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In guerra con Dio – Analisi della canzone “With God on Our Side” (B. Dylan)

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di Tiziana Pavone

Dominic Behan, fratello di un noto drammaturgo irlandese nasce a Dublino nel 1928. Nel 1957 scrive un testo, The Patriot Game (il Gioco del Patriota), su pregresse melodie di matrice popolare celtica tipo “The Grenadier and the Lady”, “The Nightingale”, “Paddington Green”. Su arie così radicate il testo di Behan, che è nuovo ma riporta all’attenzione la vecchia guerra civile, diventa un inno nazionalista irlandese, e a sua volta influenzerà una canzone di Bob Dylan: With God on Our Side (Con Dio dalla Nostra Parte).

Il nuovo testo scritto da Behan su melodie traditional, narrava del prezzo sanguinario e psicologico che si paga calati in una guerra civile interminabile tra ribelli e patrioti d’Irlanda. Che si erano divisi subito dopo aver combattuto da fratelli la guerra di indipendenza contro l’Inghilterra, conclusasi nel 1921 con la nascita dell’Irlanda del Nord, sotto la protezione del governo britannico. Dylan potrebbe aver conosciuto la canzone di Behan durante il suo primo viaggio nel Regno Unito ascoltando il folksinger Nigel Denver, che la cantava. Oppure su dischi editati in America da colleghi irlandesi residenti a New York. In una intervista uno di loro, Liam Clancy spiegò successivamente che con il suo gruppo scelsero la versione di Behan per farla conoscere al folk studio nel Greenwich Village di New York, frequentato anche da Dylan. In realtà questa canzone la registrarono diversi cantanti popolari, da una sponda all’altra dell’oceano Atlantico, The Dubliners, Luke Kelly, the Wofhounds, Judy Collins, e molti altri, perchè è una canzone di coscienza civile maturata dentro ai suoi tempi, in pieno secolo breve. Un secolo di grandi scoperte produttive ma che alla fine paiono essersi ritorte contro l’umanità (pensiamo solo che nel 1904 la scoperta sull’amianto cancerogeno fu tenuta nascosta per tutto il secolo, traendo così grandi profitti ma impoverendo la salute della popolazione).

Comunque sia andata, Dylan dalla melodia ha certamente attinto, ma per trasformare. E non è una questione di strumenti. Qui lui compie una operazione chirurgica: con il suo ritocco divide l’impronta musicale celtica di antico sapore, dalla matrice folk, che mantiene vivida con chitarra e immancabile armonica. La versione di Dylan ha senz’altro il merito di aver universalizzato un traditional irlandese. E’ per questo che fu possibile archiviare l’accusa pubblica di plagio avanzata da Behan. Dylan non ha fatto altro che ricomporre un testo su musiche rielaborate su altre riconducibili al diciassettesimo secolo. Nè più né meno di quello che aveva fatto Behan. La conferma arrivò anche da Liam Clancy, che riconobbe le origini nella canzone dei Monti Appalachi, The Merry Month Of May, resa popolare da un rifacimento di Joe Stafford intitolato The Bold Grenadier and Lady. Per quanto riguarda il testo Dylan ripete uguale la struttura lirica di The Patriot Game, e la bacia in rima. Cambia però il contenuto dei versi. E qui c’è del genio. Così tanto, che vengono i brividi a rileggerlo e a trovarlo tragicamente attuale. Se di influenza sulle parole si parla, quella è da ricercarsi nella frase “con Dio dalla nostra parte”, la frase che dà anche il titolo alla canzone.

Nella storia della letteratura vi è traccia di una frase simile, in un discorso che tenne un poliedrico scrittore nato nel ‘700, Robert Southey, il quale compose anche poesie e ballate: “Le leggi sono con noi e Dio è dalla nostra parte”.

Nella sua vita viaggiò fino in Portogallo e cambiò anche idee sulla società e la politica. Tanto da essere accusato da altri suoi colleghi, come Byron e Hazlitt di alto tradimento. Forse è questa la figura ideale a cui abbinare lo spirito libero del poeta, ma non possiamo avere certezza che la frase provenga da tale personaggio. Anche perchè è probabile che George Bernard Shaw abbia avuto una certa incidenza sul nostro, con la sua opera teatrale dedicata a Giovanna d’Arco. Le visioni di cui parla Dylan possono riferirsi proprio a lei, in Visions of Joahnna, canzone che sarà incisa a distanza di due anni, in Blonde on Blonde, doppio 33 giri da molti ritenuto il capolavoro dei capolavori. Giovanna d’Arco porta sulla bandiera il disegno di Dio, in quanto sua condottiera, per rendere nobile la guerra dei giusti: “Devo salvare la Francia dai suoi nemici e riportarla tra le braccia di Dio”. Lei incarna la figura del profeta divino: “Gli uomini combatteranno e Dio donerà la vittoria”. Nella storia, intrisa di crociate e guerre di religione, non possiamo ignorare che altri sanguinosi condottieri si sono mossi in nome di Dio, come Hitler (“Dio è con noi”) e nei nostri giorni uno su tutti Bin Laden. Ogni governo entra in guerra convinto di avere Dio dalla sua parte.

