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Starman, apologia della vita

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di Victor Venturelli

Scrivere di una morte quando ormai lo hanno fatto tutti può sembrare superfluo, lasciarsi andare ad attimi di cordoglio può addirittura rivelarsi ipocrita agli occhi dei mal pensanti ma non lo è affatto.

Oggi il mondo della musica piange, a pochi giorni di distanza dall’alquanto dolorosa perdita di Lemmy Kilmister (frontman dei Motorhead), la morte di David Robert Jones, ma noi tutti lo conosciamo come David Bowie. Artista poliedrico dai mille volti, trasformista dal look camaleontico come pochi altri nella scena musicale internazionale, se ne va all’età di 69, anni sconfitto da un cancro che ormai da 18 mesi lo stava piano piano spegnendo.

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Se da una parte le ripercussioni sul fisico potevano andare peggiorando, l’estro musicale dell’artista, tra sperimentazione e tradizione, continuava ad essere oggi più che mai specchio di un amore per la Musica intramontabile. Ne è la prova l’album Blackstar, pubblicato l’8 gennaio 2016 (tre giorni prima della morte), insieme al video del singolo Lazarus.

Forse proprio questa ultima opera è il suo vero testamento, un lascito che evidenzia il fatto che per quanto possiamo essere qui oggi a ricordarlo, lui non smetterà mai di aleggiare con la sua musica, con i suoi film (lo ricordiamo per le interpretazioni in pellicole come Labyrinth, Furyo, L’uomo che cadde sulla Terra, The Prestige), quasi a dirci, con le parole di uno dei suoi più grandi successi quale Space Oddity, che “Malgrado sia lontano più di centomila miglia, Mi sento molto tranquillo, E penso che la mia astronave sappia dove andare” .

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E da quanto riportano i social network, Twitter e Facebook – i primi a dare l’ufficialità della notizia – “se ne è andato serenamente, circondato dalla sua famiglia” dopo una lunga malattia. E’ vero, i migliori se ne vanno, forse ingiustamente, a volte troppo presto e inaspettatamente, ma quel che è certo è che un artista come lui non potrà essere dimenticato. Un bambino destinato ad entrare nel cuore di molti fin dalla sua nascita, l’8 gennaio 1947, nei pressi di Londra, una carriera dai mille successi che l’hanno consacrato come uno degli innovatori e dei modelli di riferimento nel panorama artistico mondiale; basti pensare alla sua versatilità che gli ha permesso di toccare con mano generi diversi, dal folk acustico all’elettronica, dal glam rock al soul o al krautrock, insomma una predisposizione al cambiamento innata.

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Rebel Rebel, Ziggy Stardust, Heroes sono solo alcuni degli innumerevoli successi degli infiniti frammenti di storia del rock, entrati a far parte nell’immaginario collettivo come capolavori d’eccezione.

The Thin White Duke (Il Duca Bianco) mancherà a tutti, impossibile negarlo: il suo carisma, il suo charme, la sua bonaria trasgressività, la sua eleganza che per tanti anni lo hanno accompagnato e reso celebre non potranno essere dimenticati, e a ricordarcelo è proprio lui in una delle sue canzoni più celebri Starman, perchè “c’è un uomo delle stelle che aspetta in cielo, ci ha detto di non scacciarlo, perché lui sa che ne vale la pena” e scusate se oggi come oggi mi piace pensare che l’uomo delle stelle sia proprio lui.

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