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Thom Yorke attacca i servizi streaming che paragona ai nazisti che rubavano l’arte nella seconda guerra mondiale,

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di Marco Fioravanti

Ennesimo capitolo sulla diatriba musica gratuita, Spotify, Tidal, Apple Music e compagnia cantante.

Adele, com’è noto, non ha rilasciato l’ascolto gratuito da nessuna parte, su nessuna piattaforma stream, ed il suo nuovo lavoro “25” ha abbondantemente superato i 3 milioni di copie nel giro di pochi giorni.

In una recente intervista, il leader dei Radiohead, Thom Yorke, paragona Google, Youtube, Spotify e tutti i servizi di streaming ai nazisti della seconda guerra mondiale: “è come quello che facevano tutti durante la guerra, anche gli inglesi: rubare l’arte agli altri paesi. Che differenza c’è?“.

Proprio Yorke aveva pubblicato il suo album solista “Tomorrow’s Modern Boxes” a pagamento su BitTorrent, piattaforma di condivisione di file solitamente usata per scambiarsi cose gratis. Ma l’esperimento, come lui stesso lo ha definito, non è stata un successo. Anzi.

E’ evidente che la realtà e la sopravvivenza, vivendo di musica, è privilegio di pochi. Soldi con i dischi se ne fanno pochi, il grosso arriva dai concerti e dal merchandising che ruota attorno alla fama di un artista. Senza contare il riciclo di molti che diventano personaggi televisivi, giudici in talent di vario tipo e annessi e connessi.
Il barile è sempre più fondo e ne vedremo delle belle.

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