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Qualcosa si muove 2.0, una proposta di legge per il lavoro del musicista

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Crediti Foto Giampaolo Jumpy Vasselli
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di Stefano De Maco

Qualcosa si muove tra le infinite chiacchiere e polemiche. Già ci aveva provato Veltroni decenni fa senza esito. Ora siamo alla versione 2.0

Una proposta di legge (n.3842 depositata il 18/5/2016 presso la Camera) a firma di alcuni parlamentari (primo firmatario on. Roberto Rampi) che finalmente hanno coinvolto nella stesura anche imprenditori, artisti e musicisti.

L’obiettivo? valorizzare seriamente l’attività di un settore che genera una voce importante del Pil,  ricevendo in cambio attenzioni e strumenti peggio di Cenerentola. Si “prefigge di dare agli artisti, agli operatori e alle associazioni tutti gli strumenti normativi per generare creatività e ricchezza“.

Noemi, Massimo Di Cataldo, Amedeo Minghi e molti altri artisti, ma anche altri nomi del “dietro le quinte” come Mario Limongelli (presidente PMI), Enzo Mazza (CEO della FIMI), Sergio Cerruti (Vicepresidente Associazione Fonografici Italiani), Luca Fornari (Audiocoop), hanno contribuito con punti di vista, suggerimenti e riflessioni. Perché la musica possa essere uno strumento per vivere. E pagare le bollette, come tutti.

Cito le parole dell’on. Roberto Rampi:

“È tempo di riconoscere questo settore per quello che è: un grande settore industriale, un ‘luogo’ che dà lavoro a tantissime persone e tanti giovani […] Questa legge non è pensata solo per i musicisti, ma anche per tutti i tecnici che lavorano nel mondo della musica, dai produttori ai tecnici del suono”

Vi pare poco? Spesso ci dimentichiamo di tutti quei collaboratori che rendono possibile il lavoro del musicista e dell’artista. Durante la mia carriera ho visto un sacco di volte meravigliosi tecnici trottare con una energia pazzesca sotto il sole per allestire palco, strumenti o camerini. Infaticabili, insostituibili molto spesso. E poi ci sono anche quelli nei locali, quelli che vedi poi tirare su i cavi a fine serata, quando i musicisti ricevono i complimenti di amici e fan. Come pure quei personaggi che continuano con tenacia a tenere aperti i locali e far suonare gruppi, anno dopo anno, problema dopo problema. Cercando sempre di fare una programmazione interessante.

Vogliamo parlare dei fonici? Quelli che instancabilmente seguono sul mixer le nostre idee, o magari risolvono delle perplessità, quelli ci fanno godere quando trovano il giusto balance sonoro traducendo in realtà l’idea che era nei nostri cuori o nella nostra testa?

O di tutti coloro che si occupano degli aspetti burocratici, musicali e magari logistici? Produttori, editori, assistenti, segretarie…

Il lavoro della Musica non lo fa solo il musicista. Benchè spesso il musicista deve fare il lavoro di più persone, è vero.

Ma  siamo una squadra, si vince tutti insieme. È la vittoria non è soltanto il n°1 in classifica, la vittoria è anche riuscire a svolgere la nostra attività con tutti i crismi e la dignità che le spettano, uscendo un po’ dall’aura romantica per entrare più nel tessuto sociale ed economico. Come per ogni altro lavoro.

Cosa c’è in questa proposta di legge? Tra le altre cose, disciplinare le “attività musicali contemporanee popolari dal vivo”. Cioè semplificare la burocrazia per chi vuole allestire spettacoli di musica dal vivo, uniformando le aliquote fiscali, predisponendo anche investimenti da effettuare dall’anno 2017 con un fondo di 50.000.000 di Euro (l’intento è lodevole, quanto fattibile per ora non è dato saperlo…), creando aree o quote di programmazioni radiofoniche anche per giovani artisti emergenti ed etichette indipendenti.

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Crediti Foto Giampaolo Jumpy Vasselli

Dio benedica le “radio libere”, io le ho viste nascere e so cosa significano. Ora forse sono talmente cresciute da essere dei colossi. Magari ora sono un po’ meno libere per il peso delle dimensioni, con logiche forse un po’ diverse da quelle iniziali. Ma non è questo il punto.

Il punto è che dopo la sparata demagogica e offensiva del ministro Franceschini in occasione della giornata della  Musica in cui invitava i Musicisti a suonare gratis per avvicinare al gente alla musica, qualcosa si muove perché ci sono altri politici (il cui colore politico non mi interessa affatto), che affrontano con maggiore serietà del Ministro il problema, e concretamente fanno in modo che la musica e la sua filiera siano tutelate, protette e promosse. Che la musica sia trattata come un lavoro, visto che come lavoro è considerata dal Fisco.

Non è romantico, ma pragmatico, pensare di creare spazi di promozione radiofonica tutelati o istituire investimenti o finanziamenti agevolati anche per le produzioni indipendenti, alleggerendo un po’ il giogo della logica di mercato. Perché il mercato in fondo si crea. Se io non metto sul mio banchetto più le nespole, forse la gente si dimenticherà che esistano e comprerà solo le albicocche, che gli un po’ le somigliano…

Anche perché chi può dire che il pulcino di oggi non sia il drago di domani?

Quindi ben venga una proposta di legge che nasce dalla collaborazione di tutti gli operatori del settore, artisti, tecnici, produttori, editori, una proposta che parte dalla realtà quotidiana anche di chi ha numeri piccoli per mezzi, ma ha idee, talenti e una creatività magari non adatta ai riflettori televisivi, ma che ha ugualmente un suo peso specifico, uno spessore artistico e quindi una sua ragione di esistere.

Perché solo così si avrebbe un “libero mercato”…altrimenti è solo mercato “dopato”.

Chi ha paura del nuovo pulcino?
Attendo fiducioso sviluppi concreti, seguendo l’attività dell’iter procedurali via “social”…
Stay tuned!

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