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venerdì, Aprile 16, 2021

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Quando il Festival era quello della canzone

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di Alberto Salerno

Prima dell’avvento di Gianni Ravera, il Festival di Sanremo aveva una commissione formata da nomi autorevoli del giornalismo e dello spettacolo.

La scelta avveniva solo sulla bontà delle canzoni che venivano iscritte al Concorso dagli Editori. I cantanti non contavano nulla, si sceglievano dopo, quando le canzoni partecipanti erano state selezionate. Ecco perché si chiamava “Il festival della canzone italiana“, perché erano le canzoni il perno di tutta la faccenda.

Anche se già si vendevano parecchi dischi, i discografici contavano poco o niente. Se avete visto la bella storia di Modugno, interpretato dal grande Beppe Fiorello, vi ricorderete che il proprietario della Curci Edizioni Musicali fu quello che lo presentò, perché presentò la canzone, ovvero “Nel blu dipinto di blu“. Modugno infatti incideva per la Fonit Cetra, che non fece nulla per portarlo al Festival, proprio perchè a quei tempi erano gli Editori a guidare il ballo, e a guardare i risultati lo guidavano molto bene.

Da tanto tempo il festival non è più quello della canzone, ma dei cantanti, e dei discografici. Finché ci sono stati Ravera e Baudo, due veri numeri uno, le cose andavano ancora bene. Probabilmente perché il “mercato” faceva grandi numeri.

Vorrei comunque ricordare a tutti che Sanremo, nelle vendite globali annuali, non incideva nemmeno allora oltre al 3 o 4 % e forse anche meno.
Oggi poi…

 

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