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Dischi senza cuore, perché?

di Alberto Salerno

Insisto, non posso farne a meno di sottolineare quanto sia importante un repertorio di qualità professionale e artistica per qualsiasi cantante.

Senza repertorio, senza belle canzoni, non si va da nessuna parte, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Perché allora tanti dischi senza cuore, senza emozione? Come si fa a sbagliare così clamorosamente il contenuto di un intero album.

Ultimamente mi è capitato di ascoltare alcuni dischi di artisti italiani e sono rimasto senza parole, ammutolito. Cosa spinge questi cantanti a continuare a uscire con prodotti che lasciano il tempo che trovano? La fretta, forse? Il bisogno di uscire soltanto per mettere insieme un numero decente di concerti?

Ma cosa rimane poi di questo materiale quando le vendite sono ridotte in numeri ridicoli? Dove e’ finita la sana autocritica? Ma non c’è proprio più nessuno in grado di dire loro: “Guarda che questa roba e’ debole, che così non succede niente…“. Dove sono finiti i direttori artistici e i produttori capaci di imporsi e di mettere una pezza a questo stato di cose?

Naturalmente, mi guardo bene dal fare di tutta un’erba un fascio. Ci mancherebbe. Ho sentito cose, di alcuni giovani, decisamente più interessanti, e anche di alcune sorprese che mi hanno elettrizzato, ma è troppo, troppo poco per poter dare una svolta decisiva a questa nostra povera musica italiana.

Un disco, prima di essere realizzato, va pensato, esattamente come si fa con la sceneggiatura di un film. Voglio solo citare un caso, il disco sui pellerossa realizzato da Fabrizio De Andrè. So che lui voleva fare un album sulle minoranze etniche e gli venne in mente di dedicarlo agli indiani d’America, ma studiò per un anno la loro storia. Non so quanti libri abbia letto al riguardo, insomma si è documentato e poi si è cercato dei collaboratori di prima classe, tanto per citarne uno, Massimo Bubola. Ma lui è stato l’ideatore e il regista di quell’album. Due anni di lavoro e Dio sa che album meraviglioso alla fine è saltato fuori.

Mi sembra di essere uno che predica nel deserto, forse un po’ scemo, forse un po’ pazzo.
E’ che per carattere proprio non ce la faccio stare zitto.

Buona vita e in alto i cuori.

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Fonte Foto:radiogiornale.info

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