che ha stregato e messo d’accordo tutti – primo fra tutti Drake, che pare esserne stato primo scopritore e  poi appassionato fan, tanto da dichiarare successivamente di esserne fortemente influenzato.


Le premesse per bissare il successo del suo precedente album che lo ha catapultato all’attenzione dei media, degli addetti ai lavori e del pubblico tutto, ci sono tutte: “Beauty behind the Madness”, lo ricordiamo, è stato l’album più ascoltato in streaming nel 2015 con 60.000.000 di play.

The Weeknd è stato il primo uomo a raggiungere contemporaneamente, nella stessa settimana, il primo secondo e terzo posto della Billboard R&B chart con i singoli “I can’t feel my face”, “The Hills” e “Earned hit”, e il primo cantante dopo sette anni a raggiungere il risultato d’avere due brani nella top ten con il secondo posto di “I can’t feel my face” e il terzo di “The Hills”.

Per uno che era sconosciuto ai più fino all’anno prima, tutto questo successo ha permesso a quell’album di diventare il decimo album più venduto nel 2015 con più di 1.500.000 copie vendute, ora ormai diventate più di 2.000.000.


L’attesa per il seguito di “Beauty behind the Madness” era quindi fortissima, e a sole 24 ore dal rilascio di “Starboy”, a testimonianza di tutto quanto sopra, quest’ultimo era già numero uno in 80 paesi del mondo.

Testfaye, questo il nome di The Weeknd, non solo sta diventando “la popstar più famosa nel mondo” ma un vero influencer, per quel che riguarda, stile, originalità e sound.

Chi ha criticato anche ferocemente l’album, forse non si è reso conto di quanto i suoi due album precedenti abbiano influenzato la scena black americana, tanto da costringere furbescamente, a mio avviso, Bruno Mars a percorrere tutt’altre strade per la realizzazione del suo nuovo lavoro, 24kMagic (trovate qui la recensione dell’album), facendo invece un percorso inverso, quasi utilizzando una macchina del tempo per ripescare suoni anni ’80 e ’90 che ormai non si sentivano da anni nella musica nera.

L’alternative R&B di The Weeknd, mischiata a suoni elettronici, a volte “bianchi”, e spesso funky, creano un sound dallo stile davvero unico, un vero e proprio genere, seppur ancora in via di definizione. Molti critici hanno tentato di catalogare questo “genere” con diversi nomi (che vi risparmiamo per pietà), stile che è stato poi copiato, ispirando molti dei successi di questo 2016.

Chi critica questo album – che per la cronaca ha alle spalle una produzione mastodontica, con 26 producers e compositori – forse non ha ben presente che cosa significhi avere gettato così tanto fuoco sotto le ceneri della musica contemporanea.

Certo, ascoltando le 18 canzoni di “Starboy” non tutto sembra essere riuscito al meglio, ma non si può accusare l’artista più acclamato del 2015 di esser stato poco coraggioso, piacione o paraculo. Anche in Starboy ci sono spunti ed illuminazioni che a molti faranno tornare in mente il coraggio e la lungimiranza di Micheal Jackson, tanto per citare uno dei suoi miti ispiratori.

Ottime e di alto livello le collaborazioni: Kendrick Lamar, Daniel Wilson, The Future e Lana del Rey, fino al raggiungimento del sublime quando al featuring compaiono addirittura i Daft Punk.

Le canzoni migliori, nonostante il così alto numero di producers,  restano quelle scritte dalla coppia Mckinney/Martin, già presenti nel precedente album. L’unica accusa che forse possiamo lanciare al ragazzotto canadese è l’abuso dell’ autotune ed alcuni backvocals forse troppo ripetitivi in alcuni brani e in taluni troppo azzardati e stucchevoli.

L’attrattiva e l’originalità però restano intatti e l’album, magari troppo lungo, preso a giuste dosi, ti lascia sempre nelle orecchie qualcosa di bello e di nuovo, qualcosa che ti fa dire: “ecco, una cosa così non l’avevo ancora sentita”. E così ti vien voglia di riascoltarla ancora e ancora per apprezzarla meglio.

Come non segnalare Starboy o I feel it coming con i Daft Punk tra i gioiellini?! Le anime dei tre sembrano fondersi alla perfezione. Per non parlare poi di brani come Attention, True Colors, Sidewalks, Party Monster.

Starboy è un album completo e ad esser attenti, nei testi, spesso pieni di ragazze e droga, spicca “Ordinary Life”, una canzone piena di  parole volgari e dove traspare un forte disagio da parte dell’artista nel condurre una vita piena di eccessi, e quasi  un arrendersi ad un destino triste e già scritto.

Speriamo non sia un triste presagio, perché di personaggi come lui la musica, oggi, ha davvero bisogno.


Tracklist:

1. Starboy
2. Party Monster
3. False Alarm
4. Reminder
5. Rockin’
6. Secrets
7. True Colors
8. Stargirl Interlude
9. Sidewalks
10. Six Feet Under
11. Love To Lay
12. A Lonely Night
13. Attention
14. Ordinary Life
15. Nothing Without You
16. All I Know
17. Die For You
18. I Feel It Coming

PER VISUALIZZARE IL VIDEO CLICCARE SULL’IMMAGINE
The Weeknd – Starboy (official) ft. Daft Punk

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