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Il concerto perfetto

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di Athos Enrile

Ho molto chiaro il concetto di “concerto perfetto”.

La tecnica non c’entra, lo stato di forma del singolo musicista neppure, ma conosco bene la magia che a volte nasce nelle situazione più impensate, così come le grosse delusioni che accompagnano enormi aspettative.
Non è l’immagine dell’audience in movimento frenetico l’indicazione che tutto funziona, perché il sottile filo che lega i protagonisti opposti – pubblico e artisti – potrebbe anche determinare immobilismo e concentrazione. Però… qualcosa può accadere, anche quando sembra che ogni condizione sia avversa.
Giugno 2007. Da sei mesi ho comprato i biglietti costosissimi di un concerto che si svolgerà all’Arena di Verona. Loro sono The Who, dimezzati rispetto alle origini, e non vengono in Italia da una vita.
La loro musica mi accompagna sin da bambino e il leader Pete Townshend è famoso, oltre che per la sua irascibilità, per una genialità musicale che difficilmente trova eguali.
E’ probabile che i più giovani non conoscano i risvolti storici, ma i loro brani fanno parte ancor oggi del quotidiano, e pezzi come Baba O’Riley, Who Are You o Won’t Get Fooled Again sono il pane del movie “CSI”.
Torno a bomba. Arrivo a Verona col mio figlioletto di dieci anni, a cui faccio il lavaggio del cervello con opera di convinzione: “… adesso forse non capirai, ma col passare degli anni darai peso a questa giornata!”. Vedremo.
Entriamo nell’Arena col sole e mentre si avvicina il momento clou il cielo inizia a rabbuiarsi.
La band sale sul palco e l’emozione esplode, mentre inizia a piovere. Al quinto episodio il concerto viene arrestato, gli strumenti coperti e il pubblico confinato al riparo nei cunicoli dell’Arena. Dopo tanta attesa arriva la delusione, per tutti enorme.
Ma dopo un’ora pare che il miracolo possa accadere, riprendiamo posto in platea, e si riparte… pochi minuti e Roger Daltrey, il mitico Tommy cinematografico, perde la voce e arriva l’annucio: “The Roger’s voice is gone…”. Il concerto deve quindi terminare.
Però qualcosa accade, e ha poca importanza conoscere le vere motivazioni della marcia indietro: Pete Townshend prende per mano la band, assume il comando vocale e prova a condurre in porto la nave.
Riepiloghiamo. Un nubifragio estivo. La voce del vocalist principale che sparisce quasi del tutto, un pubblico bagnato che ha perso la salatissima posizione a cui aveva diritto ed è costretto a stare in piedi e… concerto perfetto?
Difficile da spiegare, eppure i brividi provati quella sera sono i più forti di cui abbia memoria, una miscela potentissima di situazioni e musica, capace di scatenare in me miriadi di ricordi, in pieno contrasto con la presenza del mio bimbo accanto, simbolo del futuro.
Nello stesso anno, il 2007, veniva realizzato il film basato sulla figura di “August Rush”, un bambino che ha il dono di captare le atmosfere che lo circondano e trasformarle in musica. A chi gli chiede lumi sulla sua incredibile predisposizione August risponde: “ … la musica è tutta intorno a noi, basta saperla afferrare…”.
Forse non sarà semplice appropriarsi del mondo musicale che ci gira intorno, ma mai come quella serata di inizio estate del 2007, all’Arena di Verona, mi sono sentito in sintonia totale con tutti gli elementi presenti, fisici ed impalpabili.
E queste sono soddisfazioni!

Baba O’Riley

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Athos Enrile
Da sempre immerso nella musica, coltiva la passione per la scrittura, con un’attenzione particolare alla descrizione dei concerti e alle interviste. Gestore di numerosi spazi in rete e collaboratore con diverse riviste specializzate, è coautore del libro “Cosa resterà di me” e dell’e-book “Le ali della musica”. Appassionato di strumenti - che utilizza in modo mediocre - ha avuto la possibilità di condividere pillole di palco con leggende del rock e di partecipare ad un album (in un brano) in qualità di mandolinista… elettrico! Presentatore in numerosi eventi, conduttore in molteplici presentazioni, condivide orgogliosamente con i compagni di viaggio di MusicArTeam (associazione di cui è presidente) il web magazine MAT2020.

Commento su Faremusic.it

1 COMMENT

  1. Pino Palladino al basso e Zak Starkey alla batteria?
    Solo loro potevano rimpiazzare degnamente John Entwistle e Keith Moon

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