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STEFANO SIGNORONI, LA VOCE DEI VARIETA’

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di Victor Venturelli

E’ da poco uscito il singolo Love is the way di Stefano Signoroni, artista poliedrico e uomo di spettacolo.

Love is the way anticipa il prossimo album del cantante che con questo brano si avvicina ad un sound dai connotati sicuramente pop e ai singoli di chiara matrice inglese.

Un inno all’amore che trova coronamento nel perfetto periodo di distribuzione natalizio, di cui il testo sembra richiamare atmosfere e luoghi. Se da una parte si riconosce uno stile in Italia quasi sconosciuto dall’altra la forma richiama molto quella dell’italo-canadese Michael Bublè, tra una componente pop e jazz rimanendo su una chiave melodica di fondo in grado, attraverso il pianoforte (vero marchio di fabbrica di Signoroni e presente in ogni suo show), di immergerci in un sound particolarmente efficace e di impatto sul pubblico.

Uno stile vintage in grado di richiamare alla mente quel genere tanto diffuso del piano bar, con Signoroni ad un livello sicuramente più alto per la sua capacità artistica e la sua tecnica canora frutto di una formazione che vede il suo avvio all’età di 10 anni.

L’arte dei Varietà però sta scomparendo e non riesce più a ritagliarsi uno spazio in ambito televisivo piuttosto che sui nuovi mezzi di comunicazione, a parte questi piccoli youtuber nuovi che possono essere specchio della contemporaneità di questo modo di fare Spettacolo. E’ cambiato il mezzo, la comunicazione e spesso i contenuti di questi nuovi prodotti mediatici sembrano le barzellette di cinquant’anni fa oppure sembrano i contenuti dei cinepanettoni degli anni ’80 (di cui lo stesso Signoroni si definisce cultore e che trova leggeri e intelligenti allo stesso tempo).
I contenuti non sono cambiati se ci pensiamo.

Stefano Signoroni però è legato specialmente alla dimensione live, e ci tiene a ricordarlo perchè oltre a portarlo in giro per il mondo col suo progetto si accorge di quanto questa musica, questo modo di fare spettacolo piace. Un’indole artistica che spera di riuscire a ricollocare in qualche altro ambito un’arte come quella del Varietà che, forse, ha bisogno di più voci e gente coraggiosa capace di donarle vigore.

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Noi di FMDBlog abbiamo fatto una chiacchierata con lui, ecco come si racconta:

Risale al 1999 la tua prima apparizione televisiva nel programma di Pippo Baudo “La canzone del Secolo”; nel 2005 pianista e cantante nella trasmissione Grand Hotel Casino in onda su Telereporter e Sky e nel 2006 in onda su Italia 1 nel programma di Federica Panicucci “Comedy Club”. Più che musicista e cantante sei un uomo di spettacolo, tu come ti definisci?

Io amo molto la televisione e mi piacerebbe farla in un certo modo, non solo come musicista o contorno. Un ruolo molto carino è stato quando ho partecipato come cast nel programma Kalispera con Alfonso Signorini nel 2011. Signorini-Signoroni faceva anche ridere per cui solo il gioco di parole creava il fatto che si interagisse e abbia avuto un ruolo un po’ più attivo. A me piacerebbe rivedere restaurate alcune figure come potevano essere quelle di musicisti ma in fondo showman come Lelio Luttazzi; sarebbe un grande sogno mio diventare una sorta di nuovo Luttazzi però nel 2015. Non è una cosa facile, perchè adeguare una cosa del genere ai tempi di oggi è dura, però sono sicuro che se si fanno progetti di qualità lo spazio si trova sempre e la gente è pronta a recepire.

Nel 2007 e nel 2008 sei stato in tournè come corista e tastierista per Eros Ramazzotti, un’esperienza che sicuramente ti ha formato e ti ha portato ad avere una certa notorietà. Come hai vissuto quel periodo “confuso” e altamente emotivo in giro per l’Europa e l’Italia, e che legame hai con Ramazzotti?

E’ stata una bellissima esperienza anche perchè per noi il posto in cui suoniamo acquisisce un valore ulteriore, è come se si portasse un po’ di noi stessi in giro per il mondo. Con Eros ho avuto la possibilità di vedere l’Australia cosa che magari non avevo messo in conto di fare fino ad allora, come turista quantomeno. Da questo punto di vista e da quello umano è stata un’esperienza bellissima. Eros ed io siamo in ottimi rapporti, tanto che l’anno scorso quando si è sposato con Marika ha chiamato me con la mia band al suo matrimonio e abbiamo allestito uno spettacolo apposta per le sue nozze; quindi siamo rimasti in ottimi rapporti a livello umano anche perchè Eros è una persona semplice con valori concreti.

Nel 2009 inizia la tua carriera radiofonica, ci sei arrivato per caso o è stato frutto di una tua ferrea volontà di importi in quell’ambito?

E’ un altro ambito che mi piace molto . Nel 2009 abbiamo fatto una piccola trasmissione io e Niccolò Agliardi, uno dei miei più cari amici; una trasmissione “leggera” anche se lui ha avuto modo di condurre anche programmi un po’ più impegnati in cui intervistava grandi cantautori o autori di libri. La nostra trasmissione che verteva sull’estate era dai contenuti meno impegnativi, più d’intrattenimento se vogliamo, ed è stata una bella esperienza; poi quella che mi piace sempre ricordare è l’esperienza dell’ “Alfonso Signorini Show” in cui sono andato inizialmente come ospite e poi consolidandomi come ospite del venerdì anche grazie al singolo Help Yourself utilizzato come sigla per il programma.

