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Elisa Rossi: l’ECO di buona musica – INTERVISTA

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Crediti Foto Matteo Casilli
Voto Autore

di Mariafrancesca Mary Troisi

Pochi giorni fa ho fatto due “chiacchiere” con Elisa Rossi, una delle più interessanti cantautrici del panorama cantautoriale attuale, vincitrice nel 2014 del Premio Bianca D’Aponte (unica manifestazione cantautorale declinata esclusivamente al femminile).

In questo nostro incontro Elisa Rossi ha presentato (tra le altre cose) il suo terzo album, “Eco”, uscito il 25 novembre (con etichetta IndieSoundsBetter), in una chiacchierata rilassata e piacevole, come da lei stessa definita a chiusura dell’intervista.

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Ciao Elisa…

Per presentarti al meglio ai nostri lettori, ti chiederei di raccontarmi (prima di tutto) i tuoi esordi “musicali”…

So che ho sempre amato cantare, sin da piccola. (sorride)

Quindi dopo il diploma ho cercato di dare una direzione più “professionale” a quello che facevo, trasferendomi – da Rimini (dove sono nata) a Roma, dove ho conseguito il diploma presso l’Accademia d’arte drammatica Pietro Sharoff.

Contemporaneamente ho iniziato a studiare canto, e mi sono iscritta al Saint Louis College of Music.

Devo confessarti che sono sempre stata timida, e la recitazione mi ha aiutato ad abbattere la timidezza.

Lavorando in Accademia ho capito poi quello che avrei voluto fare, ossia dedicarmi al canto, completamente.

Il mio percorso è iniziato forse tardi – rispetto a tanti – ma una volta imboccato ho capito che dovevo percorrere questa strada, e dare una mia chiave di “lettura” alla musica.

Sei stata – nel 2007 – tra i vincitori di Musicultura (il festival dedicato alle nuove promesse fra i cantautori della musica popolare e d’autore contemporanea), ricevendo il Premio SIAE per la Miglior musica e Premio Sisme per la Miglior esibizione live, con il brano Calmaapparente, scritto a quattro mani con Bungaro, uno degli artisti più raffinati della nostra scena musicale.

Sono arrivate conseguentemente  altre collaborazioni “importanti”?

 Bungaro è stato sicuramente una delle più grandi figure professionali che ha accompagnato il mio percorso.

Ho imparato molto dalla nostra collaborazione.

Anche per l’ultimo disco mi sono avvalsa dei consigli di un artista che stimo molto: Diodato, confrontandomi spesso con lui sui brani in composizione e ricevendo continui input da seguire per tratteggiare al meglio la “forma” dei pezzi che avrebbero poi composto il nuovo album.

Hai partecipato anche a X- Factor nel 2008.
Come sei arrivata alla scelta del talent?

Nel 2008 ho partecipato a X-Factor, che era ancora trasmesso da Rai2; fui scelta da Morgan.

Non sono arrivata fino alla fine… anzi… mi sono fermata molto prima, ma fui notata da Luca Tommasini (coreografo e direttore artistico di X – Factor) che mi fece esordire – l’anno dopo – nel cast del musical Hair, da lui diretto con Giampiero Solari.

Per rispondere alla tua domanda, quindi, credo che il talent sia un modo come un altro per farti conoscerti. Per questo ho partecipato,  anche se c’è un prezzo da pagare: la poca “spontaneità” cui ti costringe la tv.

Nel 2014 hai ricevuto il Premio Bianca d’Aponte per il brano “Pensi sia possibile?” e la targa dell’associazione MuoviLaMusica, allora di Alberto Salerno e Mara Maionchi.

Cosa ha significato per te questa vittoria?

E’ stata un nuovo punto d’inizio, da lì è ripartito un po’ tutto, perché vedi… mi ero fermata due anni dopo il secondo disco, sentivo di non avere abbastanza stimoli.

Poi ho conosciuto una persona (che è diventata il mio manager) che mi ha spronato a partecipare.

Dalla vittoria al Premio Bianca D’Aponte si sono aperti poi anche altri scenari, che mi hanno portato all’incontro con Stefania Domina, mia attuale produttrice.

 

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Parliamo ora del nuovo lavoro.