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Da questo gioco a un certo punto in anni recenti si è sottratto il Vaticano, nella persona di Papa Wojtyla. Non è stato poco, dal momento che parliamo di una istituzione che ha annoverato tra i suoi Papi anche veri generali. Questo è stato il Papa che ha chiesto scusa al mondo moderno per le crociate, gli scismi, le inquisizioni, l’olocausto, il colonialismo, la discriminazione etnica e sessuale. Nel 1993 ad Assisi tentò per la prima volta di riunire musulmani ebrei e cristiani, in una veglia di preghiera volta a collaborare, piuttosto che a contrapporsi. Sottolineando come il messaggio evangelico andasse proprio in direzione opposta a quello della guerra. Invitò tutte le religioni a stare uniti per perseguire la pace in Europa. In quegli anni nel nostro vecchio continente c’era la sanguinosa guerra in ex Jugoslavia. Il messaggio è chiaro al mondo, quando Papa Giovanni Paolo II ripugna la guerra e tuona: “Noi riuniti affermiamo che chi utilizza la religione per fomentare la violenza ne contraddice la più profonda essenza, mai più guerra in nome di Dio! Ogni religione porti sulla terra giustizia e pace, perdono e vita, amore”. Sebbene siano passati trent’anni dal parto di With God on Our Side, contenuta nel suo terzo album, The Times, They Are A-Changin’ uscito nel 1964, in quel caso, Dylan, che ci aveva visto lungo e ancora nell’84 cantava di religione (“You know sometimes Satan comes as a man of peace /Sai che qualche volta Satana si presenta vestito da angelo”, Man of Peace, da Infidels, 1984), se non altro una risposta divina tra le parole sparse al vento l’ha avuta. E con lei, il sentore che se Dio tiferà per qualcuno, sarà per chi porterà via la guerra. Con With God on Our Side, forse la più cantata in lingua inglese, e certo, anche con altre canzoni sulla guerra (incisiva l’invettiva in Masters of War), Dylan assorbendo le tendenze, non schierandosi con le religioni, prendendo per mano la sua beat generation contraria alla guerra che si combatteva in quegli anni in Vietnam, ha potuto svegliare le coscienze collettive di tutto il mondo. Più di quanto fossero riusciti a fare tutti gli altri suoi colleghi, poeti e scrittori che non avevano mai utilizzato la musica per incidere a parole e di fatto nella società.

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Canzoni a confronto, da Behan a Bob Dylan

La prima strofa di With God on Our Side trova corrispondenze nella seconda strofa di The Patriot Game. Quindi gli inizi delle due canzoni, messe a confronto, sono diversi.

The Patriot Game antepone altri versi, e solo poi specifica: “My name is O’Hanlon, and I’ve just gone sixteen / Mi chiamo O’ Hanslon e ho appena 16 anni”. In Dylan questi due versi diventano l’incipit da cui far partire tutto il discorso. Lui pare abbia fretta di correggere il suo predecessore, rispondendogli: “Oh My name it is nothing, my age it means less / Il mio nome non conta niente, la mia età ancor meno”. Bob ha trovato la grande risposta che vola oltre l’inno della guerra civile irlandese. Lo si capisce già dalla mutazione che avviene nell’incipit. Per Bob l’identità del narratore va abbandonata.

Il narratore sembra andare in pari con l’identità persa da una qualsiasi vittima di guerra. Il narratore è uno di noi. Stessa sorte. Infatti, se il mondo intero è in guerra, noi da persone che eravamo, diventiamo numeri. E questo lui lo doveva dire da subito! L’incipit entrerà nel gergo dei fans, tra i messaggi di cui si faranno a loro volta messaggeri mentre sono intenti a scambiarsi cimeli. “My name it is nothing, my age it means less” è un segnale di umiltà, un invito a guardare il mondo fuori di noi per prendere coscienza di qualcosa di più grande. Dopo essersi presentato come voce narrante del signor nessuno, Bob si rilassa e nel terzo verso tiene fede alla canzone originale: “provengo da Monaghan dove sono cresciuto”. Bob però cresce a Hibbing, nel Minnesota.

