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LA CROCIATA ANTI AI DI NOAM CHOMSKY HA UN SENSO?

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Naom Chomsky ha predetto vari disastri della Società Occidentale: dalla speculazione finanziaria al progressivo sgretolamento delle democrazie da parte delle ricche élite che esercitano il potere economico, politico e mediatico nella globalizzazione contemporanea.

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Chomsky è un linguista, filosofo, teorico della comunicazione stimato a livello mondiale. Il suo saggio “Così va il mondo” pubblicato in Italia da Pickwick, è illuminante e profetico. Recentemente ha preso di mira l’Intelligenza artificiale, che secondo lui, corrisponde a una nuova arma di distrazione di massa. A questo proposito ha dichiarato:

“Smettiamola di chiamarla Intelligenza artificiale, è solo un software di plagio”.

Questo volta il nichilismo di Chomsky è apparso perlomeno affrettato e poco credibile. Prefigurare un futuro in cui L’AI causerà la perdita di 500 milioni di posti di lavoro in tutto l’Occidente è alquanto improbabile e persino pericoloso affermarlo. Chomsky dimentica un dato storico incontestabile: qualsiasi trasformazione della nostra civiltà ha causato cambiamenti nel lavoro, nelle nostre abitudini quotidiane e nei nostri stili di vita. Il passaggio dall’epoca agricola a quella industriale ha certamente causato modifiche sostanziali nel lavoro ma le macchine hanno facilitato il lavoro dell’uomo. I trattori e le trebbiatrici hanno sostituito gli aratri e hanno tolto il lavoro ai buoi e ai cavalli, non certo all’uomo che invece ne ha beneficiato. Anche il passaggio dall’epoca analogica a quella digitale ha causato perdite di posti di lavoro, ma contemporaneamente ha prodotto nuove professionalità, competenze e servizi, facilitando l’umanità in vari campi. Il progresso e l’innovazione tecnologica sono elementi della scienza e della ricerca, non semplici giocattoli di distrazione di massa. Oggi possiamo comunicare con qualsiasi cittadino a portata di un click. Utilizzare i robot per la ricerca spaziale, la ricerca medico-scientifica, in campo militare nell’utilizzo di sminamenti sul territorio e in mille altri settori produttivi. L’innovazione ci consente di utilizzare i navigator nei trasporti, senza fermarsi per consultare mappe cartacee non aggiornate, di accedere a qualsiasi informazione pubblica per studi e ricerche stando seduti comodamente a casa, di creare gratuitamente immensi archivi di database grazie alle infinite capacità di calcolo degli algoritmi, ben superiori alle nostre capacità cognitive. Di tutto questo Chomsky non scrive una riga. Il sospetto è che confonda il potere di controllo delle multinazionali digitali con la potenzialità della scienza artificiale che al momento, almeno, è alla portata di ogni singolo cittadino sul pianeta. Certo tutto è prodotto e ha un costo, ma al momento l’AI è gratuita quindi vale la pena di studiarla e utilizzarla bene come del resto ogni congegno di presente e di futura invenzione. Chomsky dimentica che queste invenzioni sono nate nei laboratori, negli studi di ricerca delle migliori università in tutto il mondo. Andrew Chi-Chih Yao che ha inventato i computer quantistici, è un informatico cinese di Shangay , accademico dell’Accademia cinese delle scienze. Ha vinto il premio Turing, il più prestigioso premio in informatica. Geoffrey Everest Hinton, padre dell’AI, è il co-inventore del deep-learning e ha rinunciato al suo ricco contratto con Google, in disaccordo con loro. Hiroyuki Itoh è il Ceo di Crypton Future Media, azienda che per prima ha inventato gli ologrammi. E’ stato tra i primi al mondo a produrre software vocali e musicali, docente e programmatore fin da giovanissimo.  David Hanson Junior è il più influente progettista di robotica, ha studiato alla Highland Park di Dallas, specializzandosi in matematica e scienze. Tutta questa gente, e potrei citarne altre decine, sono studiosi, ricercatori e docenti, non vampiri imprenditori che sfruttano i popoli. Disconoscere il loro talento è quantomeno azzardato, superficiale e sbagliato.

Chomsky prefigura la scomparsa del diritto d’autore come se nascesse ora con l’AI, dimenticandosi che quando nacque la fotografia i pittori espressionisti e i ritrattisti insorsero pensando che la fotografia rubasse a loro il lavoro salvo poi accorgersi che nel tempo la fotografia è divenuta una vera e propria forma d’arte. Chomsky dimentica che i fumettisti fecero la stessa opposizione nei confronti di Roy Lichtenstein che utilizzò l’arte del fumetto nella Pop Art nobilitandola, e che in seguito nacque la Graphic Novel che impreziosì il lavoro degli illustratori. Chomsky dimentica che Stockhausen inventò la musica elettronica grazie ai sintetizzatori e alle sue macchine e se non l’avesse fatto non sarebbero nati artisti come Brian Eno, i Kraftwerk, Sakamoto, Emerson Lake & Palmer, Vangelis, Laurie Anderson e Bjork. Chomsky dimentica che se non fossero state inventate le batterie elettroniche e i sampler non sarebbero nate l’Hip-Hop e la Techno, divenuti poi veri e propri generi musicali utilizzati nel mondo intero. Tutte queste innovazioni in campo artistico hanno causato  perdite di milioni di posti di lavoro o invece hanno valorizzato la produzione musicale e artistica dando lavoro a milioni di persone? Chomsky ha dimenticato troppe cose, persino che il “plagio” artificiale è tutto da dimostrare, dato che l’Ai genera immagini, suoni e contenuti solo grazie alle nostre indicazioni, riferimenti e richieste, pertanto siamo noi che addestriamo gli algoritmi, non viceversa. Dispiace quindi constatare che anche uno dei più grandi pensatori del Novecento, lanci crociate contro nemici invisibili, adeguandosi al negazionismo imperante nei confronti della scienza, dimenticando al contempo che non è mai il mezzo in sé da condannare, quanto l’uso corretto o improprio che se ne fa. E questo lo decidiamo anche noi, non solo le multinazionali statunitensi e asiatiche. Prefigurare un futuro nel quale l’umanità sarà sottoposta alla dittatura delle macchine non è scienza, ma pura fantascienza. La memoria di Chomsky ha bisogno di essere riavviata ma forse questa volta, non basterà un click, dice però il vero, quando afferma che bisogna smettere di chiamarla Intelligenza Artificiale, perché il termine artificiale induce a qualcosa di irreale e sospetto. Chiamiamola quindi: scienza generativa, quello che è realmente.

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