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Il nuovo album di Gianni Togni: “Il Bar del Mondo”

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di Athos Enrile

Gianni Togni rilascia un nuovo album, “Il Bar del Mondo”.

Sono passati alcuni anni, nove, dalla precedente uscita, ma per il cantautore romano non esistono schemi e rigidità relativi alla produzione artistica, qualunque sia la direzione intrapresa, e appare invidiabile la sua ricerca -e realizzazione- della libertà che lo porta ad impegnarsi verso l’interesse del momento, che sia musical, colonne sonore, teatro o, come in questo caso, un disco, che è poi il mezzo che lo ha fatto conoscere al grande pubblico.

Gianni Togni
Trattasi di dieci inediti di grande qualità, intesa come “idee”, realizzazione/proposizione e possibilità di ascolto, dove l’analogico prevale sul digitale e dove il calore dei suoni riporta ad epoche che mi piace definire “felici”.
Album disponibile in download digitale e CD, ma non poteva mancare il doppio LP da 180gr, a rimarcare il grande amore di Togni per il vinile.

Come evidenziato nell’intervista a seguire, l’ispirazione nasce da un’osservazione obbligata, quella che porta l’autore ad uno sosta forzata in un luogo privilegiato, il bar sotto casa. E così le persone viste frettolosamente nel quotidiano diventano oggetto di sguardi meno superficiali, e il tempo disponibile regala la possibilità di guardare oltre ed immaginare storie che, fatalmente, si intersecano tra loro e con chi, beato lui, ha la capacità di tramutare il tutto in un brano musicale, una pillola di vita che, a sua volta verrà reinterpratata dall’ascoltatore, in un gioco interattivo che credo sia tra gli obiettivi primari di un autore musicale.
Si va dal rapporto tra un artista ed un foglio bianco da riempire sino all’impossibilità di eliminare il vizio del gioco d’azzardo, passando per la storia della comparsa, uomo felice nonostante l’oscurità del suo lavoro, contrapposta alla grande libertà.
Ed è proprio quest’ultimo contrasto che mi pare la cornice ideale in cui inserire Gianni Togni, uomo di grande visibilità, certamente, ma proprio quella luce della ribalta ricercata da tanti appare per lui di scarso valore, non certo un obiettivo, almeno in questo momento di sua maturità professionale.

Sono due i video ufficiali collegati all’album, ma quello che ho scelto e inserito a fine post è un’anteprima pubblicata circa un anno fa, dal titolo “Nel ‘66”, che, tra musica e immagini, riporta Togni –e me– verso un’era che ha lasciato grandi tracce, indelebili, e il ritorno con la memoria a momenti sereni non poteva lasciarmi indifferente: perfetta sintesi di quei giorni.
Un disco davvero godibile, da gustare senza la necessità di trovare la giusta casella in cui collocarlo, perché le belle canzoni colpiscono subito la pancia… la razionalità potrà arrivare successivamente!

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L’INTERVISTA

La prima cosa che salta agli occhi è la grande distanza temporale tra il tuo nuovo album, “Il Bar del Mondo” e il precedente “La vita nuova”, del 2006; stessa distanza, nove anni, intercorre tra quest’ultimo e “Ho bisogno di parlare”, mentre la produzione precedente dimostra una buona regolarità. Che cosa è accaduto di “raccontabile” nella vita di Gianni Togni in questo lungo percorso, tale da determinare frequenze discografiche così differenti?
Prima di “Ho Bisogno Di Parlare”, per contratto, molti artisti dovevano fare un disco ogni anno, massimo due. Il mercato discografico era florido e la musica faceva parte integrante della nostra cultura quotidiana. I giornali raggiungevano alte tirature, teatri e cinema avevano le poltrone sempre affollate. Io iniziai a scrivere musical, in giro per l’Europa, che hanno ottenuto ottimi risultati, regalandomi soddisfazioni indimenticabili. Inoltre le produzioni di spettacoli e dischi per altri hanno assorbito molto del mio tempo. A stare dietro le quinte ho imparato molto, e trovo che abbandonare per un po’ le luci della ribalta può consolidare una maturazione altrimenti difficile. Oggi le cose nel mondo della cultura sono molto cambiate, purtroppo in peggio, e, a parte rari casi, bisogna essere accorti nella programmazione della produzione artistica perché nessuno ha più la possibilità d’investire.

Da dove prende spunto il titolo “Il Bar del Mondo”?
Lo spunto è arrivato quando, per problemi di ristrutturazione del mio appartamento, sono stato costretto a passare molte ore seduto al bar sotto casa. In quel luogo ho avuto modo di interagire con un’umanità sorprendente e straordinaria. Un vero teatro della vita. Prendevo appunti ritrovati casualmente anni dopo e, ormai libero da impegni di composizione e scrittura per il musical “Poveri ma belli”,  ho deciso di farli diventare un disco.

Si potrebbe in qualche modo considerarlo un lavoro concettuale?
Quando le canzoni escono dalla stanza di chi le ha composte, ognuno ha il diritto di interpretarle come desidera. Ad esempio, in questo album non ho scritto canzoni d’amore ma, se ascoltandole hai intimamente bisogno di quell’atmosfera, inesorabilmente converti tutto al tuo stato d’animo. E così un brano come “Tazza di thè”, che tratta del problema della migrazione, diventa per molti un brano romantico.

