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Ecco “Stranger to Stranger” di Paul Simon. La nuova misura del sublime – RECENSIONE

Voto Autore

di Corrado Salemi

Ci sono occasioni in cui scrivere di musica è una gioia suprema ed ascoltare un disco diventa un’abluzione sonora capace di riconciliarmi con il mondo intero.

Questo è lo stato d’animo con cui mi accingo a parlarvi di “Stranger to Stranger”, tredicesima fatica in studio di Paul Simon.

Dato alle stampe il 3 giugno, “Stranger to Stranger” esce a cinque anni di distanza dal precedente “So Beautiful or So What” e a ben trent’anni esatti da “Graceland”, universalmente considerato il suo capolavoro assoluto (almeno fino ad oggi).

Prodotto da Paul Simon e Roy Halee per l’etichetta Concord, il disco ha avuto una lunghissima gestazione iniziata all’indomani dell’uscita del lavoro precedente e che ha impegnato quasi per intero tutti questi cinque anni.

Lunghissimo l’elenco dei musicisti e delle collaborazioni presenti in questo: oltre allo stesso Paul Simon (voce, chitarre, e mille altri strumenti) troviamo Bobby Allende (congas), David Broome (chromelodeon), C.J. Camerieri (corni e tromba), Clap! Clap! (batteria elettronica, campionamenti e sintetizzatori), Jack DeJohnette (batteria), Dean Drummond (marimba e zoomoozophone), Dave Eggar (violoncello), Alan Ferber (trombone), Gil Goldstein (arrangiamenti degli archi), Nelson González (maracas e tres), Wycliffe Gordon (trombone), Jamey Haddad (percussioni), Paul Halley (organo), Carlos Henriquez (basso acustico, basso elettrico), Katie Kresek (viola), Bakithi Kumalo (basso elettrico), Steve Marion (chitarra slide), Sergio Martínez (percussioni), Bobby McFerrin (cori), Keith Montie (cori), Nico Muhly (celesta, glockenspiel, arrangiamenti dei flauti), Vincent Nguini (chitarre), Jim Oblon (batteria, batteria elettronica, percussioni) Nino de los Reyes (percussioni), Oscar de los Reyes (percussioni), Marcus Rojas (tuba), Mick Rossi (glockenspiel, harmonium, Rhodes), Andy Snitzer (sax e cori), Jared Soldiviero (marimba, cloud chamber bowls, harmonic canon), Alex Sopp  (flauto), Mark Stewart (big boing mbira, trombadoo). Sono presenti anche I Golden Gate Quartet con alcuni cori campionati.

Il disco è disponibile in due edizioni: la prima è composta da 11 brani mentre la seconda, denominata “Deluxe”, aggiunge altre 5 tracce tra le quali due brani dal vivo. Disponibile su CD fisico e sulle principali piattaforme digitali quali Spotify ed iTunes.

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Ecco la tracklist:

  1. The Werewolf      
  2. Wristband            
  3. The Clock            
  4. Street Angel        
  5. Stranger to Stranger        
  6. In a Parade          
  7. Proof of Love      
  8. In the Garden of Edie     
  9. The Riverbank     
  10. Cool Papa Bell     
  11. Insomniac’s Lullaby

   Altre tracce della versione Deluxe

  1. Horace and Pete (Deluxe Version)
  2. Duncan (Live from A Prairie Home Companion February 2016) (Deluxe Version)
  3. Wristband (Live from A Prairie Home Companion) (Deluxe Version)
  4. Guitar Piece 3 (Deluxe Version)
  5. New York Is My Home (Deluxe Version)

 

“Stranger to stranger” è un disco superlativo, interessantissimo da qualsiasi angolazione lo si analizzi, al quale non ho trovato nessun peccato, nemmeno veniale.

Sorprendente, variopinto, poliedrico, ricco di soluzioni insolite e contrastanti tanto dal punto di vista degli arrangiamenti quanto da quello dei suoni utilizzati, come testimoniato dalla lista infinita di strumenti e musicisti coinvolti. Ciononostante il disco scorre con elegante linearità in un flusso omogeneo e unitario. Merito del carisma di chi, come Paul Simon, può permettersi qualsiasi scelta sapendo benissimo cosa è essenziale e cosa no.

Siamo davanti ad un disco colto e ricercato, sopraffino e tuttavia godibilissimo, in cui non c’è spazio per parole e note gratuite o fuori posto.

 

Vediamo nel dettaglio gli 11 brani.

