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Perché Pippo Baudo è Pippo Baudo – Morto il re dei presentatori

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Se ne va all’età di 89 anni il re indiscusso della televisione italiana: Pippo Baudo.

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Nato il 7 giugno del 1936 a Militello in Val di Catania, Pippo è stato più di un protagonista della televisione, il suo modo di fare spettacolo, di costruire ogni dettaglio di ogni trasmissione, padrone del palcoscenico ma sempre a servizio dell’ospite di turno. Pippo promette al padre di completare gli studi, si laurea in Giurisprudenza e parte per Roma per inseguire il suo sogno: quello di entrare nel piccolo schermo. Nella sua lunga carriera è stato un protagonista anomalo, ha sempre riservato il fascio di luce più luminoso a tutti gli artisti che ha avuto al suo fianco, spalla perfetta di artisti, comici e attori, indimenticabili i suoi siparietti con Beppe Grillo o con Roberto Benigni. Gigi Sabani, che lo imitava, ha coniato lo slogan «l’ho inventato io!», frase che Pippo fa subito sua anche perché spiega in sintesi l’uomo di spettacolo a servizio di tutti gli artisti che hanno lavorato con lui. La sua carriera nasce quasi per caso, non è arrivata la bobina di una puntata del telefilm Rin Tin Tin, così la Rai, non sapendo cosa mandare in onda, mette la puntata numero zero di Settevoci che giaceva negli archivi della tv di stato. Non si sa se le cose siano andate veramente così, ma lui amava raccontare questo aneddoto e noi oggi ci crediamo. Dopo la misteriosa morte di Luigi Tenco nel Festival di Sanremo 1967, Mike Bongiorno rinuncia all’edizione successiva ed è così che nel 1968 c’è un appena trentunenne Pippo Baudo, dopo quell’edizione, in maniera dilazionata nel tempo, ne seguiranno altre dodici fino al 2008.

Dal palco del teatro Ariston col suo tono inconfondibile e deciso presenta artisti che, anche grazie al suo lancio, rimangono nella memoria collettiva: «signore e signori: Giorgia!». Con la sua voce scolpisce i nomi di ragazzi che si apprestano a fare musica e lancia quei nomi nel firmamento più alto: Eros Ramazzotti, Andrea Bocelli e forse più di tutti Laura Pausini. La sua penna è sempre pronta a suggerire qualche modifica qua e là nei brani degli artisti in gara, la sua non è voglia di rivalsa, ma Pippo ha quella sensibilità per capire come fare breccia nel pubblico. Nell’edizione del 1996 è ospite Madonna, lui la presenta dalla platea avvicinandosi verso il palco con la sua falcata impossibile da dimenticare, pare che anche a Madonna, che ha accettato di buon grado, abbia suggerito di modificare il finale di Take a bow che l’ospite in quell’edizione presenta assieme a Baby Face. Nella versione del disco la canzone finisce con uno sfumato, Pippo suggerisce un finale tronco che subito chiami l’applauso. Nel 1998 Madonna torna come super ospite a Sanremo, quella edizione non è condotta da Baudo, in quegli anni in esilio forzato su Canale 5 e Madonna stupita per l’assenza di Pippo dice a Raimondo Vianello padrone di casa di quell’edizione: «you’re changed».

Quella di Baudo è una carriera che ha sfornato successi nella tv di stato e qualche parentesi poco fortunata nella tv privata, prima nella Rete 4 della Mondadori, subito dopo su Canale 5, qui gioca d’anticipo e presenta “Festival”, al suo fianco c’è Lorella Cuccarini che con lui ha lasciato la Rai per accendere il venerdì sera dell’ammiraglia del biscione. Qui presenta tante edizione del Telegatto, quello che fu il gran galà della tv. Ogni ritorno in Rai è segnato da grandi successi, dopo la seconda parentesi in casa Mediaset, torna in una collocazione assurda nel primo pomeriggio di Rai3 con “Giorno dopo Giorno”, il cui spin off diventa “Novecento”, una trasmissione che divisa in tre capitoli racconta pagine della storia del nostro paese. Al suo fianco ci sono sempre importanti figure di riferimento: il maestro Pippo Caruso, straordinario direttore d’orchestra e arrangiatore; Gino Landi, regista e coreografo e poi tanti autori, una squadra di professionisti pronti ad accendere la macchina dei suoi spettacoli. La grandezza di Pippo è anche legata a loro, ha sempre scelto gli autori più attenti, ogni sigla, ogni stacchetto è supervisionato dall’occhio vigile del presentarore per antonomasia: «Perché Sanremo è Sanremo», scritta da Pippo Caruso e da Sergio Bardotti per l’edizione del Festival del 1995 non è semplicemente una sigla, ma il tormentone che nessuno nelle edizione successive, anche quelle senza Pippo Baudo, non può fare a meno di ascoltare, ho sempre pensato ci sia anche il suo zampino. Per Pippo Baudo il tg1 dedica una lunga edizione straordinaria condotta magistralmente da Giorgia Cardinaletti, dedicandogli la prima serata di un sabato sera d’agosto, sì, quel sabato sera, una volta ricco dei fasti dei suoi Fantastico dal Teatro delle Vittorie, oggi diventa l’occasione per tanti gli amici e colleghi che tra le lacrime intervengono al telefono: Mara Venier, Renzo Arbore, Milly Carlucci, Antonella Clerici, Alba Parietti, Barbara D’Urso, Carlo Conti, Pier Francesco Pingitore. Tanti gli artisti che gli hanno dedicato un post: da Piero Cassano che ricorda la vittoria dei Matia Bazar con “Questa nostra grande storia d’ampre” nel 2002. Enrico Mentana gli dedica un post dove ricorda altri capisaldi della tv come Mike Bongiorno, Raffaelle Carrà, Corrado e Maurizio Costanzo. Si scorrono le pagine social e non c’è artista che gli dedica due parole, un ricordo affettuoso, queste le parole di Fiorella Mannoia «La musica gli deve tanto. Come tutti noi. Ciao Pippo». «Ciao al mio secondo papà» scrive Laura Pausini. La tv generalista, già orfana dei protagonisti che l’hanno resa grande, oggi perde l’ultimo dei suoi maestri.

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