Home Musica Recensioni Concerti FLORENCE + THE MACHINE LIVE A BOLOGNA : EMOZIONI DAL PARTERRE -RECENSIONE

FLORENCE + THE MACHINE LIVE A BOLOGNA : EMOZIONI DAL PARTERRE -RECENSIONE

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Crediti foto Simone Cescon
Voto Autore

di Simone Cescon

Dopo 4 anni, decine di video visti, impossibilità per i concerti troppo lontani da casa o impossibilità di acquisto del biglietto in tempo, finalmente il giorno per vedere dal vivo i Florence + The Machine (ovvero la divina Florence Welch accompagnata dalla band di fidi amici musicisti) è arrivato. Il giorno è Mercoledì 13 Aprile e luogo dell’evento l’Unipol Arena di Casalecchio Di Reno (BO), sold out già a Dicembre e prima tappa delle due italiane previste (la seconda è al Pala Alpitour di Torino il giorno successivo).

Già a mezzogiorno davanti ad una delle due entrate al parterre decine di persone aspettano, con in prima fila membri del fan club italiano che dispensano palloncini a forma di cuore da gonfiare ed esporre quando verrà suonata “Cosmic Love”, tra le ballad più amate. Tra fascette e magliette (non esattamente ufficiali, per usare un eufemismo) in vendita alle bancarelle, molteplici cibarie in vendita nei camion-bar, ombrelli ed ombrelloni per ripararsi dal sole, materassini, coperte, carte e Settimane Enigmistiche, il tempo scorre e si arriva alla calca, poco prima dell’apertura dei cancelli, causata anche dalla mancanza di transenne per ordinare la folla.

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Anche questa è andata, ed entro di corsa, notando di essere a non troppi metri dal palco. Ormai manca poco, la band di apertura dà una discreta carica al pubblico e basta un cambio di luci e qualche effetto sonoro conosciuto per capire che ci siamo, Florence Welch entra indossando uno dei lunghi ed eleganti vestiti firmati Gucci che la caratterizzano in questa parte di tour 2016 in supporto del terzo album “How Big How Blue How Beautiful”.

La partenza è subito con due tra i brani più energici del repertorio: “What The Water Gave Me” (tra le mie preferite in assoluto) e “Ship To Wreck”: le scelte sono più che azzeccate per esaltare il pubblico che, tra braccia alzate, canti a squarciagola e cellulari in mano (che sono tenuti alzati per lungo tempo da molti durante il concerto, purtroppo) è già in visibilio per la rossa inglese, che si muove con la consueta eleganza ed energia da una parte all’altra del palco. Ci sarà cura nei cambiamenti delle luci e nelle combinazioni grafiche dello sfondo del palco durante lo show, ma non ho dubbi che anche se si fosse stati in presenza di un contorno scenico ancor più essenziale, lei avrebbe comunque tenuto in adorazione ed esaltazione perpetua il pubblico.

La scaletta, nello svilupparsi, conferma altre qualità di Miss Welch: disinvoltura nello raggiungere la prima fila verso la fine di “Rabbit Heart”, raccogliere ed indossare corone di fiori e farsi toccare dal pubblico, naturalezza nei sorrisi e nei discorsi sui viaggi in Italia con la madre da piccola, e nel pronunciare questa volta in modo corretto la parola “fragola” (dato che nella precedente data di Milano in Dicembre risultò un “fagioli” insieme alla parola “limone”, nel voler dire gli unici vocaboli italiani conosciuti).

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Arrivano i momenti magici con “You’ve Got The Love”, “How Big How Blue How Beautiful” (la mia preferita dell’ultimo album con un finale di trombe spettacolare) e “Cosmic Love” con i palloncini a forma di cuore gonfiati ed illuminati da led inseriti all’interno, che compaiono nelle prime file e nelle tribune: Florence per un attimo guarda e sorride non aspettandosi che succedesse questo (e il profilo Instagram della band, oltre e quelli di altri membri della stessa, posteranno successivamente foto di questo momento).

Si torna poi a schiacciare sull’accelleratore con “Queen Of Peace” e soprattutto “Dog Days Are Over”, tra le preferite di molti, con tutti che scandiscono il ritmo con le mani e si abbracciano su richiesta di Dea Florence. Dopo il rientro il concerto si conclude in modo energico, così come era iniziato, con “What Kind Of Man” e “Drumming Song”, in una versione più rock rispetto agli anni passati. Infine i ringraziamenti e l’uscita di tutti, la gioia, lo stupore nei volti delle persone e la voglia che continuasse ancora.

Ho conosciuto Florence + The Machine solo all’inizio del 2012 e nel tempo ho notato come la loro musica venga apprezzata da un pubblico assolutamente trasversale, sia da chi apprezza musica mainstream sia da chi ne sta alla larga, fatto piuttosto raro in questi tempi dato che qualità negli arrangiamenti e dei testi molte volte non hanno come risultato palazzetti pieni, per non parlare di passaggi in radio. E a maggior ragione bisogna ritenersi fortunati ad assistere a concerti come questi in Italia e di conseguenza a ricordare serate del genere, sempre con la stessa gioia e vibrazioni positive come se si fosse ancora lì sotto il palco.

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