The Werewolf
La prima traccia del disco è una danza acustica ricca di ritmo e suoni etnici. Le poche note di un arco musicale (berimbau) si fanno allo stesso tempo simbolo e onomatopea del titolo del brano (“il lupo mannaro”): questo suono primitivo e arcaico ci rimanda direttamente alla paura ancestrale che la figura del lupo mannaro incute. Non solo: la breve melodia si fonde all’unisono con l’ululato che subentra qualche secondo dopo. Il brano prosegue con un ricco arrangiamento di percussioni e strumenti etnici, fino alla chiusa finale affidata al dialogo tra un organo (altro suono carico di emotività) e un ultimo ululato finale.

Wristband
Basso acustico, battito di mani, batteria e la voce di Paul Simon. Il brano scorre con un ritmo a cui è difficile opporsi. In qualche punto la melodia mostra qualche debito alla strofa di Mrs Robinson, ma il pezzo funziona benissimo. Non è un caso se Wristband, in versione live, è stato scelto come singolo per anticipare l’uscita di “Stranger to stranger”.

The Clock
Primo interludio del disco. È un breve e suggestivo frammento costruito con l’unisono tra il ticchettio di una sveglia meccanica e una chitarra acustica. Labile ed eterno come un’istantanea, bella come una Polaroid e lontana anni luce dall’autoreferenzialità dei selfie.

Street Angel
Si può andare in estasi per un brano basato soltanto su percussioni e un coro campionato e modificato in live electronics? Ascoltatela e capirete.

Stranger to stranger
La title track è uno dei momenti di massima intensità di questo disco. Una ballad lenta dalle sonorità senza tempo, difficili da collocare in un stile ben preciso: reverberi anni 90, chitarre modernissime eppure dal retrogusto vintage. Magnetici i continui spostamenti di accento (il riff di chitarra, il ritmo della batteria). Soave l’assolo di tromba. Su tutto la voce di Paul Simon si staglia leggera come una preghiera e forte come una condanna. Bellissimo.

In a Parade
Altra jam in salsa latina, tripudio di percussioni e ritmi samba, ossessiva e capace di coinvolgere al punto di estraniare dalla realtà. Il tutto in linea con il testo del ritornello: “Non posso parlare adesso con te, sono ad una parata”.

Proof of Love
Alla semplicità della struttura armonica (un solo accordo mantenuto per tutto il tempo, a meno di un breve special), si contrappone una complessità di timbri e suoni eterogenei che si amalgamo alla perfezione. Affascinante la poliritmia alla base del brano, sempre presente ma sottaciuto fino alla rivelazione finale con il battito delle mani. Bellissimo il testo: “L’oscurità si riempie di luce, l’amore sulla Terra è ovunque”. Arte allo stato puro.

In the Garden of Edie
Secondo interludio del disco. Dedicato alla moglie Edie Brickell, il brano è affidato alla chitarra acustica affiancata, solo in chiusura, dai vocalizzi di Paul Simon. Splendido e suggestivo.

The Riverbank
Ancora una volta si perde l’orientamento: una canzone palesemente rock-blues si veste di ritmi latini. A completare il tutto un assolo di violoncello, uno special dal sapore celtico, qua e là pennellate di suoni di sintesi. Il tutto senza mai apparire minimamente artificiale.

Cool Papa Bell
Qui il parallelo va fatto con quanto realizzato in letteratura da Raymond Queneau con “Esercizi di stile”. Una idea semplice, che poteva benissimo essere un country oppure un calypso (e che in effetti rimane sia country che caraibico) diventa il pretesto per cambiare arrangiamenti, suoni e mondi musicali innumerevoli volte. Anche in questo caso senza mai perdere identità. Chapeau!

Insomniac’s Lullaby
Il brano trae spunto dalle esperienze e dagli studi musicali del compositore statunitense Harry Partch. I suoni sono stati registrati da Paul Simon direttamente con gli strumenti conservati presso la Cali School of Music della Montclair State University. Il risultato è schizofrenico: il brano viaggia costantemente in bilico tra la rassicurante melodia del brano e l’onirico e tetro contrappunto dei suoni campionati. E non c’è un luogo di arrivo: si rimane indefinitamente sospesi in questo girotondo potenzialmente infinito.

Stranger to stranger” è un disco imperdibile, moderno ed eterno, capace di rivelare ad ogni ascolto nuovi dettagli persi in precedenza. Ennesima testimonianza della voglia mai sopita in Paul Simon di ricercare, conoscere, sperimentare e spostare ancora in là il limite del possibile.

Probabilmente superiore a “Graceland”. Ma questo lasciamo che sia il tempo a sancirlo.

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