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Viaggio nei testi delle canzoni: “Sono solo canzonette” di Edoardo Bennato

Voto Autore

di Alberto Salerno

La leggenda narra che il titolo di questa canzone di Edoardo Bennato sia stato dato, involontariamente, da Enzo Jannacci. All’inizio del 1980 entrambi erano al Castello Di Carimate, uno studio di registrazione in Brianza, che a quei tempi era fra i più rinomati in Italia e in Europa. Bennato stava realizzato il suo album nello studio rosso, mentre Jannacci, nello studio verde, lavorava al suo. Gli studi non erano comunicanti, ma molto vicini, quindi ci voleva nulla per entrare e dare un’occhiata.

A Jannacci capitò di vedere il mixer dello studio rosso, durante una pausa. Era completamente coperto di nastri di scotch bianco che impedivano di toccare i faders (per i profani parliamo dei  livelli di ogni canale del banco mixer). Un cartello intimava: “NON TOCCARE!“.

Era evidente che Edoardo Bennato, e il suo produttore, Alessandro Colombini, temevano fortemente che qualcuno potesse modificare i livelli durante un missaggio.

Alla vista di quel cartello “intimidatorio” Jannacci, ironicamente come sua indole, sotto quel “non toccare”  scrisse: “sono solo canzonette” …come a voler dire “ma quante pippe mentali vi fate“.

Leggendo la “missiva” scritta sul cartello dal buon Jannacci, Bennato, oltre che a divertirsi, rimase così colpito dalla frase e dal suo significato intrinseco, tra l’ironico e il dissacrante, che decise di lavorarci su, usando quelle parole anche come titolo di quell’album,  che poi divenne l’album più venduto di tutta la sua carriera.

Sottolineo che tutto quanto su raccontato non è dato sapere se sia storia successa davvero o meno, ma a me piace pensare che le cose siano andate proprio così.

Sono solo canzonette

Mi ricordo che anni fa
di sfuggita dentro un bar
ho sentito un juke-box che suonava
e nei sogni di bambino
la chitarra era una spada
e chi non ci credeva era un pirata!

Edoardo parte a spron battuto con un ricordo di quando era molto giovane, ed è affascinante l’idea che nei suoi sogni di bambino la chitarra fosse una spada.

e la voglia di cantare
e la voglia di volare
forse mi è venuta proprio allora
forse è stata una pazzia
però è l’unica maniera
di dire sempre quello che mi va

Nella seconda parte della prima strofa Bennato imprime un’altra accelerazione, anticipando il tono che poi avrà tutto il testo, ovvero una sorta di invettiva nei confronti del sistema, in particolare contro il partito comunista di allora.

Non potrò mai diventare
direttore generale
delle poste o delle ferrovie
non potrò mai far carriera
nel giornale della sera
anche perché finirei in galera!
mai nessuno mi darà
il suo voto per parlare
o per decidere del suo futuro
nella mia categoria
è tutta gente poco seria
di cui non ci si può fidare

In questa parte Edoardo prende le distanze dalla classe politica, e lo fa in un modo molto intelligente, sparando contro la sua stessa categoria, un po’ come aveva fatto agli inizi con quel capolavoro che fu “Cantautore“, ancora oggi un brano attuale e godibilissimo all’ascolto.

Guarda invece che scienziati,
che dottori, che avvocati,
che folla di ministri e deputati!
pensa che in questo momento
proprio mentre io sto cantando
stanno seriamente lavorando!
per i dubbi e le domande
che ti assillano la mente
va da loro e non ti preoccupare
sono a tua disposizione
e sempre, senza esitazione
loro ti risponderanno

Qui troviamo un altro affondo contro la classe politica e all’establishment del potere economico e politico che aveva stabilito, allora, quell’ordine costituito, e in questo Bennato è stato un vero rivoluzionario, non solo nel linguaggio, ma anche nell’interpretazione, che non subisce mai il minimo calo nella sua intenzione d’essere provocatorio, accusatorio.

io di risposte non ne ho
io faccio solo rock’n’ roll
se ti conviene bene
io più di tanto non posso fare

Ed eccoci al momento topico del testo, in cui vengono, in un certo senso, tirate le somme, e viene specificato senza equivoci che le risposte non le danno chi fa “canzoni”, non sono nelle canzoni le risposte ai grandi quesiti sociali… che chi scrive può solo “dire”, “denunciare”, far pensare. Ma alla fine, la realtà è che quello che lui (e i suoi colleghi cantautori) fa è fondamentalmente musica, e solo quella, solo canzoni …e di più non si può pretendere.

Gli impresari di partito
mi hanno fatto un altro invito
e hanno detto che finisce male
se non vado pure io
al raduno generale
della grande festa nazionale!
hanno detto che non posso
rifiutarmi proprio adesso
che anche a loro devo il mio successo,
che son pazzo ed incosciente
sono un irriconoscente
un sovversivo, un mezzo criminale

E qui siamo al punto più “diretto” di tutto il testo, l’attacco frontale al partito comunista di allora, alle feste dell’Unità e al concertone del 1 maggio. Bennato ebbe molto coraggio a dire finalmente e chiaramente le cose come stavano, e di questo bisogna rendergli merito. Certo, in seguito la sua svolta fu nel pop, molto meno impegnato di quanto lo era stata fino a questo disco.

Ma che ci volete fare
non vi sembrerò normale
ma è l’istinto che mi fa volare!
non c’è gioco ne finzione
perché l’unica illusione
è quella della realtà, della ragione!
però a quelli in malafede
sempre a caccia delle streghe
dico: no! non è una cosa seria!

E così e se vi pare
ma lasciatemi sfogare
non mettetemi alle strette
e con quanto fiato ho in gola
vi urlerò: non c’è paura!
ma che politica, che cultura,
sono solo canzonette!
non mettetemi alle strette
sono
sono
sono solo canzonette!
Sono solo canzonette!”

Finale strepitoso con quel spudorato  “non c’è paura, ma che politica, ma che cultura…“.
E chiude poi con il botto, “non mettetemi alle strette, sono solo canzonette“, con il titolo che con un colpo da maestro arriva solo all’ultimo.
Testo bello, forte, vero, coraggioso e attuale anche oggi, perchè magari con il tempo cambiano i colori ma il modo di fare, in politica e nella musica cantautorale, è sempre lo stesso.
Chapeau Edoardo.

[youtube id=”u-pmkiaK4Z4”]

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