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LA VERITA’ SU CHI PRODUCE LA MUSICA

1996
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di Sandor Von Mallasz

Salve, pubblico.
Alberto e Mela mi hanno chiesto di dare il mio contributo.
E non sono uno che si tira indietro, se c’è da fare qualcosa per la musica. Lo faccio da un quarto di secolo.

Ho deciso di accettare perchè leggo e sento fin troppe stupidaggini sul nostro settore. Penso sia ora che invece qualcuno vi dica la verità.

La gente comune ne ha una percezione distorta, surreale e quanto meno fantasiosa. Succede anche a molti tra coloro che ci lavorano.
Non mi sorprende. È uno strano mondo, il nostro.
Un business che vive e prospera in stretta simbiosi col mondo dei media. Immagino vi sarà chiarissimo.

Di per sé, non rappresenta un problema.
Lo diventa quando la simbiosi si trasforma in connivenza.
E ce ne sono di diverse tipologie. Quella più pericolosa ha profonde radici culturali. La gente che ci lavora spesso non conosce la storia di questo settore.

Per esempio.
In Italia, attualmente, dominano i colossi dell’entertainment.
Potremmo definirli aggregatori, utilizzando un termine molto in voga. Sono grandi, potenti e hanno ramificazioni ovunque. Fanno sistema, come si suol dire. Plasmando il gusto del pubblico dall’alto.

Un tempo era tutto molto diverso. I fenomeni musicali nascevano dal basso e si allargavano. Il music business è stato creato da dei visionari. Non dalle corporations.
Avventurieri che avevano a cuore un certo mestiere e sapevano farlo con la cura, la passione, la lungimiranza e la persistenza di un artigiano. Proprio per questo ha prosperato.

Facciamo un breve ripasso?
La Sun Records mica era una corporation. Non lo era la Chess. Neppure la Motown o la Stax. La piccola Casablanca Records, ai suoi tempi, metteva i giganti del music business in imbarazzo. Non era major la Interscope. Non lo era la Mute. O la Rough Trade. E nemmeno la Def Jam.
Eppure tra gli addetti ai lavori, nel tempo, si è consolidata la convinzione che il prodotto indipendente non abbia la stessa dignità di quello delle multinazionali.
Sicuri sicuri?

Guardiamo cosa succede attualmente nel mondo.
L’artista internazionale di maggior successo del momento, ovvero Adele, appartiene alla scuderia della XL Recordings. Un’etichetta indipendente.

L’ascesa di Macklemore & Ryan Lewis è stata uno dei successi più incredibili degli ultimi anni. Hanno fatto – e tutt’ora fanno – tutto da soli. Su un’etichetta indipendente. La loro.

I media, invece, tendono a sbavare di fronte ai grandi conglomerati e ad ignorare il prezioso lavoro delle “piccole” etichette. Anche se molti tra i loro darlings nascono da lì.
Anche in Italia.

Vogliamo fare tre esempi?
Vasco, Cremonini, Jovanotti sono i primi che mi vengono in mente. Pensate a quante indipendenti siano state protagoniste della storia della musica italiana. Carosello, Cramps, Ariston, Durium, Fonit Cetra.

Chi si occupa di musica dovrebbe avere più rispetto per questo genere di imprenditori. Gente che rischia coi propri soldi per fare un mestiere in cui crede. Non hanno santi in Paradiso e non sono amici di nessuno. Però hanno più orecchio e coraggio di chiunque altro. Cambiano il corso delle cose proponendo qualcosa di nuovo. Questo è ciò che dà un senso al nostro lavoro.

Volete sapere come i grandi marketers e A&R scovino i veri successi?
Guardano con grande attenzione cosa facciano le “piccole” etichette.
Perchè la verità è una sola – ed è sempre stato così.
Little labels, big sound.

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