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mercoledì, Giugno 16, 2021

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Forse non lo sapevate – Il tempo se ne va

Voto Autore

di ‪Gianfranco Giacomo D’Amato
Il tempo se ne va di Popi Minellono e Toto Cutugno

 

 

 

 

La collaborazione era iniziata per caso: Luciano Beretta si era ammalato poco prima della preparazione del nuovo disco e nell’entourage di Adriano Celentano i pareri erano discordi. Qualcuno suggerì di contattare Cristiano “Popi” Minellono, qualcuno Cristiano Malgioglio. Finì che furono contattati entrambi e che i testi delle canzoni del disco furono affidati un po’ per uno. La canzone che poi risultò la migliore e che divenne la “title track” era di Popi. Si trattava di “Ti avrò”. Un’intuizione felice grazie alla quale il disco sarebbe arrivato fino al secondo posto in hit parade. La collaborazione tra Celentano e Minellono era cementata.

 

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 Popi lavorava già con Toto Cutugno, e i due ebbero modo di scrivere in seguito molte altre canzoni per Celentano: ad esempio quelle dell’album “Soli”, e quelle dell’album “Un po’ artista un po’ no”. Il disco “Soli”, in particolare, era nato in un modo un po’ rocambolesco, ma tutto sommato non inusuale per chi conosce le modalità di lavoro di Popi. A due giorni alla data fissata per consegnare le dodici canzoni del disco, Toto Cutugno ha completato il suo lavoro mentre Popi non lo ha nemmeno cominciato. Ci sono quindi ben dodici brani per cui le melodie sono pronte ma non c’è nemmeno un testo. La scena è piuttosto surreale: è sabato, e il lavoro va presentato il lunedi successivo. La domenica mattina Popi, Toto e Guerino Coppetta, tecnico d’incisione della Curci, si fanno aprire la sala di incisione in Galleria del Corso a Milano, e si mettono al lavoro. C’è una sola soluzione: Popi scrive il primo testo e mentre Toto incide il primo brano, Popi scrive il secondo testo. E così via. Popi inizia da Soli, quella che dà il nome all’album, e in un pomeriggio scrive i testi delle dodici canzoni che Toto via via canta e registra.

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 Tornando a Celentano, in quegli anni il gruppo di amici e di colleghi del “molleggiato” frequentavano spesso la sua villa sul lago di Oggiono ed in particolare il campo di calcio, in cui si teneva l’immancabile partita della domenica mattina. Cutugno e Minellono erano ospiti fissi e spesso si trattenevano tutto il giorno. In una di quelle occasioni scocca la scintilla che da vita ad una grande canzone.

 

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 Dopo la partita, la sera sono tutti nella villa. Mentre chiacchierano, a un certo punto Popi e Toto Cutugno vedono Rosita, la figlia di Adriano, che scende a piedi nudi dalla scala con un amica indossando un vestito da sera nero della madre. E’ adolescente, proprio nel momento cruciale della trasformazione, e gioca a fare la donna, con tanto di trucco. Ma si intuisce facilmente che ormai non è più solo un gioco. I due si voltano verso Adriano: è sconvolto, guarda la figlia e con gli occhi sembra dire: “Mia figlia è una donna ! Ed è anche bella !” Adriano la sgrida, le dice di andare subito a togliersi quel vestito e di struccarsi. Ma resta come tramortito. Popi vede in quell’istante il terrore del padre che all’improvviso, quasi come se non ci avesse mai pensato prima, capisce che quel cambiamento atteso e temuto è già avvenuto. Nel racconto di chi c’era, Adriano quella sera cambiò umore, rimase molto nervoso per tutto il tempo contrariamente al solito. Manifestò addirittura dei segni di gelosia nei confronti di un ragazzino che si avvicinava a sua figlia per giocare. Un momento preciso, nitido, che i die autori colsero alla perfezione e tradussero in una canzone senza tempo: Il tempo se ne va.

Quando Adriano la cantò per la prima volta si emozionò fino quasi alle lacrime. E non voleva inciderla. Disse a Popi che gli aveva scavato dentro e che erano fatti troppo personali per farne un disco. Fu sua moglie Claudia a fargli cambiare idea. Per fortuna. Popi e Toto l’avevano scritta per Adriano pensando a sua figlia, ma, come spesso accade, le grandi canzoni diventano il vissuto di tutti. Credo che moltissimi padri negli anni successivi, all’ascoltò di quella canzone, abbiano pensato alle loro figlie che diventavano donne, e siano stati presi da quel misto di disorientamento e timore al quale, prima o poi, non si sfugge. E’ il potere della musica, anzi, il grande potere della musica…

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