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I ROLLING STONES E LA LINGUACCIA BLU AL SERVIZIO DEL BLUES – RECENSIONE “BLUE&LONESOME”

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di Roberto Manfredi

E’ uscito con tanto di lingua blu in copertina l’ultimo album dei Rolling Stones : “Blue & Lonesome”.

Il blu è il colore della nobiltà, ma il disco colora di nero, nero pece, nero afroamericano. Contrattualmente avrebbero dovuto registrare un album di inediti, ma i  Rolling Stones sono una multinazionale e beati loro, possono fare quello che vogliono. Ad esempio suonare blues nell’epoca dell’onnipotenza pop 2.0.

Blue & Lonesome” (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo) è un album di cover blues. Una sorta di “ritorno al futuro” per i Rolling.  Si dice che nella terza età sia inevitabile tornare indietro nel tempo, rivivere lo spirito giovanile sepolto da anni, da miliardi, droghe, eccessi, figli, matrimoni seriali e quant’altro.

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The Rolling Stones – Hate To See You Go

Del resto i Rolling sono un brand, una scuola, un suono. Mai in quest’epoca, avrebbero potuto incidere un album contemporaneo, fatto con loop e suoni scaricati dal web e con tanto di citazioni hip hop.

Il loro viaggio a ritroso nel tempo, comprende anche il sistema di registrazione del disco: tutti disposti a cerchio davanti ai microfoni e in presa diretta. Tre ore di registrazione live e tre giorni per mixarlo.

Comprende anche la guest star: il vecchio Eric Clapton che suona in due brani. Più ritorno al futuro di così si muore.

Crediti Foto GettyImages
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Nella varie track ballano in paradiso, pardòn all’inferno nell’ode della musica del diavolo, i fantasmi di Willie Dixon, Jimmy Reed, Eddie Taylor, Walter Jacobs, Little Walter e il cattivissimo Howlin’ Wolf immortalato a perfezione dall’attore Eamonn Walker nel bellissimo film “Cadillac Records” di Darmell Martin.

“Blue & Lonesome” è tradizione, blues classico da antologia ma proprio per questo appare oggi un disco rivoluzionario, epico, coraggioso, in barba al dominio del pop digitale. Probabilmente non venderà come gli altri album, ma poco importa. I Rolling hanno forse il problema di spendere, non tanto di guadagnare. Ma intanto, a pochi giorni dell’uscita dell’album, sono già al 1mo posto in 40 Paesi.

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Mick Jagger
la fa da padrone, canta e suona l’armonica con il fiato e la passione del suo esordio, come se i suoi otto figli li avesse concepiti qualcun altro. Keith Richards, Ronnie Wood e Charlie Watts sempre più simili a vecchi saggi Apache, lo sostengono con il loro motore, senza eccedere in virtuosismi. Persino Eric Clapton, guest star eccellente in “Everyboody knows about mi good thing” e “I can’t quit you baby” suona in sottofondo, senza mai sovrapporsi agli altri.

Ciò che sorprende nei Rolling Stones è il rigore in cui scelgono di mettersi al servizio del Blues, omaggiandolo e rispettandolo. Non pretendono di stravolgerlo né di interpretarlo “facendolo proprio”, come da frase classica da tutor degli odierni talent show.

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I Rolling si comportano come attori che si mettono a servizio di una storia, rendendola realistica, autentica, quasi agissero in un documentario piuttosto che in una fiction.

“Blue & Lonesome” è una testimonianza, un tributo, un gran pezzo di vita di questi quattro anziani più giovani dei loro figli e delle loro mogli. Sembrano usciti dalla piscina del film “Cocoon”. E questo è quello che sorprende di più di questi fantastici highlander del rock-blues.

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Chi li ha visti  lo scorso ottobre al Colorado Desert Festival, il  Desert Trip, è rimasto incredulo. Con loro c’erano The Who, Neil Young, Bob Dylan e Paul McCartney. L’età media del cast era di 72 anni. I Rolling Stones hanno dato prova di una vitalità incredibile, stupefacente nel caso di Mick Jagger che più di una rock star, è ormai un individuo da portare in giro nel mondo ad ogni congresso scientifico. La sua vitalità è un tale mistero che nemmeno “Quark” su Rai Uno potrebbe spiegare.

