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UN ECO CHE NON SI SPEGNE

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di Mariafrancesca Mary Troisi

Oggi Milano e l’Italia intera si è svegliata uggiosa nell’anima, più povera. Abbiamo perso uno dei più importanti uomini di cultura contemporanea. Un’assenza che peserà molto, come mancherà prepotentemente a tutti noi il suo sguardo attento sul mondo.

La notizia rimbalza sui social da questa notte, da quelle “legioni d’imbecilli” che per Eco avevano dimenticato cosa fosse la vita vera.

L’eco della notizia della sua scomparsa si è sparsa velocemente in tutto il mondo.

E anch’io, in punta di piedi, come segno di profonda ammirazione per uno degli ultimi intellettuali del nostro tempo, mi accingo a ritrarne un piccolo ritratto biografico, con alcune note personali sparse qua e là.

Semiologo, filosofo, scrittore, Umberto Eco si era laureato in filosofia nel 1954 all’Università di Torino, con una tesi sull’estetica di San Tommaso d’Aquino.

Umberto Eco

Durante gli studi universitari su Tommaso d’Aquino, prese definitivamente le distanze dalla religione cattolica.
In seguito commentò, ironicamente: “Si può dire che lui – Tommaso d’Aquino – mi abbia miracolosamente curato dalla fede“.

Iniziò ad interessarsi in quel periodo di filosofia e cultura medievale, campo mai più abbandonato, essendo stato uno dei più grandi medievalisti.

Vinse un concorso in Rai nello stesso anno, dalla cui esperienza trasse spunto per molti articoli, tra cui il celebre articolo del 1961 – Fenomenologia di Mike Bongiorno –, considerato uno dei primi esempi di critica televisiva. Era il periodo di “Lascia o raddoppia”, prima grande trasmissione di culto della tv, che riuniva le persone davanti alle tv, nei bar, per seguire il celebre programma. Eco ritrasse Mike Buongiorno come un’icona dell’Italia del boom economico, che “convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante del valore della mediocrità”.

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Mi sono avvicinata a Eco “scolasticamente” proprio grazie a questo saggio, quando frequentavo il liceo. Impressionata da come abbia anticipato i tempi sull’influenza della tv (sottocultura televisiva) nei confronti dei telespettatori.

Nel ’61 Eco iniziò anche la sua carriera universitaria, in numerose università italiane e straniere. Per molti un professore burbero, dal carattere difficile, capace però di farti guardare “veramente” il mondo. Uno di quei professori che avrei tanto voluto avere. Uno di quegli uomini che il mondo ci ha invidiato e invidia ancora.

Ha pubblicato negli anni vari scritti di natura semiotica, fondando anche Versus – Quaderni di studi semiotici, una delle maggiori riviste internazionali di semiotica.

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Ha collaborato al settimanale L’Espresso, dalla sua nascita, sul quale ha tenuto negli ultimi 31 anni in ultima pagina la rubrica La bustina di Minerva, nella quale ha dichiarato tra le altre cose di contribuire personalmente a Wikipedia. Oggi c’è un vuoto nell’ultima pagina de L’Espresso, un vuoto che non si potrà facilmente colmare.

Ha collaborato inoltre ai giornali Il Giorno, La Stampa, Corriere della Sera, la Repubblica, il Manifesto, e a numerose riviste internazionali specializzate.

Nel 1980 Eco ha fatto il suo esordio nella narrativa. Tra i vari romanzi di successo da lui pubblicati, ricordiamo il suo primo romanzo, Il nome della rosa, che riscontrò un grande consenso sia di critica sia di pubblico, diventando un best-seller internazionale.

Il romanzo è stato tra i finalisti del prestigioso Edgar Award nel 1984, ha vinto vari premi e riconoscimenti, tra cui il Premio Strega, ed è stato inserito nella lista de “I 100 libri del secolo di Le Monde”. Dal romanzo è stato tratto nel 1986 il film omonimo, con Sean Connery nei panni di Guglielmo da Baskerville, e Christian Slater nel ruolo di Adso da Melk.