Hai avuto modo di affacciarti al mondo del cinema grazie al brano This is Christmas, nella colonna sonora del film “A Natale mi sposo” con Massimo Boldi; quanto ti è sembrato diverso l’approccio musicale in quell’ambito e cosa hai pensato quando ti hanno proposto di inserire un tuo brano nella pellicola?

La proposta è arrivata direttamente da Jacopo Sarno, mio caro amico cantante, attore, regista col quale collaboro da tanti anni. E’ arrivata da lui perchè era proprio uno dei protagonisti della pellicola e il regista gli ha chiesto se fosse possibile studiare una canzone apposita per il film. Ha deciso di coinvolgermi anche perchè il mio stile era quello natalizio e un po retrò, un po’ stile Beatles o Michael Bublè adatto alla pellicola. Durante le riprese del film a Sant Moritz, io e Andrea Torresani, un altro amico produttore abbiamo lavorato ed è nata This is Christmas, che è piaciuta molto al regista Paolo Costella e a Massimo Boldi.

Hai partecipato al progetto discografico di Giorgio Onorato Aquilani “The Party of the Century”,che ti ha permesso di duettare con la star internazionale Bobby Kimbal (Toto) e ancora Steve Murphy (Alan Parson Project) e Tommy Emmanuel. Che ricordo hai di questa esperienza e, oggi come oggi, con chi ti piacerebbe collaborare?

Giorgio è un appassionato, una persona molto capace a farsi benvolere e a creare contatti, opportunità. Ha girato il mondo e conosciuto personaggi che poi sono i suoi miti, legati al mondo di Elton John, di cui siamo entrambi grandi fan, e poi ha coinvolto una serie di amici per realizzare questo progetto a cui ho preso parte a fianco ad artisti di questo tipo. Ovviamente non ci siamo trovati tutti insieme, ognuno ha lavorato per conto suo e poi è stato “confezionato il prodotto”; io ho inciso le mie parti vocali a Milano, Bobby Kimbal penso in Germania e Emmanuel a New York. La gestione di Giorgio è stata quella di mettere voci da più parti del mondo e ne è venuto fuori un ottimo lavoro. Uno con cui mi piacerebbe suonare, e la sparo grossa, è Elton John; per quanto riguarda invece progetti pù ridimensionati e fattibili nel panorama italiano, affini al mio stile musicale, potrei citare Nina Zilli, Malika Ayane, Simona Molinari o Mario Biondi che conosco, anche perchè ci è capitato più di una volta di suonare nei pressi di Milano.

Il tuo modo di fare arte, cosi vicino ai Varietà di una volta, si sta ridimensionando nel panorama musicale attuale. Come mai non si riesce a dare il giusto valore oggi a questo stile artistico ancora capace di intrattenere il pubblico?

In fondo il pubblico penso sia in grado di recepire le cose fatte in un determinato modo e c’è stata una tendenza a privilegiare alcune cose rispetto ad altre. Non sono vecchio e non sono troppo giovane e quindi i meccanismi di comunicazione delle generazioni di oggi non mi appartengono molto. Le cose hanno un’evoluzione e vanno avanti abbastanza velocemente e non siamo sempre in grado di cogliere tutto; la mia scelta di fare questa cosa è fondamentalmente perchè è quello che sono capace di fare e che mi piace. Proprio recentemente a Radio 105 parlando con Mara Maionchi che mi chiedeva alcune cose le ho detto che siccome non si capisce niente del panorama artistico, culturale e televisivo di questi tempi, a mio avviso molto confusi, ho scelto, insieme a coloro con cui lavoro, di fare almeno le cose che mi piacciono, e sono sicuro che facendo le cose che più ci convincono in un certo modo sicuramente qualche soddisfazione ne verrà fuori.

Siamo in una realtà musicale che vede la presenza cospicua di talent show che “sfruttano” il talento di molti giovani, spesso escludendogli paradossalmente alcune potenzialità e fermando la loro crescita artistica. Che rapporto hai con questi talent e queste forme di innalzamento artistico che poi si rivelano in alcuni casi poco fruttuose?

Io non li guardo, non sono affascinato da questo; sono sicuro che in un modo o nell’altro se la qualità c’è verrà fuori in un settore piuttosto che in un altro. Anche nei talent ci sono prodotti di qualità, o meglio artisti che hanno qualcosa da dire: Mengoni ne è un esempio, è un artista prima di essere un prodotto del talentshow, che comunque è stato un mezzo con cui un artista così bravo è riuscito ad emergere. Altri non ce la fanno e sicuramente quello che non c’è oggi è il tempo, la pazienza e i soldi da investire su un artista che potenzialmente potrebbe crescere e che ora è acerbo. Credo che carriere come quella di Lucio Dalla e potrei citarti altri nomi oggi farebbero fatica ad emergere, però sono anche convinto che se c’è sostanza una strada in qualche modo si trova.

Appassionato di medicina e di ricerca in campo biomedico. Hai due Lauree in Biotecnologie Mediche e Farmaceutiche e presti consulenza presso l’Unità Tumori Ereditari della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Quanto di questo tuo lato scientifico, più schematico e rigoroso ti porti nella tua arte musicale e se avviene anche il contrario?

L’approccio mio in generale all’arte è abbastanza scientifico anche quando mi occupo di musica e cosi è fantasioso quando mi occupo di medicina. E’ naturale che le cose si correlino. Quello che è importante è che questo tipo di lavoro mi tiene legato ad un certo tipo di cose e mi dà il giusto valore e la giusta dimensione di ciò che mi circonda; anche perchè le persone con cui mi trovo a lavorare hanno problematiche serie, fortunatamente anche risolvibili, però tante volte mi rendo conto che le problematiche che si sollevano nell’altro ambito sono cose che in un qualche modo si possono mettere a posto.

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