I tempi della cocaina e delle sniffate di ossigeno puro prima di salire sul palco sono finiti. Jagger è andato oltre. Si è infilato in un buco nero e viaggia nell’universo parallelo a velocità di anni luce.

Tornando al disco, la cosa più brutta è la copertina. Ha il merito di farsi notare in vetrina, ma in quanto a fantasia lascia davvero a desiderare. E’ l’elemento meno vintage dell’album.

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La lingua blu ha una grafica basica, essenziale, come il blues del resto. Ha tratti persino infantili, sembra una faccina emozionale da facebook , e così se ci vengono in mente copertine come “Beetween the Buttons” o “ Sticky Fingers”, c’è da storcere il naso.

Per fortuna le dodici tracce del disco ci riportano all’ epoca in cui la musica contava davvero, fungendo da elemento catalizzatore e aggregante di intere generazioni. Epoca e spirito estinti da tempo, più o meno come i nativi americani, reincarnati nella facce rugose delle pietre rotolanti.

Inutile soffermarsi sui singoli brani. E’ un disco da ascoltare da cima a fondo e dal fondo alla cima, avanti e a ritroso nel tempo. Buon viaggio nella storia ragazzi.

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Questa la tracklist completa di Blue & Lonesome:

Just Your Fool
Commit A Crime
Blue And Lonesome
All Of Your Love
I Gotta Go
Everybody Knows About My Good Thing (con Eric Clapton)
Ride ‘Em On Down
Hate To See You Go
Hoo Doo Blues
Little Rain
Just Like I Treat You
I Can’t Quit You Baby (con Eric Clapton)

 

