Assistere in prima fila ad un’esibizione di Fiorello è certamente un’esperienza unica. A 56 anni ancora da compiere, lo showman siciliano riesce a tenere il palco come pochi e ad intrattenere per tutte le due ore di spettacolo, senza mai rischiare di annoiare o far distrarre il pubblico in sala. Ho seguito personalmente il primo dei tre appuntamenti salentini previsti per “L’ora del Rosario”, che è andato in scena venerdì 1 aprile alle 21 presso il teatro Politeama Greco di Lecce.
Lo show ha già registrato più di 100 date sold out in tutta Italia ma a giudicare dalla lucidità e dalla freschezza della messa in scena, si poteva credere di stare assistendo ad una data zero. Accompagnato dall’inseparabile maestro “vegan” Cremonesi, da una band composta da Carmelo Isgrò al basso, Massimo Pacciani alla batteria, Antonello Coradduzza alle chitarre e dal trio vocale “I Gemelli di Guidonia”, il Rosario nazionale, con la maestria di chi è passato negli anni dai villaggi vacanze alla radio, dalla televisione ai social network, ha dimostrato ancora una volta il suo spessore artistico, che a quanto pare si contrappone ad una dimensione prostatica nonostante l’età, ancora minima. Sono parole sue eh!

Durante lo spettacolo ci sono stati diversi momenti sonori, con parecchie canzoni (sue e di altri) che Fiorello ha cantato divinamente, come si sente fare molto di rado nei tanti show televisivi che dovrebbero dare lustro alla musica. I duetti virtuali con Mina e Tony Renis ad esempio, sono stati i momenti in cui si è toccato l’apice dello spettacolo musicale, durante i quali la voce dell’artista catanese si è elevata, col desiderio di omaggiare la grande canzone italiana esportata all’estero e i varietà degli anni 60, forse ormai non più riproponibili in questa tv. Tra un accenno alle canzoni della coppia di capitani coraggiosi Baglioni-Morandi e un brano cantato imitando contemporaneamente Vasco, Ligabue, Zucchero, Ramazzotti e Venditti, di sicuro non è mancato niente.
Nei monologhi di comicità leggera poi, Fiorello rimane forse il migliore di tutti. Forte di tempi artistici e di un’improvvisazione fuori dal comune, ha molto spesso coinvolto la sala nei suoi sketch, portando il pubblico a una risata senza pause.

Magari alcune battute erano già sentite e altre (anche per sua stessa ammissione) molto facili, ma il risultato finale è stato pienamente raggiunto: far divertire il pubblico per tutta la durata dello show. Basti pensare ai continui riferimenti al Salento ed al suo popolo; con lo showman che tra un rustico e un pasticciotto, ha fatto il verso ai vizi e alle virtù di noi leccesi.
Fiorello è un personaggio intramontabile, mai dimenticato dalle vecchie generazioni che vanno a vederlo a teatro o aspettano di rivederlo in tv e seguito assiduamente anche dai più giovani sui social. Un elisir di lunga vita artistica, che come dice a fine spettacolo, lo rende orgoglioso di essere italiano. Nonostante tutto.
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