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Viaggio nelle canzoni: Sapore di sale

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di Alberto Salerno

Visto il periodo estivo, mi è sembrato particolarmente appropriato affrontare l’analisi di un testo come “Sapore di sale“.

Prima qualche nota introduttiva (Fonte Wikipedia):

Sapore di sale è una celebre canzone scritta ed incisa nel 1963 da Gino Paoli, pubblicata la prima volta nel 45 giri Sapore di sale/La nostra casa, e facente parte dell’album Basta chiudere gli occhi, pubblicato l’anno seguente. Il brano rappresenta non solo il maggiore successo dell’artista, ma anche uno degli evergreen della musica italiana.

Il brano, che partecipò anche al Cantagiro 1963 uscì inizialmente in 45 giri (che recava al lato B il brano La nostra casa), pubblicato su etichetta RCA Italiana: il disco raggiunse il primo posto delle classifiche in Italia.

Come raccontato dallo stesso Gino “Sapore di sale è un flash, un lampo di luce, uno stacco dalla realta’ come dovrebbe essere una vacanza, che significa un allontanamento temporaneo dalle abitudini consolidate“.

La canzone è nata a Capo d’Orlando, e sempre come raccontato da Paoli, “in una casa deserta vicino a una spiaggia deserta“, dove l’autore si trovava per tenere dei concerti in un locale con il suo gruppo ed infine, su cortese invito del proprietario del locale, rimasero ospiti per quindici giorni.

Anche se Gino Paoli ha sempre negato questa versione dei fatti, molti cronisti sostengono che per qualche motivo, questa canzone sia stata ispirata da Stefania Sandrelli.

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Andiamo ora ad analizzare questo splendido testo che, più di tanti altri, trasmette la potenza erotica dell’estate…

Sapore di sale, sapore di mare
che hai sulla pelle, che hai sulle labbra
quando esci dall’acqua e ti vieni a sdraiare
vicino a me, vicino a me

Paoli, come tutti i grandi autori, va subito al nocciolo della questione, non solo offrendoci il titolo, ma facendoci subito capire lo scenario, una spiaggia deserta e la protagonista, presumibilmente la sua compagna. Bellissimo il verso… “Che hai sulle labbra che hai sulla pelle quando esci dall’acqua…

Sapore di sale, sapore di mare
un gusto un po’ amaro di cose perdute
di cose lasciate lontano da noi
dove il mondo è diverso, diverso da qui

Paoli, in questa seconda strofa, ribadisce sapientemente il titolo… “Sapore di sale”. Ma come non restare ammirati dalle parole che seguono… “Un gusto un po’ amaro di cose perdute… Dove il mondo è diverso…“.  E così ci trasmette la sensazione di un posto lontano mille miglia dal caos delle località di mare più conosciute.

Qui il tempo è dei giorni che passano pigri
e lasciano in bocca il gusto del sale
ti butti nell’acqua e mi lasci a guardarti
e rimango da solo nella sabbia e nel sole

Splendido il ritornello… Con quel tempo nei giorni che passano pigri… che da proprio l’idea del completo abbandono sia di lui che di lei.

Poi torni vicino e ti lasci cadere
così nella sabbia e nelle mie braccia
e mentre ti bacio sapore di sale
sapore di mare, sapore di te

Il testo, se vogliamo, è molto semplice e diretto, ma la sua forza sta nel come si sposa alla musica e alla voce di Gino, che lo racconta quasi in modo annoiato.

Mi sembra anche giusto dare grande parte del merito, di questo meraviglioso successo, all’arrangiamento del maestro Ennio Morricone, che all’epoca aveva un contratto di esclusiva con la RCA Italiana.

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