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Quel mare d’inverno nato a Milano in zona Porta Romana

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di Gianfranco Giacomo D’Amato

Mi sono spesso chiesto a cosa pensava un autore nel comporre una canzone. Cosa lo ispirava. Cosa gli consentiva di afferrare nell’aria quel qualcosa che c’è, che è lì, ma che gli altri non riescono ad afferrare e tramutare in musica e parole.

Dopo aver parlato con moltissimi autori l’enigma non è ancora sciolto e la curiosità resta ancora, intatta. Ma qualcosa ho capito.

Il mare d’inverno” me lo immaginavo esattamente come lo ha descritto Enrico Ruggeri. Certo non potevo sapere che è quello di Marotta, una località tra Fano e Senigallia in cui Enrico trascorreva da adolescente le vacanze estive e incominciava ad interessarsi all’altro sesso.

Niente di speciale ed addirittura deludente se visto appunto d’inverno. Ma sono questioni secondarie. I versi e la musica, esaltati poi dalla magnifica voce di Loredana Bertè, ne hanno fatto il simbolo della solitudine e della delusione. E’ un brano indimenticabile, fissato visivamente nella memoria di molti grazie ad uno dei video musicali più belli di quegli anni. Nelle immagini dell’epoca Loredana Bertè, all’apice della sua bellezza, canta di fronte al mare seminascosta dai capelli mossi dal vento.

“Mare mare / qui non viene mai nessuno a trascinarmi via / mare mare / qui non viene mai nessuno a farci compagnia / mare mare / non ti posso guardare così / perchè questo vento agita anche me / questo vento agita anche me”

La curiosità è che a pensarci bene si tratta dell’unica canzone celebre dedicata al mare in un periodo inusuale. Fino a quel momento era un pullulare di ombrelloni, pinne fucili ed occhiali, insomma tutto concentrato sull’aspetto balneare e vacanziero.

Come per Vecchioni con la sua Adriana di Luci a San Siro è ancora il senso di delusione per un fatto realmente accaduto ad ispirare l’autore, che ricorda molto bene un pomeriggio dei primi anni 80 in zona Porta Romana a Milano e che me lo ha raccontato.

Lei era Flora, ex compagna di liceo, la ragazza carina del Berchet. Anni dopo la fine del liceo, avevo 25 o 26 anni, continuavo a vederla cercando di ‘fraternizzare’, diciamo. Quel giorno mi fece un bidone. Ero in un bar in piazza Medaglie d’Oro che oggi non esiste più, sostituito da un Mc Donald’s, dove avevamo un appuntamento. La aspettai a lungo. Lei non venne. E non c’erano i cellulari per avvisare. Rimasi per un pezzo in quel bar e poi mestamente tornai a casa. Mi misi al pianoforte e scrissi in pochissimo tempo, contemporaneamente, Il mare d’inverno e Nuovo Swing. Passavo da una all’altra, avevo due fogli per i due pezzi. Pensai al mare di Marotta perchè in quel momento volevo gridare al mondo la mia solitudine. Nacquero, in due ore, due canzoni: ‘Il mare d’inverno‘ e ‘Nuovo swing‘. Roba che, a pensarci, mi verrebbe da richiamarla spesso, Flora, e farmi tirare altri bidoni“.

Condivido e penso che anche noi semplici appassionati di musica abbiamo perso la testa per la nostra Flora. Solo che dalla nostra delusione non è nata una canzone celebre.

E allora vogliamo rivolgere un pensiero di sincera gratitudine a Flora, la più carina del Berchet verso la metà degli anni 70, senza la quale forse quel capolavoro non sarebbe nato?

 

Tratto da “Mi ritornano in mente” di Gianfranco D’Amato, prefazione di Mara Maionchi, Editrice Zona 


VIDEO- Enrico Ruggeri Live – Il mare d’inverno 2013 a RadioItaliaLive
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Fonte Foto Carla Carinci e Enrico Ruggeri

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