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Chris Rock non è rock’n’roll

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C’era un tempo in cui gli uomini si sfidavano a duello per contendersi l’amore di una donna, che magari al duello assistiva compiacente. Altri tempi. Oggi si preferisce offendere una donna malata in mondovisione ridendoci sopra e offendersi se suo marito si incazza e ti tira una sberla.

La performance di Smith alla cerimonia degli Oscar è stata forse la sua prestazione migliore, dato che non è stata nemmeno scritta su un copione, anche se il popolo dei social con i soliti pregiudizi senza prove, afferma il contrario. Diciamola tutta. Un bel ceffone se fa riflettere la gente, non fa male a nessuno, neanche a quello che il ceffone l’ha preso sul serio come il cafone Chris Rock che probabilmente non ripeterebbe la sua battutaccia se il caso riguardasse sua moglie o la sua fidanzata.

Il fatto grave in realtà è la reazione dei tanti finti santarellini del web, quelli che magari mandano un vaffa a decine di persone al giorno e poi ululano: “No alla violenza”, ovviamente quella altrui, non la propria. Sulla stessa linea ci sono alcune donne che la buttano in rissa con gli uomini, sostenendo che una “donna sa difendersi da sola” senza l’aiuto di nessuno. Quindi? Smith avrebbe dovuto sganasciarsi dal ridere mentre un cafone in smoking mancava di rispetto a sua moglie in mondovisione? The show must go on? Neanche per sogno.

Lo show si interrompe per giusta causa e Smith lo ha fatto benissimo. Il fatto che poi si sia scusato dicendo: “ L’amore fa fare cose folli” lo premia ancor di più, ma qui di folle c’è solo l’obbligo di offendere ridendo chi difendersi non può, dato che il microfono ce l’ha un altro che è al centro del palco, mentre l’offeso/a sta seduto/a in platea senza possibilità di farsi sentire. Sono ancora più puerili quelli che affermano che una performance del genere ha rovinato una serata dedicata alla pace.
Ma quale pace?

Solo ventiquattr’ore prima il presidente degli Stati Uniti  parlava al mondo intero di bombe e di una possibile terza guerra mondiale come se fosse la scena di un film di Hollywood. Il problema è che si giudica un bel ceffone più grave di un’offesa, dimenticandosi del noto motto: “ferisce più la lingua che una spada”.

Il problema è che siamo così abituati ad assistere alla violenza verbale e alla mancanza di rispetto nei talk show televisivi che quasi ci piace. La giustifichiamo pensando faccia parte di uno spettacolo. Assistiamo alle risse televisive ogni santa ora del giorno e della sera, per chi ancora guarda la tv, leggiamo post infamanti ogni nano secondo sui social e poi ci scandalizziamo per un sano ceffone? Si perché ceffone era, non un pugno come scrivono in tanti. Cari perbenisti gentiluomini mi ricordate una frase di “Quelli che” di Enzo Jannacci: “Quelli che quando perde l’Inter il Milan dicono che in fondo è solo una partita di calcio e poi vanno a casa e picchiano i figli”.

Aggiungo anche che sono passati decenni in cui chi fa satira, ammesso che lo sia come nel caso di Chris Rock, si sente in diritto di offendere chiunque, anche una donna malata, perché la satira deve essere comunque intoccabile, più di ogni altra cosa. Vi ricordate il caso della copertina di Charlie Hebdò con il Maometto piangente il cui fumetto recita “Tutto è perdonato?” e ancora la loro vignetta sul terremoto in Italia intitolato “Terremoto all’Italiana” con gente sepolta da lasagne?  E la famosa copertina di Der Spiegel del 1977 che ritraeva una P38 su un piatto di spaghetti come ad affermare che gli italiani era un popolo di terroristi?

Ora a scanso di equivoci, chi scrive ha letto e collezionato tutti i testi, gli show e persino i dischi di Lenny Bruce, il comico che ha passato più ore nelle aule dei tribunali che su un palco. Uno che ha lottato una vita, morendoci pure, contro la cosiddetta “Repressione delle parole”. Ma Lenny non era mica un cafone come Chris Rock, che farebbe persino bene a cambiare il nome dato che con il rock’n’roll non c’entra un fico secco. Il punto è che qui si giudica una sberla più grave di un’ offesa.

Nel caso poi di Chris Rock l’offesa è persino doppia dato che in un contesto come quello degli Oscar è persino imbarazzante citare il film “Soldato Jane” interpretata dalla “pelata marine” Demi Moore, uno dei più brutti film americani di sempre, inspiegabilmente diretto da un irriconoscibile Ridley Scott. Solo per l’accostamento improprio il “comico” americano meritava una sberla, figuriamoci il dopo. Invece può ritenersi fortunato ad averne riceverne una sola.

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