Ieri è scaduto il termine per il recepimento della Direttiva 2014/26/UE che avrebbe teoricamente come finalità quella di dare centralità e autonomia ai titolari dei diritti d’autore, ridisegnando in pratica il mercato europeo d’intermediazione dei diritti.
La Direttiva è datata 26 febbraio 2014, ma il Parlamento in questi due anni non ha ancora delegato il Governo a procedere con il recepimento.
Dopo 134 anni di esclusiva la SIAE (società italiana degli autori ed editori) dovrà lasciare liberi autori e editori italiani di scegliere una qualsiasi società di gestione dei diritti europea, lasciando che sia la società stessa a decidere in piena autonomia le condizioni di licenza per chi utilizzerà le opere, appartenenti al proprio repertorio, e quelle di ripartizione degli incassi tra i propri iscritti.
Arduo lavoro, specie se non si ha capillarmente, sul territorio, una struttura di controllo e di riscossione ben coordinata, avviata e testata come quella che ha invece la SIAE.
Ora ogni autore italiano potrebbe scegliere liberamente da quale società di gestione dei diritti europea, che stabilire le proprie tariffe, farsi rappresentare, e tale società potrà operare su territorio italiano.
Dovrebbero cambiare anche le regole che determinano il rapporto tra la SIAE e i suoi 80mila iscritti.
La Direttiva stabilisce infatti che tutte le società di gestione dei diritti hanno l’obbligo di convocare un’assemblea generale – almeno una volta all’anno. Tale assemblea stabilisce le modifiche dello statuto, la distribuzione degli importi dovuti ai titolari, l’uso degli incassi non distribuibili, le politiche d’investimento, e tante altri temi che determinano la gestione della società e i diritti degli iscritti.
La SIAE aveva convocato un’ultima Assemblea con l’elezione di Gino Paoli. Nel 2013. Da allora le decisioni sono state prese da un ristretto numero di persone.
D’ora in poi – a quanto pare – “si cambia musica”.
Gli autori e editori saranno liberi di concedere licenze sull’utilizzo non commerciale delle loro opere, di avvallarsi delle licenze creative – commons – e limitare o revocare il mandato conferito alla società.
Cade anche l’”obbligo” di affidare alla Siae l’intero repertorio.
Chi gestisce la società – Filippo Sugar e chi con lui per la SIAE – dovrà trasmettere all’Assemblea (quindi anche agli 80mila iscritti tra autori e editori) una dichiarazione contenente gli importi ricevuti, come titolare dei diritti, i compensi ricevuti, e il riferimento a qualsiasi ipotetico e reale conflitto d’interessi.
Dunque si dovrebbe cambiare senza, però, nessuna norma nazionale che identifichi il cambiamento.
A questo punto delle domande sorgono spontanee:
-Sarà davvero la “risposta” affinché autori e editori possano trovare il giusto posto al centro di quel mercato?
-E senza il controllo centrale e capillare di un unico organismo come la SIAE potranno tutte le società, che nasceranno come funghi, garantire davvero il controllo e soprattutto la riscossione dei diritti?
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