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martedì, Marzo 5, 2024

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SYML: la semplicità della musica che non si conosce ancora – Recensione dell’unico concerto italiano

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Per la prima volta in Italia, sul palco di Magnolia è salito un cantautore americano, SYML, che credo di poter definire tra i più grandi artisti contemporanei del Dark/Folk.
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Lui è Brian Fennell, già membro della band Barcelona. Il suo singolo “Where’s My Love” ha conquistato il cuore di tutti, ma al momento l’ha fatto molto bene solo fuori dall’Italia. Chissà perché non si è mai saputo nulla di lui, merito forse di un interesse mediatico speso troppo per la salumeria musicale nazionale? Forse l’industria musicale è troppo presa da Sanremo ed Eurovision? E’ incredibile ritrovarsi LIVE davanti a un artista così gigantesco, con sole 250/300 persone, sicuramente con un’anima immensamente devota a Brian, alla sua vocalità, al suo sound Folk/Countryintriso di spruzzate di Dark/Spirituals e una band di grandissimi musicisti al suo fianco. Ma state certi, nonostante il numero dei spettatori, gli abbiamo fatto sentire lo stesso tutto il nostro affetto, perché un concerto così intimo, così suonato e cantato alla perfezione con cinque polistrumentisti di bianco vestiti in grado di emozionarci e incantarci.

Con un nuovo album uscito il 3 Febbraio scorso “The Day My Father Died”, SYML ha toccato alte vette malinconiche, con chitarre acustiche come se piovesse il vero suono. La sua voce piena ed al contempo chiara ci ha fatto innamorare sotto il palco. Ha portato una carrellata dei suoi più grandi successi, tra cui anche i brani del suo “Sacred Spaces” registrato nella St. Mark Cathedral luogo mistico in grado di aumentare il reverbero naturale della sua voce e renderla celestiale, soprattutto nel finale di concerto con la sua “The War” cantata a cappella solo con un filo di pianoforte. Da Lacrime.

Syml, ed è una parola gallese che significa “semplice”, eppure non c’è niente di semplice in Brian Fennell o nel suo nuovo album con il soprannome di SYML, “The Day My Father Died”. Trovare il tessuto che ci unisce e intrecciarlo con sentimenti di abbandono, dolore, perdita e amore crea una tavolozza eccezionale per esporre l’ampiezza dei sentimenti in questo album. Adottato alla nascita da genitori americani, Fennell aveva 18 anni prima di conoscere la sua effettiva eredità. Ispirato dalla morte del padre adottivo di Fennell nel 2021, questo album, piuttosto che incentrarsi sulla perdita, si concentra su ciò che verrà dopo. Secondo Fennell, “Perdere mio padre è stato come rimanere senza aria. Lo sento ancora nelle mie viscere. Ma questo record non riguarda la sua perdita, riguarda ciò che accade dopo che lo abbiamo perso”.

Le note di apertura di “Howling”, con la band Lucius, stabiliscono un tono sia sacro che profano mentre Fennell canta: “Sono stato purificato quando hai preso la mia vergogna /… Ma rimarrò… insaziabile“. La musica, quasi funebre, gioca contro quei testi, evidenziando la rinascita attraverso il sesso. Trovare il tono per trasmettere quel messaggio con successo può essere un affare complicato, ma Fennell sembra gestirlo con facilità. La semplicità che solo i grandi artisti hanno nel DNA.

Gli ospiti compaiono in uno spot durante The Day My Father Died, un cambiamento rispetto al primo album solista di Fennell. Guy Garvey, dell’immensa band “Elbow”, compare in “Lost Myself”. Il pianoforte solenne stabilisce il tono mentre Fennell usa una voce in falsetto (attenzione un falsetto sonoro e in voce vibrata da pelle d’oca) che contrasta con quella di Garvey, stabilendo una dinamica straordinariamente evocativa. Un semplice testo sul sentirsi persi attraversa la traccia, ma mentre il duo canta le ultime righe, si verifica una svolta: “Brеaking through the clouds/ Sembra impossibile ora, oh/ Ma mi sono ritrovato/ Tornando a casa”, un brano che è un Capolavoro di Melodia e Leggerezza al Cuore.

I testi di Fennell tendono ad affrontare il tipo di verità che è facile trascurare. “The Day My Father Died” va avanti mentre svela i misteri della vita che esce dalla morte. Sebbene possa sembrare inimmaginabile, si diventa davvero vivi nella morte di un genitore. In quel momento, non ci sono più lo stesso tipo di scelte. Ora dipende tutto da te, nel bene e nel male, e in un momento come quello le persone iniziano a guardarti, anche se non vuoi che lo facciano. “Prenditi cura di tua sorella, tuo figlio e tua figlia/ Tua madre guarirà col tempo/ Nessuna autodistruzione riempirà il tuo cuore/ E il vuoto che si è lasciato dietro”. Una dedica profonda e melodicamente gioiosa dedicata a una parte importante che Brian trasmette totalmente nella sua musica.

La traccia più delicata di questo suo ultimo lavoro è sicuramente “Better Part of Me”, presenta Sara Watkins di Nickel Creek. Usando poco più di una chitarra acustica, Fennell e Watkins creano un senso d’amore rinnovato, fresco e pieno di promesse. L’incredibile senso di purezza che esiste in quella struttura aiuta a fornire il testo. Bello nella sua semplicità, espone la facilità con cui l’amore prende vita. C’è un simile senso di purezza nella musica di “You and I”, dove una chitarra acustica accompagna la canzone mentre Fennell, con l’aiuto di Charlotte Lawrence, realizza finalmente: “Baby, dopo tutto questo tempo/ Forse casa sei tu e Sono arrivato”.

Chiudendo l’album, “Corduroy” che si apre quasi come un inno cantato in chiesa, prima di uscire dal messaggio, “Spendilo in tempo di guerra, risparmia in pace / L’amore sarà tutto ciò di cui hai bisogno“.

L’idea che la vita scaturisca dalla morte conferisce a “The Day My Father Died” un potere che non sempre si vede nella musica. Andiamo a cercarla questa musica, perché un po’ mi dispiace di essere io a farvelo conoscere, ma un po’ sono contento, perché mi rendo conto che basterebbe davvero poco per sollevare degli artisti di questa portata in Italia senza assolutamente passare dentro al grande calderone delle mediocrità della stragrande maggioranza della musica italiana. 

Fennell lui la vede non tanto come una sfida, ma come un modo per esorcizzare quelle forze che lo tratterrebbero. Vede la speranza nei nuovi inizi attraversando il dolore e uscendo rinnovato dall’altra parte. 

Lunga vita artistica a Brian, grazie per le grandi emozioni che fai vivere già da anni a me e alle persone care che conosco alle quali ho donato i tuoi dischi, e ai tanti saccenti musicologi che conosco li invito a mettere da parte qualche loro ascolto per dedicarlo a lui. Vivrete qualche anno in più, vi assicuro.

Speriamo di poter donare in Italia ancora molti dei tuoi concerti.

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