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domenica, Maggio 16, 2021

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I ROLLING STONES E LA LINGUACCIA BLU AL SERVIZIO DEL BLUES – RECENSIONE “BLUE&LONESOME”

Voto Autore

di Roberto Manfredi

E’ uscito con tanto di lingua blu in copertina l’ultimo album dei Rolling Stones : “Blue & Lonesome”.

Il blu è il colore della nobiltà, ma il disco colora di nero, nero pece, nero afroamericano. Contrattualmente avrebbero dovuto registrare un album di inediti, ma i  Rolling Stones sono una multinazionale e beati loro, possono fare quello che vogliono. Ad esempio suonare blues nell’epoca dell’onnipotenza pop 2.0.

Blue & Lonesome” (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo) è un album di cover blues. Una sorta di “ritorno al futuro” per i Rolling.  Si dice che nella terza età sia inevitabile tornare indietro nel tempo, rivivere lo spirito giovanile sepolto da anni, da miliardi, droghe, eccessi, figli, matrimoni seriali e quant’altro.

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The Rolling Stones – Hate To See You Go

Del resto i Rolling sono un brand, una scuola, un suono. Mai in quest’epoca, avrebbero potuto incidere un album contemporaneo, fatto con loop e suoni scaricati dal web e con tanto di citazioni hip hop.

Il loro viaggio a ritroso nel tempo, comprende anche il sistema di registrazione del disco: tutti disposti a cerchio davanti ai microfoni e in presa diretta. Tre ore di registrazione live e tre giorni per mixarlo.

Comprende anche la guest star: il vecchio Eric Clapton che suona in due brani. Più ritorno al futuro di così si muore.

Crediti Foto GettyImages
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Nella varie track ballano in paradiso, pardòn all’inferno nell’ode della musica del diavolo, i fantasmi di Willie Dixon, Jimmy Reed, Eddie Taylor, Walter Jacobs, Little Walter e il cattivissimo Howlin’ Wolf immortalato a perfezione dall’attore Eamonn Walker nel bellissimo film “Cadillac Records” di Darmell Martin.

“Blue & Lonesome” è tradizione, blues classico da antologia ma proprio per questo appare oggi un disco rivoluzionario, epico, coraggioso, in barba al dominio del pop digitale. Probabilmente non venderà come gli altri album, ma poco importa. I Rolling hanno forse il problema di spendere, non tanto di guadagnare. Ma intanto, a pochi giorni dell’uscita dell’album, sono già al 1mo posto in 40 Paesi.

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Mick Jagger
la fa da padrone, canta e suona l’armonica con il fiato e la passione del suo esordio, come se i suoi otto figli li avesse concepiti qualcun altro. Keith Richards, Ronnie Wood e Charlie Watts sempre più simili a vecchi saggi Apache, lo sostengono con il loro motore, senza eccedere in virtuosismi. Persino Eric Clapton, guest star eccellente in “Everyboody knows about mi good thing” e “I can’t quit you baby” suona in sottofondo, senza mai sovrapporsi agli altri.

Ciò che sorprende nei Rolling Stones è il rigore in cui scelgono di mettersi al servizio del Blues, omaggiandolo e rispettandolo. Non pretendono di stravolgerlo né di interpretarlo “facendolo proprio”, come da frase classica da tutor degli odierni talent show.

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I Rolling si comportano come attori che si mettono a servizio di una storia, rendendola realistica, autentica, quasi agissero in un documentario piuttosto che in una fiction.

“Blue & Lonesome” è una testimonianza, un tributo, un gran pezzo di vita di questi quattro anziani più giovani dei loro figli e delle loro mogli. Sembrano usciti dalla piscina del film “Cocoon”. E questo è quello che sorprende di più di questi fantastici highlander del rock-blues.

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Chi li ha visti  lo scorso ottobre al Colorado Desert Festival, il  Desert Trip, è rimasto incredulo. Con loro c’erano The Who, Neil Young, Bob Dylan e Paul McCartney. L’età media del cast era di 72 anni. I Rolling Stones hanno dato prova di una vitalità incredibile, stupefacente nel caso di Mick Jagger che più di una rock star, è ormai un individuo da portare in giro nel mondo ad ogni congresso scientifico. La sua vitalità è un tale mistero che nemmeno “Quark” su Rai Uno potrebbe spiegare.

I tempi della cocaina e delle sniffate di ossigeno puro prima di salire sul palco sono finiti. Jagger è andato oltre. Si è infilato in un buco nero e viaggia nell’universo parallelo a velocità di anni luce.

Tornando al disco, la cosa più brutta è la copertina. Ha il merito di farsi notare in vetrina, ma in quanto a fantasia lascia davvero a desiderare. E’ l’elemento meno vintage dell’album.

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La lingua blu ha una grafica basica, essenziale, come il blues del resto. Ha tratti persino infantili, sembra una faccina emozionale da facebook , e così se ci vengono in mente copertine come “Beetween the Buttons” o “ Sticky Fingers”, c’è da storcere il naso.

Per fortuna le dodici tracce del disco ci riportano all’ epoca in cui la musica contava davvero, fungendo da elemento catalizzatore e aggregante di intere generazioni. Epoca e spirito estinti da tempo, più o meno come i nativi americani, reincarnati nella facce rugose delle pietre rotolanti.

Inutile soffermarsi sui singoli brani. E’ un disco da ascoltare da cima a fondo e dal fondo alla cima, avanti e a ritroso nel tempo. Buon viaggio nella storia ragazzi.

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Questa la tracklist completa di Blue & Lonesome:

Just Your Fool
Commit A Crime
Blue And Lonesome
All Of Your Love
I Gotta Go
Everybody Knows About My Good Thing (con Eric Clapton)
Ride ‘Em On Down
Hate To See You Go
Hoo Doo Blues
Little Rain
Just Like I Treat You
I Can’t Quit You Baby (con Eric Clapton)

 

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The Rolling Stones – Ride ‘Em On Down

 

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