Il mondo della musica è sempre stato pieno di dilettanti, improvvisati e anche magliari. Non c’è da stupirsi, è un ambiente che non richiede lauree, o master o precise qualità. Ci sono state persone che da autisti di un artista poi sono diventate direttori artistici, ottenendo anche degli eccellenti risultati. Perché esiste sempre un sesto senso, quel percepire se una canzone possa funzionare o no. Era così che si diceva ai tempi belli. Funzionerà? Si, questo pezzo può funzionare.
Ma se ai tempi belli i dilettanti, gli improvvisati e i magliari, erano alla fine una schiera sparuta, ora c’è una vera e propria invasione: gente che da un giorno con l’altro diventa produttore, fonico, arrangiatore, autore, cantante. Non ci sono più filtri. Non c’è più un mercato che dà delle indicazioni per far capire chi è più meritevole di un altro.
Niente, tutti fanno, disfano, s’inventano e intanto il terreno smotta, le pietre rotolano verso valle e il fango si spande ovunque, rendendo il terreno impraticabile.
Dilettante ha un solo significato: riguarda qualcuno che si diletta a fare qualcosa. Insomma, dovrebbe essere un hobby, un passatempo. Ma, per esempio, nel mondo dell’automobile non puoi essere un dilettante, devi essere un ingegnere per disegnare e progettare automobili, devi anche aver fatto anni di specializzazioni nelle scuole di design.
Non puoi essere un dilettante nel ballo, perché come ci provi, ti ritrovi scaraventato dalla porta posteriore di un teatro in mezzo alla strada. Insomma, in quasi nessun lavoro puoi permetterti di essere un dilettante. Nella musica si. Basta pensare ai vari Sanremo dove abbiamo avuto comici e attori andare in gara con una canzone, e arrivare persino a vincere un Festival, vedi Romantica di Renato Rascel.
I cancelli sono spalancati, e allora “Venghino, signori, Venghino al gran spettacolo della domenica che sta per cominciare!“
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