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Ed è proprio la trasposizione cinematografica del romanzo il mio primissimo “incontro” con Eco. Qualche anno dopo l’uscita del film, mio papà, da sempre grande appassionato di storia ed estimatore dello scrittore, mi convinse a vedere il film. Ero molto piccola, avevo 6/7 anni, non di più, ma ricordo nitidamente i due monaci “investigatori” protagonisti di un giallo ritratto in un sapiente quadro medievale.

Dopo qualche anno ho letto anche il libro e rivisto il film, con una maggiore consapevolezza.

Qualche anno dopo Eco ha pubblicato il suo secondo romanzo, Il pendolo di Foucault, dove affronta temi come la ricerca del sacro Graal e la storia dei cavalieri Templari.

Divenuto famoso in tutto il mondo per i suoi romanzi, questi rappresentano però solo il culmine della sua vastissima conoscenza delle tradizioni filosofiche e religiose europee.

L’ultimo suo libro, pubblicato nel 2015, è stato “Numero Zero“, uscito per la Bompiani. Un libro ambientato nel 1992, in un’immaginaria redazione di un giornale, con forti riferimenti alla storia politica, giornalistica, giudiziaria e complottistica italiana di quegli anni.

Eco scelse poi di lasciare la “Mondazzoli” – dalla fusione di Mondadori e Rizzoli-, scelta che probabilmente ha origine nelle posizioni che Eco prese nel ventennio politico del Cavaliere, essendo stato da sempre in prima fila nel denunciare gli eccessi politici e personali di Berlusconi.

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Decise di seguire Elisabetta Sgarbi in una nuova avventura, la casa Editrice “La nave di Teseo”.

Uscirà postumo, proprio per la neonata casa editrice, il suo ultimo libro, con il titolo Pape Satan Aleppe. Il contributo alla neonata da parte del suo “capitano”.

Un’avventura che ben pochi avrebbero rischiato. Ma Umberto Eco era questo; un intellettuale che osservava il mondo, rischiando, non dalla sua confortante torre d’avorio. E ci ha svelato, così facendo, il segreto per vivere molte vite, senza perdere ironia e leggerezza.

La lettura è un’immortalità all’indietro – diceva Eco.

E il suo nome, i suoi scritti, resteranno nell’immortalità dei tempi.

Un ECO che non si spegne. Perché gli uomini come lui non muoiono mai veramente.

 

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Mariafrancesca Mary Troisi
Da sempre appassionata alla letteratura italiana, ho iniziato a scrivere da ragazzina. Passione, insieme a quella per la musica, ereditata da mio padre, scomparso quando ero ancora piccola. In breve tempo la penna e il foglio (o lo schermo di un pc) sono diventati il “mio amico fedele”, capace di comprendere perfettamente ogni mio stato d’animo. Dall’età di 6 anni, per circa 8 anni, ho preso lezioni di pianoforte classico, e per due anni consecutivi, ho fatto parte di un coro, partecipando a svariati concorsi, portando il folclore della mia terra (la Campania) in giro per l’Italia. Esperienza, insieme a quella del pianoforte, volutamente accantonata, ma non conclusa, perché il “mondo della musica” ha continuato ad affascinarmi, anche se in altre “vesti”. Ho iniziato, infatti, a scrivere testi di canzoni, sviscerandomi e “confidandomi” in ogni mio testo, scoprendo così, lati di me, sconosciuti anche a me stessa. Per circa un anno ho collaborato con una rivista, scrivendo racconti. Ho partecipato a diversi concorsi di poesia; le poesie sono sempre state scelte per la pubblicazione. Ho avuto il piacere e onore di essere inserita lo scorso anno nell’Enciclopedia dei Poeti Contemporanei, intitolata a Mario Luzi, patrocinata dal Senato della Repubblica, con 3 poesie. Dall’inizio dell’anno ho una sorta di blog su fb, una pagina sui cui appunto considerazioni, riflessioni, e su cui pubblico periodicamente racconti e poesie. Ho provato di recente anche l’esperienza della radio, facendo uno stage /laboratorio full immersion, con alcuni degli speaker più “quotati” attualmente. Esperienza, quella della radio, che riprenderò a breve, senza abbandonare quello che è il mio sogno più grande, ossia continuare a scrivere. Perché paradossalmente sono i sogni l’unica certezza che abbiamo.

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