Dopo due album autoprodotti, arrivano a tre anni di distanza “Da qui” (primo singolo) e “I GIGANTI” (secondo singolo estratto), brani che hanno anticipato l’uscita dell’album “ECO”, out dal 25 novembre, su etichetta IndieSoundsBettere

 Se dovessi raccontare i due singoli a chi non li ha ancora ascoltati, come li presenteresti?

Bella domanda (sorride).

“Da qui” lo rappresenterei sicuramente come una sorta di esortazione, alla ricerca della nostra luce interiore, nell’affinare la capacità di affrontare i nostri problemi a testa alta.

“I giganti” l’ho sempre collocato invece in un immaginario campo di battaglia, perché è una lotta contro le proprie paure.

Vedi (sospira)… io sono molto insicura.

Mi metto spesso in discussione (le dico che è sinonimo d’intelligenza, mettersi in discussione.)

Cerco di evolvermi continuamente, e ho cercato di farlo anche in questo nuovo lavoro, che vede alla produzione artistica Carlo Longo e Carmine Ruffino.

 Immagino che ti vedremo live dopo l’uscita dell’album.

Se dovessi scegliere tra il “momento” della composizione di un pezzo e la sua esecuzione live, quale momento sarebbe per te irrinunciabile, ossia… cosa butteresti giù dalla “famosa” torre?

Questa è una domanda un po’ “cattiva” (sorride ancora)

Credo che non riuscirei a scegliere facilmente, sono entrambi momenti irrinunciabili, anche se dipende molto dalla fase che stai attraversando.

Se dovessi fare necessariamente una scelta… direi il momento della composizione.

Amo scrivere, rappresenta il momento in cui ti liberi completamente delle tue emozioni, sei da sola e ti racconti, senza filtri.

 C’è un artista italiano o non con cui vorresti lavorare?

E c’è una persona a cui fai ascoltare prima degli altri i nuovi pezzi?

Ho una lista lunga (sorride); sarebbe sicuramente una specie di sogno poter lavorare, ad esempio, con Dardust, Niccolò Fabi, Sia…

(Le dico che si accontenta “di poco”, e ci facciamo una risata: condivido pienamente le sue scelte).

 Le prime persone che ascoltano i nuovi lavori sono invece i miei figli, giudici inflessibili (sorride).

Al più grande, poi – quasi adolescente – è difficile strappare un consenso, quindi quando lui dice “sì”, è “sì”, vado tranquilla.

Cosa pensi dell’attuale scenario italiano e cosa ti auguri per il nuovo anno, ormai alle porte…

C’è un gran fermento nel sottobosco indie, e anche la discografia credo se ne stia accorgendo (mi viene in mente, ad esempio, Calcutta).

Nei prossimi anni il mercato discografico dovrà cambiare rotta, penso sia ormai inevitabile. Io sono ottimista.

Per quanto mi riguarda… gli ultimi due anni sono stati un’ascesa continua.

Auguro a me stessa che la mia creatività si rinnovi sempre, e spero di fare concerti con il disco, che è segnato da una profonda ricerca interiore – si apre nei ritornelli che aprono al futuro. Mi auguro quindi questa positività.

 Per chiudere, ti chiederei – come mia caratteristica consuetudine – di racchiudere l’intervista in una parola, o frase.

Sono contenta perché ci siamo fatte una chiacchierata molto piacevole, mi hai completamente messo a mio agio: mancava solo una tazza di tè (sorride).

(La ringrazio ovviamente, accogliendo l’invito a farci una chiacchierata davanti a una tazza di tè – anche se preferisco di gran lunga il caffè – per parlare di quello che “scriviamo”).

 Vorrei infine rivolgere un saluto caloroso ai lettori di FMD -faremusic.it: spero che rimanga sempre viva in voi la voglia di scoprire nuova musica.

Sosteniamo insieme la musica italiana.

Non posso far altro che unirmi a questa sorta di “appello” di Elisa Rossi, ringraziandola per l’intervista, sulla scia del suo personale eco di nuova e buona musica, tutta da scoprire.

PER VISUALIZZARE IL VIDEO CLICCARE SULL'IMMAGINE Elisa Rossi - I giganti
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Elisa Rossi – I giganti

 

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