Casa dove viveva Bob a Hibbing Crediti Foto Michael Hukka
Casa dove viveva Bob a Hibbing
Crediti Foto Michael Hukka

E’ a questo luogo reale che si riferisce, nella sua versione: “The land that I come from, is called the Mid-West / La terra da cui provengo è chiamata il medio occidente”. Non poteva essere diversamente. A meno di  voler sembrare irlandese. A questo punto il menestrello introduce il suo testo: un anatema contro il potere politico-religioso che ha determinato la storia e continua a decidere il destino dell’umanità.

Come si capisce paragonando i due testi, non nella struttura della ballata ma nei contenuti vi è differenza: Bob Dylan decontestualizza la guerra. La quale non si svolge più dentro a uno scenario irlandese e non appartiene più a un solo territorio. E nemmeno a un solo periodo storico. Se Behan narrava della morte eroica di due militi dell’I.R.A. che avevano protratto la lotta fino al ’57, per Dylan ogni guerra sul pianeta viene combattuta con la benedizione di Dio sempre dalla nostra parte. E a quel punto è come se il poeta si chiedesse “dalla parte della pace allora chi ci sta?” Ovvio! Sempre noi! Tipica mentalità degli esseri umani quella di giustificare ogni orrore, identificandosi nel ruolo dei giusti. Un po’ come quando tifiamo per il personaggio buono di un film, e desideriamo uccidere chi gli fa del male. Il bene lo accettiamo dentro di noi, il male è sempre visto fuori di noi, negli altri. I problemi nascono quando capiamo che per chi ci sta di fronte, gli altri siamo noi. Un concetto espresso molto bene anche in Italia, con De André ne La Guerra di Piero.

Una curiosità. The Patriot Game inizia come abbiamo detto in un altro modo: “Come all ye young rebels, and list while I sing / Venite giovani ribelli, e ascoltate mentre canto”. Questa intro molto usata nel folk irlandese Dylan la utilizza non in questa ma in un’altra sua canzone dello stesso album, The Times They are A-Changin’ scritta a pochi mesi dall’attentato a Kennedy.
L’incipit diventerà: “Venite intorno a me gente, ovunque voi siate”. A dimostrare ancora una volta l’universalità del messaggio. Anche in zone di pace “Fareste meglio a iniziare a nuotare o affonderete come un sasso”. A dimostrare la lungimiranza del singolo. Nei due dischi del ’64 e nei due del ’65 Dylan dà davvero un colpo al cerchio e uno alla botte. Prima sognando di riequilibrare il mondo con l’irriverenza verso il potere e il risveglio di una generazione che non stava capendo il cambiamento messo in atto dal potere. Dopo, mettendosi in gioco come un menestrello che non vuole essere la voce di nessuna delle due fazioni. Nè la voce del potere, né un mito del popolo. Caratteristica che gli farà compagnia per tutta la vita.

 

PER VEDERE IL VIDEO CLICCA SULL'IMMAGINE. Dominic Behan - The Patriot Game
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Dominic Behan – The Patriot Game

 

PER VEDERE IL VIDEO CLICCA SULL'IMMAGINE Bob Dylan – With God on Our Side
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Bob Dylan – With God on Our Side

In un concerto del 1988 Dylan per la prima volta aggiunse a gran sorpresa una strofa al suo With God on Our Side. Era una frase che riguardava la guerra in Vietnam. Prima di allora non l’aveva menzionata. Volendo distaccarsi dalle aspettative di quel tempo. Che lo volevano inchiodare all’impegno civile e alla canzone di protesta. Molti anni dopo questo pericolo non c’era più. Nel video vi è traccia al minuto 3’28”

LA STROFA  AGGIUNTA A WITH GOD ON OUR  SIDE

In the 1960s
Came the Vietnam war
Can Somebody tell me
What we were fighting for?
So many young men died
So many mothers cried
Now I ask the question
Was God on our side?

 Nei ’60
arrivò la guerra in Vietnam
Qualcuno sa dirmi
I motivi per i quali abbiamo combattuto?
Sono morti molti giovani uomini
osì tante madri hanno pianto
Quindi vi chiedo:
Dio era dalla nostra parte

 

 

PER VEDERE IL VIDEO CLICCA SULL'IMMAGINE Bob Dylan – With God On Our Side, 1988 Oakland
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Bob Dylan – With God On Our Side, 1988 Oakland

 

 

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