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Roberto Manfredi
Roberto Manfredi è figlio d’arte. Madre organista alla chiesa Valdese di Milano e insegnante di pianoforte. Padre pittore, musicista di oboe, diplomato al Conservatorio di Pesaro. La musica accompagna Roberto fin dalla tenera età, in cui canta gli inni protestanti, ( gospel e ballate ) e suona in casa con i suoi genitori. Studia il pianoforte e il basso elettrico. Poi terminati gli studi all’Accademia di Belle Arti a Carrara, entra nella discografia nel 1975 alla Produttori Associati dove si occupa di promozione e in particolare della promozione dei dischi di Fabrizio De Andrè, poi diventato suo amico negli anni a seguire. Dopo un anno si sposta alla Editori Associati, l’ Edizione musicale che fa parte della Ricordi e della produttori Associati. Nel 1976 produce il primo disco insieme al fratello Gianfranco e a Claudio Fabi. E’ la registrazione live dell’ultimo Festival di Re Nudo al Parco Lambro. Nel disco figurano artisti come Ricky Gianco, Eugenio Finardi, Area, Tony Esposito, Canzoniere del Lazio e molti altri. Passa poi nel gruppo RCA insieme a Nanni Ricordi seguendo parecchie produzioni discografiche dell’Etichetta indipendente Ultima Spiaggia e per la RCA stessa. In quegli anni produce gli album di Gianfranco Manfredi, David Riondino che lo fa conoscere a De Andrè che lo porta nel suo storico tour con la PFM e soprattutto l’album “Un Gelato al limon” di Paolo Conte. Scopre anche Alberto Fortis presentandolo dopo il periodo della RCA a Claudio Fabi e Mara Maionchi alla Ricordi. Durante questo periodo segue molte registrazioni di Enzo Jannacci, Claudio Lolli, Ricky Gianco, Ivan Cattaneo, etc… Passa poi come vice direttore artistico alla Polygram dove segue contemporaneamente una trentina di artisti sotto contratto, da Massimo Bubola a Carlo Siliotto, da Maria Carta a Roberto Benigni ( L’inno del corpo sciolto ) fino alla compilation “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni. Nel 1981 abbandona la Polygram, resosi conto che l’industria discografica si avviava al fallimento, e si trasferisce a Roma fondando con Pasquale Minieri, Anna Bernardini e Gaetano Ria la Società Multipla. Qui parte la produzione dell’operazione Mister Fantasy. Beppe Starnazza e i Vortici, con Freak Antoni nei panni del front man. Dopo l’album e due tournèe, seguono due singoli distribuiti dalla Cbs. Produce in seguito il supergruppo vocale The Oldies per la Rca ( con Nicola Arigliano, Cocky Mazzetti, Ernesto Bonino, Wilma De Angelis e Claudio Celli ) e l’ultimo album di Gianfranco Manfredi per la Polygram. Produce anche le colonne sonore del film “Liquirizia” di Salvatore Samperi e “Lupo Solitario”, programma di Antonio Ricci con Elio E Le Storie Tese, Banda Osiris e Skiantos. Contemporaneamente passa alla televisione come autore televisivo. Fonda anche la società Sorpresa SoS, che si occupa di promozione e produzione di concerti, servizi stampa e casting televisivi. Organizza e promuove concerti del management di Franco Maimone e Francesco Sanavio, quali Iggy Pop, Suzanne Vega, Lena Lovich e Nina Hagen, James Brown, Depeche Mode, The Kinks, Penguin Cafè Orchestra, Charlie Headen Liberation Orchestra e Sting. Poi decide di specializzarsi nel mondo televisivo e nei format musicali. E’ stato autore e capoprogetto di format quali Lupo Solitario, Fuori Orario, Mister Fantasy, Sanremo Rock, Segnali di Fumo, Tournèe, Super, Night Express, Italian Music Award, e “Supermarket” di e con Piero Chiambretti e di innumerevoli speciali monografici per Italia uno di artisti quali Elton John, Madonna, U2. Contemporaneamente produce gli home video “Mistero Buffo” di Dario Fo e “Storie del signor G” di Giorgio Gaber. Nel 1988 fonda il gruppo satirico “I Figli di Bubba” partecipando al Festival di Sanremo nella sezione Big. In seguito rimane come capoprogetto nella sezione tv della Trident Agency per oltre due anni e infine entra nella società Magnolia di Giorgio Gori come produttore esecutivo e autore. Dopo sette anni in cui produce ben quattro edizioni del format “Markette” di Piero Chiambretti, lavora per la ITC Movies per lo show di Maurizio Crozza “Crozza Alive” occupandosi anche di altre produzioni per Varie case di produzione tra cui Endemol e 3zero2 di Piero Crispino e Mario Rasini di cui è stato autore nel programma RAI DUE : “Delitti Rock”, E’ stato direttore artistico di vari eventi e manifestazioni di carattere nazionale e internazionale come “Il cinquantesimo anniversario della bomba di Hiroshima” presso la Sala Nervi in Vaticano dove ha riunito artisti come Dee Dee Bridgewater, Al Jarreau e Randi Crowford, è stato direttore artistico dei concerti per la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1995 e dell ‘unico Festival di Musica africana a San Siro per il sostegno alla Liberia, insieme a George Whea e a Laura Boldrini, allora dirigente della World Food Program facendo suonare su due palchi paralleli artisti come Alpha Blondie, Youssou ‘n’dour, Salif Keita, Morikante, Buddy Guy, etc… Attualmente è Head manager new format media presso la società Infront per lo sviluppo e la produzione di nuovi format tv “made in Italy” , produttore esecutivo per la Società Magnolia e autore di “Eccezionale Veramente” su La7. Ha scritto quattro libri : “Talent Shop” ( dai talent scout ai talent show ), Nu Ghe Né ( dedicato all’amico Fabrizio de Andrè ) , “Freak, odio il brodo” ( omaggio a Freak Antoni ). Di prossima pubblicazione ( febbraio 2016 ) il volume “ SkANZONATA - Storia della canzone satirica, umoristica e comica italiana, dai futuristi a oggi”, per la Skira Editrice. Regista del film “ Il Sogno di Yar Messi Kirkuk” in emissione 2015 su Sky Sport 24 e di alcuni filmati industriali e video web per aziende quali Academia Barilla, Fiat, Omnitel, etc…

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