L’album è stato anticipato dal video “Nel ‘66”, che non avevo colto all’uscita, ma che mi ha toccato, in questo momento di personale “voglia di quegli anni”, periodo in cui ero troppo giovane, ma capace di captare un’atmosfera che non mi ha mai abbandonato: è solo nostalgia di un periodo felice la tua, o convinzione che fosse davvero un momento speciale, storico e sociale?
Io, all’epoca dei fatti raccontati in “Nel ‘66”, ero poco più di un bambino ma ciò che accaduto socialmente in quel periodo è storicamente straordinario. La musica, la moda, le pressioni giovanili cambiano, letteralmente, pensieri e abitudini del mondo; una rivoluzione dei costumi mai vista prima e che probabilmente non accadrà più.

Con che spirito e filosofia si pone davanti ad una nuova uscita discografica, nel 2015, un cantautore famoso… uno a caso… Giani Togni, che deve fare i conti con l’attuale situazione discografica, con il businnes che regola il mercato musicale e le tecnologie che un po’ aiutano e un po’ no?
Rispondo facendo quello che mi piace, senza regole indotte. Ancora prima di entrare in sala d’incisione sapevo che, a priori, i media tradizionali non avrebbero parlato e mandato in onda le mie canzoni. Questa condizione di “già deciso”, però, ha anche il suo aspetto positivo: quello di una libertà artistica incondizionata rispetto all’omologazione generale. Oggi preferisco essere considerato un cantautore di nicchia, adatto a un pubblico che sceglie e non si fa scegliere.

Il Bar del Mondo” è uscito anche in vinile, un formato oggetto di diatribe e che divide chi lo reputa un “elemento nostalgico”, per collezionisti, e chi invece sottolinea l’insuperabile qualità audio ed il calore del suono: che cosa pensi in proposito?
Il doppio vinile, con cd incluso, è uscito il 18 aprile per il Record Store Day, la manifestazione mondiale dedicata ai negozi che vendono musica. Io compro e ascolto solo dischi da mettere sul giradischi, e sono anche un collezionista. Il cd è, per la sua obbligata conversione digitale a 44.100Hrz e 16bit, piatto nel suono e senza dinamiche, mentre nell’ascolto del LP, anche con impianti economici, c’è profondità, teatralità, tridimensionalità, calore e spazio tra gli strumenti riprodotti.  Non è un caso che il vinile è l’unico supporto fisico a incrementare le vendite ogni anno che passa.

A chi ti sei affidato per l’artwork e quale importanza gli attribuisci?
La copertina di un disco per me è molto importante, e cerco sempre di realizzarla al meglio. Il grafico Federico Romanazzo, con cui collaboro da anni, cerca soluzioni artistiche e tecniche diverse per ogni progetto in cantiere. Insieme impostiamo l’idea base più adatta, parlandone per giorni. Sperimentiamo molto e, quando finalmente i nostri gusti coincidono su un determinato bozzetto, Federico mi propone diverse varianti tra cui scegliere. Tra ritocchi e rifacimenti di alcuni particolari e il definitivo possono passare molte settimane.

Domanda di carattere generale… la lettura di un libro in cui anche tu rilasci testimonianza (“Mi ritornano in mente” di D’Amato), fa emergere un quadro sconfortante, dove il ruolo dell’autore pare sia quasi inutile: “A chi potrei mai dare le mie canzoni?”. E’ davvero così cambiato il mondo autorale, tanto da rischiare di mantenere nel cassetto capolavori?
Raramente ho scritto canzoni per altri, a parte i musical, ovviamente, quindi non conosco i problemi attuali legati all’essere dei puri autori. Una volta le case editrici si occupavano di trovare le canzoni da far cantare ai vari interpreti ma credo che questa mediazione oggi non esista quasi più.

Hai pianificato la pubblicizzazione del tuo album nella fase live?
No, perché sono due momenti artistici diversi, almeno per me. Io non suono più durante l’estate, mentre le mie uscite discografiche le programmo in primavera. Se deciderò di tornare a esibirmi dal vivo sarà per il prossimo inverno, ma per poche date. Per vivere e pensare ho bisogno di tempo.

Concludo con una domanda alla Costanzo: che cosa c’è dietro l’angolo per Gianni Togni, sognando, ma con  i piedi ben saldi a terra?
Sto scrivendo un romanzo che non avrà niente di autobiografico. Una parte della  storia raccontata potrà essere svelata solo con l’ascolto di un nuovo album, che uscirà in contemporanea al libro e con lo stesso titolo. Le due opere insieme, poi, diventeranno un musical teatrale.  Cerco sempre di sperimentare e inventare, senza abbattermi davanti alle inevitabili difficoltà e senza accontentarmi di un eventuale  successo. E così continuo a sognare.

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Tracklist de “Il Bar del Mondo”
L’arco E La Freccia
La Cosa Più Normale
Chi Sono Io
E Mentre A Roma Piove
Oh Grande Musica/Nel ’66/Oh Grande Musica (Reprise)
La Comparsa
Tazza Di Thè
Il Giocatore
Hey Vita
Invisibili Ma Eroi


Per tutte le info consultare il SITO di Gianni Togni—>QUI

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