Nel giorno di Pasqua, mentre molti idioti da tastiera insultavano sul web chi serviva in tavola un agnello arrosto, abbiamo assistito all’ennesimo delirio da onnipotenza social. Il pretesto è stato la scomparsa di uno dei più grandi autori e registi radiotelevisivi italiani: Gianni Boncompagni, un pezzo di storia della Rai per essere precisi.
Qualche tossico da tastiera, sfregandosi le mani per l’occasione ghiotta di poter esercitare il suo diritto di iena digitale, ha dimenticato la famiglia, le uova di coccolata, la gita fuori porta e si è messo al computer a sparare necrologi di dubbio gusto.

Ora, che non si rispettino nemmeno i defunti nel giorno della resurrezione rivela quanto certi italiani non perdano mai l’occasione di tacere, peraltro avendo tutte le scuse per poterlo fare.
Qualche frustrato da anonimato compulsivo, per raggiungere la miseria di una decina di like, ha persino tirato fuori Mimì Martini, accusando Boncompagni di averla screditata presso la Dea Bendata. Accusa infamante che vale meno di una bufala da pizza. Qualche altro moralista da Pasquetta, probabilmente gonfio di acqua santa mischiata alla grappa, ha tirato fuori lo “sfruttamento delle minorenni nel programma Non è la Rai”, salvo poi essere smentito dalla stessa Ambra Angiolini che ha rivolto grandi elogi e ringraziamenti al suo ex pigmalione.

Questi untori del web, gli Aldo Grasso per caso, non sanno nulla di Boncompagni e di ciò che ha fatto in Rai nel corso della sua lunga carriera. Per questi critici della domenica, dall’ascella pezzata, ricordo che Gianni Boncompagni insieme al socio Renzo Arbore, fu il primo a sfidare nel dopoguerra la censura della RAI.
Prima di loro ci provarono solo Natalino Otto, Gorni Kramer e Mario Panzeri durante il ventennio fascista (La Rai allora si chiamava Eiar) e in seguito il Quartetto Cetra quando cantarono in diretta una canzone dedicata ad Angela Davis, attivista nera, comunista e femminista dei turbolenti anni sessanta.

Allora Gianni Boncompagni e Renzo Arbore compravano i dischi in Inghilterra e li trasmettevano alla Rai. Furono loro a trasmettere per primi in RAI, brani censurati come “Dio è morto” o “Give peace a chance” di John Lennon. Grazie alla loro hit parade gli italiani hanno potuto ascoltare canzoni i cui testi non parlavano di mamme infelici-di cuore-amore spezzati ma di “fiori nei vostri cannoni” e di “rivoluzioni pacifiste”. Tutto questo per gli smemorati da tastiera non ha alcun senso. Conta solo il moralismo più bieco. Le ragazzine di Boncompagni. Oddio, che scandalo. Poi magari questi qui sbavano per le veline di Striscia o per le culone hip hop che sderenano la loro cellulite sulla faccia di Snoopy Dog. L’ignoranza regna sovrana.
Ora io non starò qui a incensare né a difendere nessuno, perché ci pensa già la storia a farlo. Le biografie non si inventano. Non starò qui a ricordare che Boncompagni fu il primo a scoprire Patty Pravo e a convincerla a cantare, dopo averla vista ballare sulla pista del Piper Club a Roma.

Lei non ci pensava nemmeno. Come non starò a ricordare che lui fu il primo a mandare in onda una certa Eva Robbins, però lo faccio volentieri nei confronti di quegli ignoranti che non sanno niente di questo, ma che si ricordano solo dei fagioli della Carrà. A queste iene da tastiera che pur facendo i puritani, non hanno nemmeno il buon gusto e la decenza di tacere per puro rispetto di chi se ne va da questa valle di lacrime, voglio solo dire che Boncompagni non era e non voleva essere Padre Pio, ma un autore scomodo, un regista innovativo, un provocatore laico e situazionista, che metteva in scena un programma apparentemente stupido come Macao, invitando però Carmelo Bene in studio, il quale entrando diceva alla telecamera: “Sono venuto qui volentieri, perché questo è il nulla assoluto”.

C’è forse oggi un programma tv, in cui un ospite può dire una frase del genere tra gli applausi del pubblico? Chiedetelo a Morgan e vi saprà rispondere. Ora se non sapete dare a Gianni ciò che è di Gianni, almeno state zitti e informatevi prima di giudicare sul niente. Il vostro gossip vale meno di un frame sui titoli di coda di un qualsiasi format diretto da Boncompagni.
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