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Skunk Anansie e la loro architettura anarchica della musica. Recensione di “Anarchytecture”

Voto Autore

di Adrien Viglierchio

Tornano gli Skunk Anansie con “Anarchytecture”, un disco anarchico e strutturale, tecnologico e asciutto come lo stesso Fashion Look della band, con una Skin sempre in gran forma vocale con la sua immagine da guerriera del Rock.

Alla band si aggiunge Pete Davis come tastiera aggiuntiva in alcuni brani in fase di registrazione. Disco prodotto e registrato da Tom Dalgety, Robbie Nelson come ingegnere del suon e Jeremy Wheatley per il missaggio finale.

L’album è appena stato pubblicato da Carosello Records (in Italia). Ormai Skin è particolarmente familiare ed empatica al pubblico televisivo tricolore in quanto giudice dell’edizione italiana di X Factor. il disco è il seguito di “Black traffic” del 2012 e vedrà susseguirsi un tour che toccherà anche il nostro Paese, il prossimo 17 febbraio, all’Alcatraz di Milano.

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I biglietti saranno disponibili a partire dal prossimo mercoledì 21 sul circuito TicketOne e presso tutte le altre piattaforme autorizzate al prezzo di 30 euro più diritti di prevendita ed eventuali commissioni addizionali, oppure – salvo esaurimento in prevendita – al botteghino del locale, la sera stessa dell’evento – al prezzo di 35 euro, prezzo decisamente abbordabile per tutti.

Il potere della televisione fa resuscitare un gruppo che ci aveva abituato bene fin dagli anni 90, da “Follow me Down” a “Hedonism” passando per uno scioglimento del gruppo nel 2001 fino alla comoda, anzi comodissima ReUnion dal 2009. Si perché proprio Sky con il suo X Factor ha permesso a Skin di tornare alla ribalta, merito non tanto per gli ascolti televisivi ma piuttosto per i Social e le condivisioni dei vari Post fino alla magistrale imitazione di Crozza. Ed eccoci nuovamente a un termometro Rock pronto a risalire, con una vena che trascina gli arrangiamenti verso un Elettronica contemporanea e tagliente associata alla perfetta vocalità quadrata e netta della nostra intonatissima amazzone urlante.

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Ma veniamo ai brani:

Love Someone Else:
Il brano parte con grande potenza, ma sussurrato dai bassi di Skin e da una chitarra elettrica incalzante di Martin Kent alias “Ace” degna dell’essere un INTRO. Entrano in gioco il Basso potente di Richard Lewis alias “Cass” che ci terrà compagnia per ottimi momenti di musica durante l’ascolto e la batteria effettata di Mark Richardson.

Victim:
Basso e Voce fanno da tappeto al suo essere Vittima della sua vita, del suo amore che echeggia nei cori successivi e la sua voce si trasforma in evocazione da istinto duro del Rock, un brano che spezza subito l’ascolto verso un elettronica del 2016, ci piace, andiamo avanti.

Beauty Is Your Curse:
La Bellezza è la tua maledizione cantata e suonata dalla chitarra di Ace con effetti Hard Rock da far sbattere la testa ai loro prossimi concerti. Nel Reef il BPM si dimezza e rallentando ammorbidisce il brano fino a farlo ripartire quasi impazzito. Le voci di coro fanno da completamento e sono proprio dei loro stessi musicisti.

Death to the Lovers:
L’atmosfera Pop della serata si calma con questa prima Ballad del disco e la sua grancassa elettronica. Stesura classica con arrange crescente e inciso ancora più forte. Un brano melodico con cori leggeri e gradevoli. Lo stile è quello di “Follow me down”.

In the Back Room:
Torna il Rock sound degli Skunk, il missaggio di Wheatley fa da manuale. Gli strumenti in evidenza e la voce di Skin più indietro, quasi una colonna sonora che lascia il Canto alla melodia delle corde elettriche di Ace. E’ iniziato il secondo tempo del disco.

Bullets:
Il vero inciso di questo pezzo parte immediatamente, è il groove dell’effetto elettronico sintetizzato, seguito dalla stessa melodia vocale che porta Skin a urlare il brano contornata dai cori dell’intera Band. Anche qui siamo dentro a un film d’azione.

That Sinking Feeling:
Skin si schiarisce la voce prima di iniziare. Un chiaro segnale che il pezzo parte con un grande Botto per affondare in modo sensibile, il titolo dice tutto. Un brano decisamente Hard Rock che lascia pochi momenti di respiro. Sono gli Skunk, devono spaccare.

Whitout you:
Il disco ammorbidisce il tiro con ulteriore brano di amore contrastato. Intervallano momenti in cui la chitarra di Ace si fa melodica come per rispondere a Skin nella sua parte più maschile, come fosse il suo “Enemy” Nemico. Seconda Ballad Rock di questa Anarchia musicale.

Suckers!:
La batteria e i piatti di Mark Richardson attaccano un inaspettato brano che si affianca a una Guitar impetuosa di Ace e al basso di Cass per rappresentare un piccolo momento di intervallo strumentale. Ti aspetti Skin ma non arriva, sono loro i protagonisti.

We Are the Flames:
Torna Skin dopo un intro con un Tempo da Marcia militare che ci ricorda che “Noi siamo le Fiamme”. Immagino già il pubblico a oltre metà concerto verso i finali di un gruppo come gli Skunk Anansie a infuocarsi in un coro di Fans Infiammati sotto l’impeto e la grinta di Skin. Incredibile. Vocalità Netta e Potente.

I’ll Let You Down:
Un Finale da chiusura in gran classe, terza e ultima Ballad, forse ancora più melodiosa e Pop delle precedenti, un THE END strappalacrime voce e chitarra nella prima parte e un vestito sonoro delicato e dolce sul finale. Siamo contenti che un disco cosi possa terminare con un suono cosi ben bilanciato. Fa venir voglia di riascoltarlo.

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