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Cover, che passione!

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di Marco Fioravanti

Si cantano e si ricantano i successi continuamente. Molti dei nostri cantanti hanno prodotto nella loro carriera album con canzoni di altri, cercando di esaltare la loro capacità di rendere unici brani già conosciuti e straconosciuti. Ma quali sono le motivazioni per uscire dal proprio repertorio e buttarsi in quello di altri? Carenza di brani nuovi? Bisogno di rilancio della propria carriera? Voglia di fare altro? Chissà.

Ma qui viene il bello… perché riprendere sempre le stesse canzoni? Quante versioni di “Ancora” ci sono? E di “Margherita”? E de “La donna cannone”? Mi chiedo come mai quando si decide di incidere un album di cover, la fantasia improvvisamente si azzeri.

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Negli ultimi anni abbiamo avuto diversi buoni esempi di album di cover. Le buona prova di Anna Oxa con “Cantautori 1 e 2”, la Vanoni con “Oggi le canto così”, la sofisticata “Ornella &…”, e più recentemente “Un panino una birra e poi…”, “e poi…la tua bocca da baciare” e “Più di te”.

Mina nei suo album doppi, ha sempre dedicato uno dei due dischi alle cover e uno agli inediti, come Patty Pravo che nei suoi primi album metteva sempre brani di altri artisti. E l’ultimo lavoro inciso da Mia Martini, “La musica che mi gira intorno”, bellissimo viaggio tra i suoi amici cantautori, come quello prima del suo abbandono provvisorio dal mondo della musica “Miei compagni di viaggio”.

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Ci sono degli episodi degni di nota in merito a dischi di cover di alta qualità e uno è quello “raffinato” di Chiara Civello con “Canzoni” (album pensato anche per esportare la buona musica italiana in sud america), disco che presenta prestigiose collaborazioni, come Ana Carolina, Chico Buarque, Gilberto Gil, Esperanza Spalding, e che ha nella title track titoli importanti quali “Via con me”, “Io che non vivo senza te”, “Che m’importa del mondo”, “E penso a te”, “Senza fine”, “Il Mondo”, “Fortissimo”, “Grande grande grande” , “Va bene così”, “Arrivederci”, e addirittura “Con una rosa” di Vinicio Capossela e la bellissima “Io che amo solo te” di Sergio Endrigo.

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E come non includere anche, tra i miglior dischi di cover, quello di Fiorella Mannoia, dal titolo “FIORELLA“, un doppio album fatto uscire per festeggiare i suoi 60 anni (e 40 di carriera). In questo progetto discografico, nel primo cd, ci sono canzoni scelte da lei stessa, canzoni che più di tutte hanno rappresentato l’evoluzione della sua carriera, e nel secondo cd, invece, ci sono canzoni di altri autori, artisti con cui la stessa Fiorella nel disco ha duettato. Nell’album c’è addirittura la partecipazione straordinaria di Adriano Celentano, che duetta con lei un vecchio successo “Un bimbo sul leone“.

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Ma in questo disco tanti sono i titoli e le interpretazioni superlative di brani senza tempo come “Boogie” di Paolo Conte, o “La stagione dell’amore” di Franco Battiato, o “Khorakhanè” di Fabrizio De Andrè, o “C’è Tempo” di Ivano Fossati, o “Senza ‘e tedi Pino Daniele e tante altre.

Senza parlare poi, restando sempre su Fiorella Mannoia, dello stupendo tributo fatto a Lucio Dalla con l’album “A TE“, strepitoso album, forse il più bello mai dedicato ad un grande come Dalla, album registrato in presa diretta con un’orchestra presso il Forum Village Roma. Disco che rimarrà sicuramente negli annali.

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Altri lavori, che sono tra l’altro inspiegabilmente tra i più venduti, non hanno invece indovinato lo spirito dell’operazione cover, cioè dar lustro a brani spesso dimenticati, dandogli nuova vita. Il disco della NanniniHitalia”, con una copertina bruttissima, è zeppo di brani italiani buttati lì senza un filo logico (da “O sole mio” a “Mamma”, da una imbarazzante versione di “Lontano dagli occhi” a “Dedicato” della Bertè fino a “Il mondo”).

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Altro pessimo lavoro fu quello della Pausini, “Io Canto”. I brani presenti nel disco, a parte il recupero di un brano minore di Cocciante che da il titolo al disco, presenta una scaletta veramente poco interessante. Troviamo “La mia banda suona il rock”, scelta per l’inevitabile versione spagnola che non manca mai, ma già incisa in passato da Belen Thomas, i Ciao Fellini e Fiordaliso; poi ci sono i brani urlati, da il “Il mio canto libero” a “Strada facendo”. Unica nota positiva, aver fatto arrivare un po’ di Siae a cantautori sconosciuti all’estero, come Nino Bonocore, Samuele Bersani e Michele Zarrillo.

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Ci sono autori che negli anni hanno scritto canzoni che andrebbero rivalutate. Franco Simone, che in Sudamerica è ancora una star e che nel 2015 ha scritto il brano che ha vinto il Festival di Vina del Mar, Walter Foini che con “Una donna, una storia” vinse il Festivalbar Giovani nel 1977, Luca Barbarossa, Mariella Nava, Alberto Fortis, Ivan Graziani, Mango.

E dagli autori famosi, da cui vengono sempre prese le canzoni più famose, bisognerebbe invece cercare canzoni meno conosciute, ma certamente altrettanto belle ed interessanti.

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