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sabato, Giugno 12, 2021

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Ce la farà Filippo Sugar, tramite la SIAE, ad aiutare i giovani autori?

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di Mariafrancesca Mary Troisi

Ieri mi è capitato sotto gli occhi un esaustivo articolo di Claudio Ferrante (già direttore di Carosello Records e ora a capo di Artist First), sulla situazione dell’industria creativa in Italia, e su quanto si stia tentando di fare per “proteggere” la creatività, attraverso la Siae (per chi non lo sapesse, trattasi della società italiana degli autori ed editori, ente che ha lo scopo di tutelare le cosiddette opere d’ingegno, assicurando ad autori e editori il diritto a un compenso per il loro uso).
Ho preso spunto da quanto letto per tracciare la situazione attuale “in casa Siae”, molto più alla buona, rispetto all’articolo da cui ho preso ispirazione.

Il presidente della Siae è attualmente Filippo Sugar, figlio della regina indiscussa delle etichette indipendenti, Caterina Caselli, e dirigente dell’etichetta stessa, la Sugar Music, dal 19 marzo 2015 ricopre per l’appunto anche il ruolo di Presidente del Consiglio di Gestione della SIAE.

Finalmente sembra sia stata posta una particolare attenzione sui giovani autori, per i quali è previsto l’azzeramento delle quote associative fino ai 31 anni (anche per gli editori, fino allo stesso tetto d’età). Iniziativa di successo, che ha registrato infatti nell’anno 3.000 nuovi associati.

Per aiutare ulteriormente i giovani autori, non solo dal punto di vista economico, sono state appoggiate manifestazioni sul territorio, per garantire loro maggior visibilità, a cui va aggiunta una sperimentazione partita il primo marzo dalla Puglia e da Firenze, per incoraggiare i locali pubblici che volessero ospitare il mercoledì sera i concerti di cantautori o di band, under 31 (che scrivono la loro musica).

Se questa idea avrà buoni risultati, si proverà ad aumentare il numero di locali che fanno musica in Italia. Lo scopo è quello di offrire ai giovani una musica ideata dai loro coetanei, creando una sorta di ponte diretto tra pubblico e autori, facendo comprendere una volta per tutte l’importanza del diritto d’autore.

Dietro l’atto creativo – spalancate bene le orecchie – voi che scaricate musica illegalmente, c’è infatti un lavoro e un investimento di tempo e denaro, che rendono quindi l’atto creativo un’attività da tutelare, riconoscendone i meriti al suo creatore. Permettendogli anche di remunerarsi (quasi fantascienza, penserà qualcuno).

Il 14 dicembre, intanto, c’è stato un grande evento al Teatro dell’Opera di Firenze, ospitando una giornata dedicata alla musica dal vivo. Si va alla ricerca di grandi autori, in un’epoca in cui, per via dei talent, si trovano solo esecutori (lasciati allo sbaraglio? Se lo vogliamo dire, diciamolo!).

Negli ultimi tempi, nonostante la rivoluzione digitale, si è registrato il trionfale ritorno del vinile e le vendite in crescita dei cd (grazie anche agli instore, dove il fan munito della sua copia di cd fisico, riceve foto e autografo con l’artista).

Le intenzioni sembrano dunque buone, se a questo aggiungiamo alcuni interventi importanti all’interno del management dell’ente stesso (come abolizione di privilegi, facilitazioni burocratiche etc). Che per i giovani autori (tra l’altro io sono ancora nella fascia d’età indicata! Vado ad associarmi, gente!) si intraveda un futuro meno nero? Sarà #lavoltabuona, come auspica Ferrante?

Staremo a vedere, incrociando le dita, colpiti piacevolmente dalla Warner Chappel, unica major (al momento) che ha “aderito” al progetto di rinnovamento.

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