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Rossana Casale live con il suo “Round Christmas”

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di Mariafrancesca Mary Troisi

In punta di piedi si entra nello spettacolo, “Round Christmas”, che Rossana Casale e i suoi musicisti stanno portando in giro per l’Italia.

In punta di piedi per timore di rovinare quel respiro carico di bellezza che nasce da una voce unica, unita magistralmente alle mani “sapienti” dei suoi musicisti.
Dopo il grande successo del tour «Il Signor G e l’amore”, Rossana Casale lascia nuovamente il segno.

Se volete capire cos’è la bellezza in musica, dovreste vederlo.
Almeno una volta. Un repertorio scelto accuratamente, in cui la voce della Casale tocca mete sconosciute ai più.
Una ricerca di canzoni che raccontano nel miglior modo possibile il periodo Natalizio che stiamo vivendo, senza voltare la faccia al dolore, affiancando uno all’altro pezzi del repertorio di Maria Bethania, Tom Waits, George Brassens, Gilberto Gil, Edith Piaf, Henri Salvador, con intermezzi “parlati” attraverso le poesie di Rodari e Pessoa, e un estratto dal libro di Erri De Luca, “Nel nome della madre”.

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Guardando le mirabolezze del maestro Begni al pianoforte, ho risentito paro paro quella sensazione di quando “imparavo a toccare” quei tasti bianchi e neri. Di certo non ai suoi livelli.

Parliamo di livelli vertiginosi. Gli stessi del maestro Dodaro, contrabbasso, e Consaga, sax soprano.
Quando dei musicisti riescono a farti “entrare” totalmente in quello che stanno eseguendo, non puoi far altro che restarne affascinata.

Lo spettacolo, che prende il nome da un brano inedito composto dai quattro artisti (Casale – testo; Consaga, Dodaro – musica, con l’”intervento” di Begni), “Round Christmas”, è un tuffo di circa due ore in un’atmosfera rara da trovarsi altrove. Una sinergia di voce e mani che dà vita alle canzoni eseguite. Una sinergia di anime affini, che si sono riconosciute, ritrovandosi poi su un palco, a distribuire un po’ di se stessi. Come solo i grandi artisti sanno fare.

In punta di piedi mi sono avvicinata al termine del concerto (ad Aversa) per salutarli tutti.
Gentilissimi e disponibilissimi, non solo con me, come chi con la musica ci si sveste ogni giorno, senza alcun timore di restare nudo di fronte a essa.
E ora ho negli occhi gli occhi di chi la musica la fa vivere ogni volta.
Chissà se un giorno saprò viverla come loro.
In punta di piedi… eppure facendo un gran “rumore”.

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Prossima e ultima tappa del tour, Mogliano Veneto (Tv), Cinema–Teatro Busan, 4 gennaio 2016.

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Mariafrancesca Mary Troisi
Da sempre appassionata alla letteratura italiana, ho iniziato a scrivere da ragazzina. Passione, insieme a quella per la musica, ereditata da mio padre, scomparso quando ero ancora piccola. In breve tempo la penna e il foglio (o lo schermo di un pc) sono diventati il “mio amico fedele”, capace di comprendere perfettamente ogni mio stato d’animo. Dall’età di 6 anni, per circa 8 anni, ho preso lezioni di pianoforte classico, e per due anni consecutivi, ho fatto parte di un coro, partecipando a svariati concorsi, portando il folclore della mia terra (la Campania) in giro per l’Italia. Esperienza, insieme a quella del pianoforte, volutamente accantonata, ma non conclusa, perché il “mondo della musica” ha continuato ad affascinarmi, anche se in altre “vesti”. Ho iniziato, infatti, a scrivere testi di canzoni, sviscerandomi e “confidandomi” in ogni mio testo, scoprendo così, lati di me, sconosciuti anche a me stessa. Per circa un anno ho collaborato con una rivista, scrivendo racconti. Ho partecipato a diversi concorsi di poesia; le poesie sono sempre state scelte per la pubblicazione. Ho avuto il piacere e onore di essere inserita lo scorso anno nell’Enciclopedia dei Poeti Contemporanei, intitolata a Mario Luzi, patrocinata dal Senato della Repubblica, con 3 poesie. Dall’inizio dell’anno ho una sorta di blog su fb, una pagina sui cui appunto considerazioni, riflessioni, e su cui pubblico periodicamente racconti e poesie. Ho provato di recente anche l’esperienza della radio, facendo uno stage /laboratorio full immersion, con alcuni degli speaker più “quotati” attualmente. Esperienza, quella della radio, che riprenderò a breve, senza abbandonare quello che è il mio sogno più grande, ossia continuare a scrivere. Perché paradossalmente sono i sogni l’unica certezza che abbiamo.

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