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Tiziano Ferro dixit: la mentalità patriarcal-religiosa rallenta i cambiamenti, ma la gente va avanti comunque!

Una importante recente intervista di Tiziano Ferro, rilasciata a Vanity Fair, sta facendo il giro delle agenzie, perchè Tiziano dice cose importanti, dirette e senza mezzi termini.

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di Mariafrancesca Mary Troisi e Mela Giannini

Molte testate giornalistiche stanno riportando, a giusta ragione, una recente intervista rilasciata da Tiziano Ferro a Vanity Fair.
Tiziano Ferro è uno di quelli che “parla poco”, che rilascia pochissime interviste, ma quando lo fa, quando parla “DICE”…dice cose in modo trasparente, diretto e senza retorica.

Già la copertina che lo ritrae su Vanity Fair è di forte impatto, perchè sembra voler “rappresentare” una sorta di ossimoro, un uomo gay circondato da bellissime donne, bellissime modelle.
Ma nel corso dell’intervista – rilasciata alla giornalista Enrica Brocardo presso l’hotel ME Milan – IL Duca, a Milano – lui in qualche modo spiega che è un cliché quello di non riuscire a concepire un uomo, artista, gay, conteso da donne, circondato da donne.

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Ma in questa intervista lui dice tante altre cose. Andiamo per ordine.

Ormai è noto a tutti che cinque anni fa, proprio sulle pagine di Vanity, lui fece il suo coming out.
In questa intervista, invece, Tiziano incomincia parlando dei suoi esordi, di quella Milano che vide per la prima volta a 18 anni, quando arrivò nel capoluogo lombardo per sostenere un provino da corista, provando da subito la sensazione fortissima che un giorno sarebbe andato a vivere lì.

E’ noto a tutti i suoi fans l’amore per la città lombarda.
Amore ricambiato appieno, come testimoniano i due concerti strapieni a San Siro dello scorso luglio, in un tour che, come ricordiamo, ha riempito gli stadi di ben 6 città, raddoppiando a Roma e Milano.

Per la prima volta Tiziano afferma di essersi goduto pienamente il “momento” dei concerti, nonostante un po’ di ansia prevedibile.
Infatti, nonostante l’emozione tangibile, durante i concerti ha affermato più volte di sentirsi a suo agio, dimostrandolo con parole e fatti, e dando prova ancora una volta di come “si sta su un palco”.

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Nel raccontarsi, afferma di non essere stupito affatto che il suo pubblico sia composto maggiormente da donne, poiché sono da sempre più propense a capire, informarsi, rispetto agli uomini.
Aggiunge che si fida più delle donne che degli uomini, e a dimostrazione di ciò, dice di avere più amiche che amici maschi.
Anche sul lavoro, a parte il manager, pare essere “circondato” solo da donne.

E proprio sul suo seguito femminile che la giornalista incalza, chiedendogli se ha avuto timore di perdere una parte delle sue fans dopo il coming out.

Onestamente? No. Perché credo che il peso sentimentale che c’è nelle mie canzoni trascenda il fatto di declinare un pronome al femminile o al maschile.
Spesso trattiamo l’amore come qualcosa di privato, da vivere quasi segretamente.
E invece io, 15 anni fa, ho fatto un’altra scelta: ho messo la mia vita a disposizione degli altri”.

In altre parole, ha rivelato le sue fragilità, insicurezze, l’amore… raccontando i suoi sentimenti con trasparenza.
Scelta che il pubblico ha premiato. Sempre.

E infatti dice ancora: “Perché un musicista può essere sciupafemmine, ma non gay? Chi l’ha detto? Perché un cantante paparazzato ogni volta con una modella diversa è un figo?
Sono cliché, stronzate da cui bisogna uscire. E quando decidi che non ha senso seguire queste ‘regole’, ti rendi conto che la gente è disposta ad ascoltarti e che capisce.
Lo dico sempre a quegli amici, e ce ne sono ancora tanti, convinti che nel loro ambiente, per il loro tipo di carriera, dichiararsi omosessuali sia un handicap.
Basta che tu lo spieghi con grande semplicità a chi ti sta intorno, vedrai che la stima che hanno nei tuoi confronti non cambierà”.

Come ha sempre ribadito, c’è un termine che lo fa proprio “incazzare”, ossia “accettazione”, tolleranza del sentimento omosessuale.
Invece la parola giusta per parlare dell’amore è “condivisione”, perché “l’amore è centrale nella vita di tutti, non è un fatto privato di cui vergognarsi”.

Parole che chi era presente il 4 luglio a San Siro ricorda bene, come ricorda bene l’emozione negli occhi di Tiziano nel leggere la lettera di un fan che lo invita a “non togliere mai il disturbo”, vale a dire a non pensare mai di poter “disturbare” qualcuno con il proprio amore.

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E a proposito di amore, e del diritto negato nel nostro Paese al riconoscimento delle unioni gay – decisione per cui l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani il 21 luglio di quest’anno -Tiziano dice ancora:
Da noi la mentalità patriarcal-religiosa ha un fan club bello numeroso e temo che ci vorranno parecchi ricambi generazionali prima che succeda qualcosa. Per fortuna, però, le persone vanno avanti lo stesso: mettono su casa, convivono, fanno figli, conosco donne single che sono andate in Francia per congelare gli ovuli e garantirsi la possibilità, un giorno, di avere un bambino. Allargare il concetto di famiglia, e non parlo solo dei gay, darebbe anche più libertà alle donne. Mi spiace per chi fa finta che certe cose non stiano accadendo. Ed è un peccato, perché sarebbe molto meno faticoso per tutti. Senza contare che dare un posto nel mondo a chi già esiste sarebbe un vantaggio in generale. Ne trarrebbe giovamento l’economia, per esempio. Secondo lei in America hanno approvato i matrimoni gay senza farsi due conti?”.

L’intervista si conclude con la sua rinnovata fiducia verso Papa Francesco: ”Le parole, la forma, le apparenze contano, e avere un rappresentante di Dio in terra che parla di amore verso il prossimo, comprensione, misericordia, carità, fa piacere.
Vorrei che dalle parole si passasse ai fatti”.

Ed è quello che auspichiamo tutti, che si passasse ai fatti, in un Paese in cui l’amore tra persone dello stesso sesso è ancora ostacolato, “calpestato”, negato.

Vorremmo che l’amore diventi per tutti “una cosa semplice” –come sottolinea Tiziano in una sua famosa canzone – libero di esprimersi e di essere riconosciuto come tale.

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