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Canzoni di ieri e di sempre

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di Alberto Salerno

Quando ero piccolo, diciamo intorno ai dodici/tredici anni, le canzoni che consideravo vecchie erano quelle degli anni quaranta/cinquanta, che so… “Grazie dei fior”, “Tango del mare”, “Son tutte belle le mamme del mondo”.

Ma anche chi le cantava mi sembrava vecchio: Claudio Villa, Giorgio Consolini, Carla Boni etc etc. Tutto quel mondo mi sembrava antico, grondava di retorica e arredamenti rococò, era come salire in una soffitta, aprire un baule polveroso e trovarci dentro ninnoli del secolo precedente, ben poco attraenti.

Perché dico questo? Lo dico perché oggi, a un ragazzino di tredici anni, che ha la stessa età che io avevo allora, non può trovare vecchie le canzoni degli anni settanta e ottanta, anzi, più le riscopre e più le ama, capisce la loro essenza, capiscono che hanno un sapore diverso. Non trovano vecchi nemmeno i Beatles, i Rolling Stones, gli Yes, i Pink Floyd, ma neppure Paul Simon o Battisti.

Forse sarà anche perché i loro genitori sono stati i primi a crescere e ad amare quelle canzoni, quegli artisti, e hanno a loro volta cresciuto i loro figli a pane, latte insieme a quella musica che, ancora oggi, risulta essere molto più moderna e coraggiosa di quella attuale.

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